12 feb 2009

La crisi del Word Write Web

Noi blogger siamo liquidi, curiosi e parecchio intrigati dalle nuove tendenze. Però abbiamo anche un fondamento “storico” basato su una dinamica che, per molti,  viene messa in discussione per colpa o per merito del lifestream.

Di questo avevo già elucubrato a suo tempo assieme ad alcuni amici su questo post e in particolare questa mia rivendicazione mi sembra ancora attuale:

Rivendicavo infatti (senza polemica, sia chiaro) la preferenza mia personale sul blog come strumento principe per tracciare le conversazioni. Il blog è mandatario e il trackback dovrebbe garantire (tecnicamente) di seguirne gli sviluppi complementari ai commenti che, IMHO, hanno la loro collocazione naturale in appendice al post di origine.
  blog it

In aiuto a questo mio ulteriore approfondimento è emerso in questi ultimi giorni, un atteggiamento strano ma interessante che si è sviluppato attorno a un tema preciso.

Due elementi forti si sono rimodellati attorno a questo tema:

  • La comunità professionale
  • Il media di supporto alle relazioni

Per contestualizzare meglio, quasi tutti gli operatori della comunità professionale dell’eLearning sono blogger della prima ora e hanno da sempre utilizzato il blog sia per la didattica che per altri scopi.
Molti di loro hanno ritenuto ormai assodato che il sistema migliore per sviluppare “temi” e su questi “conversazioni” fosse il trackback e quindi il blog.
Invece la discussione si è sviluppata su Facebook.
Nulla di strano è il media killer del momento ma, se riuscite a leggere i commenti attorno alla discussione, moltissimi blogger della comunità professionale continuano a invitare i protagonisti a tornare sul proprio “personal-blog” per approfondire la discussione.

Che sta succedendo?

Nulla di strano, le conversazioni sono liquide e si propagano dove trovano il canale è meno “drenante”. E sembra che Facebook lo sia. Almeno per alcuni.

Ma tornando al concetto di Word Write Web, era alquanto convincente e consolidato che un sistema di tracciamento delle conversazioni basato sul trackback, come Technorati (servizio a cui avevo dedicato un approfondimento) fosse bastante e sufficientemente disposto ad evolvere in seguito alle naturali evoluzioni della blogosfera.

Invece c’è un sintomo che nessuno può tacere. Technorati sta evidenziando che le conversazioni italiane sono in crisi. Basta guardare il sistema di ranking (il contatore di link in entrata per capirsi) che inesorabilmente sta calando per tutti i blog italiani.


Che succede? Siamo i peggiori? Siamo dei cazzari?
No, semplicemente siamo i più fanatici e intrigati dalle nuove tendenze e stiamo abbandonando il blog per rincorrere Facebook.

Una soluzione ci sarebbe e tecnicamente andrebbe studiata. Come IntensDebate riesce a legare le discussioni che avvengono fra FriendFeed e il proprio blog, analoga soluzione andrebbe studiata per Facebook.
Altrimenti, continueremo a disperdere le discussioni nei rivoli meno “drenanti” che non troveranno mai il fiume principale e resteranno degli affluenti morti!

7 commenti:

catepol ha detto...

@gigi voglio approfondire la cosa anche io. Dico e penso che i blog (almeno il mio, ma penso anche il tuo e quello di tanta altra gente come noi che ha piacere di scrivere e condividere contenuti come cazzeggio) non moriranno. Perchè ci sarà sempre gente che ne apprezzerà il valore e capirà che "Un blog è per sempre". (si mi autocito oramai sono a livelli di egocentrismo digitale insostenibili ;-) )

Cioè chi non scrive più sui blog e di conseguenza non linka e non trackbacca (mamma che orrore di neologismo) si è riversato su FF e Facebook. Ma ben venga che sia così...

mi spiego meglio: non avevano contenuti prima, non hanno contenuti anche ora. Però evviva il flusso, evviva la velocità, evviva il sistema dei like che permette al loro ego di titillare soddisfatto.

Non apro il discorso classifica (quella da cui io e te siamo stati epurati perchè davamo fastidio e quindi ci hanno messo in castigo).

Ecco fino a che l'ego di tutti si titillava così era una gara a chi linkava di più per essere linkato dai migliori secondo l'algoritmo. Non dai migliori in quanto belle persone e bei contenuti.

Ora...chi ha qualcosa da scrivere e da argomentare per il piacere di conversare con altri, continua a farlo.

Molte conversazioni però sono su FF o su FB.

Sinceramente, è bello che dalla conversazione "professionale" avviata su facebook in cui noi più o meno esperti di e-learning, formazione, apprendimento, tecnologie ecc. ci stiamo confrontando...è bello che si ripassi anche dai blog.

Certo è una fatica tenere lettura di tutti e tutto. Però sui blog i contenuti e i link restano. Su facebook tra 24 ore non sapremo più ritrovare il link della conversazione stessa, anche solo per rileggerla.

ok mi son dilungata,....ma ci ritorno

catepol ha detto...

la sintesi (così non leggete il comemnto precedente) è che per me il blog è il mio hub ;-)

Gigi Cogo ha detto...

Non ti sei dilungata, anzi hai espresso un concetto forte: "chi ha qualcosa da scrivere"!
Nielsen lo aveva già dato per paradigma inossidabile: 1-9-90!

Secondo me è solo il 9 che sta crescendo!

catepol ha detto...

"a scriver puttanate in 140 caratteri o poco più siam bravi tutti" (sempre autocitando me stessa)

mapik ha detto...

Aggiungerei all'ottima riflessione di Gigi e Cate anche una costatazione.

Come il caso della discussione sviluppata attorno alla questione L.O. dimostra, i vari interventi non prendono corpo all'interno di un luogo deputato a questo scopo, come un forum, anche all'interno di FB stesso. Ma nei posti più impensati, dove nasce la scintilla della discussione.

E' un pò la discussione che potrebbe nascere in un bar sorseggiando un caffè e che poi potrebbe raggiungere livelli anche elevati di qualità discorsiva.

Questo a mio parere perchè FB riesce a rendere più "fluidi" di altri sistemi l'interazione. Ogni cosa è tendenzialmente un possibile attacco per qualsiasi discussione.


Ovviamente ciò porta ad un problema reale, come accennava catepol, tutto l'insieme delle discussioni si vengono a perdere nel momento successivo a quando vengono scritte. Difficile reperirle e ricercarla a posteriori.
In un sistema come quello odierno dove riuscire a trovare l'informazione vale quanto l'informazione stessa.

Chiudo con una nota sull'affermazione di cate circa i 140 caratteri. Non sono convinto che i 140 caratteri siano una limitazione, tant'è che stesso si utilizzano più box per completare il concetto.

gibilix ha detto...

Sono contento di trovare altri che esprimono meglio di me queste preoccupazioni.

Ogni nuova tecnologia, ogni rivoluzione risolve problemi e ne apre altri. Quello della dispersione delle conversazioni sarà forse superato man mano che le piattaforme adotteranno sempre più formati standard e aperti e permetteranno una transmedialità completa. Una sorta di identità digitale a 360 gradi, gestibile con semplicità e che aggreghi tutte le interazioni. Friendfeed è già un passo in questa direzione, ma non basta. Dovrebbe essere una modalità indipendente da questo o quel sito o applicazione web.

Una sorta di protocollo aperto dei social network, il TCP/IP delle conversazioni.

Poi chissà... scopriremo altri problemi.

Comunque per ora mi aggrego: lunga vita ai blog!

Gigi Cogo ha detto...

@gibilix

molto bella la metafora del TCP/IP per le conversazioni.
Un protocollo social è davvero un abella idea per l'interoperabilità. Spero che prima o poi ne esca uno.
Open Social è un idea, ma c'è sempre Big G dietro......mannaggia alla neutralità.
Ciao