01 feb 2009

Quantità e qualità dell’informazione

Leggevo il post di Gino e riflettevo su alcuni paradigmi. Non tanto quelli tecnologici (sinceramente le tendenze mi intrigano, ma se sia meglio scrivere su feisbuc, FF o sul proprio blog non lo considero importante). Mi interessa di più la “funzione” di noi digital writer di questo nuovo millennio. Non voglio tornare sulla questione blogger e giornalisti ma, piuttosto, sulle dinamiche che portano ognuno di noi a diventare un “citizen journalist” in erba.

Cosa rimane della circolazione liquida e ossessiva delle informazioni su web? Si può affermare che il valore di queste informazioni possa essere paragonabile a quello della tradizionale narrativa?

Ecco, su queste elucubrazioni vi sparo un pistolotto che avevo in bozza e che un articolo del prof. Longo su Mondodigitale mi ha permesso di completare. Che ne dite? Qualità o quantità?

Buona lettura

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Giornale on-line, oggi, significa produrre conversazioni non più articoli. Certo, alla base della conversazione c'è l'opinione del giornalista, ma si è introdotta finalmente la modalità di interazione. L'articolo può essere votato (rating) discusso (conversation) condiviso su altri media (share), ecc. Inoltre, attorno a un tema o a un opinione, si possono sviluppare conversazioni stimolate da altri contributi: quelli degli utenti.

Esistono già, nella logica evolutiva di questo paradigma, dei veri e propri giornali on-line scritti dagli utenti per gli utenti. Questo fenomeno, definito come “citizen journalism[1]è in continua crescita anche se là modalità principale di approvvigionamento delle informazioni prevede sostanzialmente una commistione fra il modello trasmissivo basato sulla predominanza di articoli scritti da giornalisti professionisti e una percentuale più bassa di contenuti scritti dagli utenti o prelevati dagli altri media sottoforma di aggregazione attorno a contesti precisi. Infatti più che di fonte alternativa, spesso si tratta di fonte parallela, mediata da riflessione alternativa. Il blogger, ad esempio, cita la stessa fonte ma la analizza in modo completamente diverso dal giornalista professionista, mettendo però sempre la notizia a disposizione del contraddittorio con gli altri utenti o abitanti della rete. Gli esempi, sullo stile di iReporter (www.ireport.com) della CNN, al di là dell’Atlantico si sprecano ma, per rimanere in Italia, è forse utile citare gli esempi di Netmonitor (netmonitor.blogautore.repubblica.it) di Repubblica.it, che rappresenta un idea di conversazione fra giornalisti professionisti e blogger attorno a temi di attualità, oppure di Wikinotizie (it.wikinews.org), che rappresenta una fonte di notizie generate dagli utenti a “contenuto aperto” e pubblicate su un wiki non molto dissimile dalla più conosciuta Wikipedia.

Va però precisato che tutto il mondo dell’informazione digitale potrebbe, per assurdo, implodere in un paradosso che è alla base stessa della elaborazione computistica: “Il calcolatore rende complessa - anziché semplificare la descrizione della realtà e questo suo effetto inatteso lo rende molto diverso dalla macchina matematica tradizionale, la cui stessa fondazione, cioè la costruzione dei numeri, si compie mediante un’astrazione semplificativa. In altre parole, il passaggio dagli eventi e dagli oggetti al numero avviene grazie a un sacrificio: alcune differenze (cioè informazioni), anzi quasi tutte le differenze, vengono soppresse e solo alcune vengono lasciate sopravvivere. La regola così cara agli insegnanti per cui si possono sommare solo elementi omogenei (anzi la nozione stessa di omogeneità) deriva dall’introduzione di una relazione di equivalenza basata sull'eliminazione irreversibile di certe differenze. Alla radice della matematica vi è dunque un degrado irrecuperabile di informazioni o di qualità: il numero è l’antitesi dell’informazione”. (tratto da Mondodigitale)

Infatti, la sensazione che la quantità prevalga sulla qualità è costantemente in agguato anche se vi è una consapevolezza abbastanza diffusa che il web e le informazioni che vi appaiono, dia solo impressione che tutto sia disponibile. In verità, il web mostra solo quel che vuol mostrare e spesso non mostra i contenuti migliori. Narrativa, romanzo, saggistica, editorialismo molto spesso non vi risiedono, per cui si può evincere che l’informazione digitale è quantitativamente cospicua ma non rappresenta la completezza.

Non ci sono, IMHO, oggi dei parametri per misurare l’effetto che tutte queste informazioni digitali potranno produrre nelle future generazioni. Non c’è un misuratore di impatto culturale che possa mettere a confronto informazione digitale e narrativa tradizionale. Di una cosa però sono ancora sicuro: Omero è arrivato fino a noi senza l’ausilio dell’informatica e del web.

 


[1] Il giornalismo partecipativo (detto anche giornalismo collaborativo o, in inglese, citizen journalism o open source journalism) è il termine con cui si indica la nuova forma di giornalismo che vede la partecipazione attiva dei lettori, grazie alla natura interattiva dei nuovi media e alla possibilità di collaborazione tra moltitudini offerta da internet.

3 commenti:

Alberto M ha detto...

Non penso che qualità e quantità siano necessariamente in opposizione. Chiaro, all'aumentare della quantità la qualità media potrebbe crollare, ma questo non vorrebbe dire la scomparsa delle 'eccellenze'.

Sul 'cosa rimanga' non so risponderti, però faccio notare come il web presenti comunque una sua 'traccia' e una sua 'memoria'.

Chiedi un paragone tra informazione su web e narrativa tradizionale... Non stanno su piani diversi? In 'cosa' sarebbero paragonabili?

Gigi Cogo ha detto...

Sul web c'è tanta informazione ma comincia ad esserci anche narrazione digitale (i blog spesso lo sono).

Avevo appena lett la Biblioteca di Babele di Borges :-)

Alberto M ha detto...

Sì ok, ma sono cose comunque diverse... Io personalmente farei dei paragoni tra 'informazione cartacea' e 'informazione su web', così come tra 'narrativa cartacea' e 'narrativa su web'.

In questo senso i paragoni avrebbero un qualche senso ^____^