26 gen 2009

Uno scenario futuribile: I nativi digitali nuova classe dirigente

Young boy dressed as businessman with electronic gadgets - isolated on white

Oggi, alcuni sono ancora propensi a pensare che il modo di vivere "da nativo" sia una moda passeggera come tante. Ma non è solo una moda. Stiamo tutti vivendo un cambiamento che, prima o poi, produrrà i suoi frutti specialmente quando i nativi saranno nuova classe dirigente:

· Il primo frutto sarà un approccio diverso all'informazione. Negli ultimi anni abbiamo assistito, passivamente, allo sviluppo della cosiddetta società dell'informazione. Siamo stati spettatori di un cambiamento. Mentre prima le informazioni arrivavano lente, filtrate e in pochissime modalità (radio, tv, giornali, lettere) ora le informazioni arrivano veloci e in moltissime modalità, anche convergenti (Tv, radio, giornale, mail, web, sms, satellite, ecc.). I nativi-digitali creano l'informazione partecipando anche alla sua genesi. Ogni foto, ogni brano musicale, ogni gossip, ogni sentimento, ogni occasione/pulsione di relazione e di scambio entra subito nel grande mare magnum del web. Il partecipare diventa fondamentale per stabilire e consolidare le relazioni e grazie a questo le reti sociali che si creano vivono e partoriscono le informazioni dall'interno e le fanno circolare anche nelle reti vicine, amiche o gemelle. L'informazione è partecipata e non ha un sola prospettiva. Ma bensì le tante prospettive di tutti quelli che partecipano nel crearla.

· Il secondo frutto sarà l'apprendimento permanente. C'è un motto del mahatma Gandhi che ben si addice ai nativi digitali: "Vivi come se dovessi morire domani. Impara come se dovessi vivere per sempre". La curiosità, infatti, si associa alla velocità. In un futuro non molto lontano il concetto di "apprendimento continuo" si fonderà definitivamente con quello di "apprendimento permanente". Non ci saranno periodi morti. Ogni momento sarà buono per apprendere e per condividere. Attraverso la fusione di blog, wiki, social bookmarking e altri strumenti sociali, verrà garantito un addestramento tagliato su misura. Il trasferimento di conoscenza, bidirezionale, multilaterale e permanente decreterà i PLE (Personal Learning Environment) come fulcro della formazione aziendale. Questa progressiva descolarizzazione porterà alla nascita di nuove figure professionali che scalzeranno i "formatori" tradizionali. Saranno i nuovi facilitatori di trasferimento (Technology Steward o Community Manager) che aiuteranno alle aziende a far emergere il valore della conoscenza. Nuovi "knowledge manager" 2.0. Facilitatori di trasferimento ma anche allenatori della collaborazione. Chi terrà la conoscenza solo per se non sarà più utile al sistema. La cultura digitale verrà apparentata, finalmente, alle discipline umanistiche.

· Il terzo frutto sarà l'innovazione. Ecco che grazie a questo continuo scambio culturale e questo emergere di nuove forme di apprendimento permanente ci saranno persone sempre più preparate. Ci saranno sempre più "talenti". Le parole "esperto" o "smanettone" o "geek ", spariranno dal vocabolario perché la cultura digitale sarà patrimonio di tutti. L'innovazione potrà esprimere il suo valore perché compresa davvero da tutti. I conservatori che oggi pretendono il "livellamento verso il basso" non ci saranno più. Sparirà la paura del nuovo. L'innovazione entrerà nel ciclo produttivo e i nativi digitali saranno "classe dirigente". Questo aumenterà la competizione e si esprimerà solo il meglio.

· Il quarto frutto sarà la nascita di nuove forme di organizzazione. Grazie a questa innovazione di "sistema" si romperanno le rendite di posizione. Nulla sarà per sempre. La più grande resistenza generata dalla "paura del nuovo" non avrà più senso. I nativi-digitali domineranno le tecnologie e non avranno paura di esserne dominati. Questo scardinerà i processi basati su ruoli, competenze e ambiti. Tutti, beneficiando della conoscenza, potranno cambiare ruolo, ambito e assumere competenze nuove in breve tempo. Le nuove forme di aggregazione si baseranno su progetti e non su processi. Nulla sarà per SEMPRE. I progetti vincenti genereranno nuovi progetti. Le idee potranno circolare liberamente senza la paura di rompere meccanismi cristallizzati. I nuovi quadri dirigenti saranno più coraggiosi. Le nuove possibilità offerte da una cultura più ampia daranno più coraggio ai quadri dirigenti. I nuovi manager allargheranno gli orizzonti. I limiti non saranno più dati dalla scarsa visuale. Gli occhi sul mondo permetteranno di misurare le proprie capacità su palcoscenici più ampi. La riduzione del campo visivo dovuta all'appartenenza ad uno schema, a un ordinamento, verrà spazzata via dalla mobilità permanente. Un nativo digitale, una volta finito un progetto, guarda già ad un'altra sfida. Spesso completamente diversa dalla precedente.

"Ognuno prende i limiti del proprio campo visivo per i confini del mondo” (Arthur Schopenhauer)

3 commenti:

Prof. Daniele Pauletto ha detto...

alla faccia di chi pontifica contro la Qgeneration
"... the Quiet Generation, in the best sense of that term, quietly pursuing their idealism, at home and abroad.But Generation Q may be too quiet, too online, for its own good, and for the country’s own good."( Thomas Friedman )

la rivoluzione dei digital native è cominciata

Alberto M ha detto...

Non si tratta affatto di moda passeggera, ma di una realtà che prima o poi si farà strada con tutta la sua forza. Il problema è appunto il 'quando', considerato che abbiamo un gap tecnologico spaventoso, una popolazione poco avvezza alla tecnologia, diffidente, impreparata, e soprattutto governata da dinosauri.

Il problema sarà sotto gli occhi di tutti quando i nativi digitali degli altri Paesi detteranno le loro regole, e noi saremo costretti a correre cercando di inseguirli, col rischio di inciampare...

Gigi Cogo ha detto...

Bhe io l'ho tirata un po' sulla provocazione :-)
Certo bellissimo scenario, ma dobbiamo fare i conti con il "paese".
Non per tafaziarmi, anzi, sono sempre pieno di speranze, ma la vedo dura!