5 dic 2008

Mode: TESI ON! - Introduzione alla conoscenza

Oggi pomeriggio mi son dilettato sull'introduzione al capitolo 3 della tesi che dovrà svilupparsi sul tema della condivisione della conoscenza......bhe, fino a stasera ho scritto questo:

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Per gli antichi la conoscenza era soprattutto soggettiva. Legata al paradigma della certezza tangibile così ben espresso da Abbagnano nel suo Dizionario filosofico:


" In generale, col termine conoscenza si intende una tecnica per l’accertamento di un oggetto qualsiasi, o la disponibilità o il possesso di una tecnica siffatta. Per tecnica di accertamento va intesa una qualsiasi procedura che renda possibile la descrizione, il calcolo o la previsione controllabile di un oggetto; e per oggetto va intesa qualsiasi entità, fatto, cosa, realtà o proprietà, che possa essere sottoposta a tale procedura…Come procedura di accertamento, ogni operazione conoscitiva è diretta ad un oggetto e tende a instaurare con l’oggetto stesso un rapporto dal quale emerga una caratteristica effettiva di esso. Pertanto le interpretazioni della conoscenza che sono state date nel corso della storia della filosofia si possono considerare come interpretazione di questo rapporto e come tale ricondurre a due alternative fondamentali: 1) per la prima interpretazione, quel rapporto è una identità o simiglianza (intendendosi per simiglianza un’identità debole o parziale) e l’operazione conoscitiva è una operazione di identificazione con l’oggetto o di riproduzione di esso; 2) per la seconda alternativa, il rapporto conoscitivo è una presentazione dell’oggetto e l’operazione conoscitiva una procedura di trascendenza. Secondo questa dottrina, conoscere significa venire in presenza dell’oggetto, puntare su di esso o, col termine preferito dalla filosofia contemporanea, trascendere verso di esso. La conoscenza è allora l’operazione in virtù della quale l’oggetto stesso è presente: o presente per così dire in persona o presente in un segno che lo renda rintracciabile o descrivibile o prevedibile."



L'età moderna, però, ha messo in crisi questo paradigma introducendo la scopera cartesiana del "soggetto", come dimensione trascendente, interiore e riflessiva dell'IO. La conoscenza si è rafforzata quindi come "rappresentazione", possibilmente fedele, di quello che colgono i nostri sensi. Ma è diventata anche un prodotto delle nostre elaborazioni interiori, quelle effettuate dall’IO.

A complicare questi paradigmi è intervenuto anche l'assunto di uno dei più grandi studiosi della conoscenza personale (Michael Polanyi, 1891 – 1976) per il quale, la vera conoscenza non può essere esplicitata con delle regole perchè esiste una predominanza di conoscenza tacita che ogni uomo utilizza per il proprio apprendimento.



Riassumendo, dunqe, "La conoscenza esplicita è l'insieme di rappresentazioni e dati resi pubblici e codificati in qualche forma tangibile e trasmissibile: un manuale, una procedura o una risposta all'interno di un forum sono tutte forme di conoscenza esplicita, ovverasaperi sistematizzati e, per così dire, "solidificati".

La conoscenza implicita, al contrario, si basa sull'esperienza personale, su regole e procedure in parte opache, su intuizioni e giudizi soggettivi, su capacità non perfettamente esplicitate, su routine semiautomatiche. Il modo in cui sappiamo usare un artefatto, l'abilità nel rispondere in modo rapido e pertinente ai segnali provenienti dal nostro ambiente di lavoro, la capacità di interpretare un linguaggio o di stabilire un collegamento fra due fatti sono tutti esempi di conoscenza tacita, che comprende quindi il know-how personale, le competenze pratiche, le conoscenze e l'esperienza individuali, spesso difficili da trasmettere agli altri." (La nuova comunicazione interna, Artuso-Mason, Franco Angeli, 2008)



Ora, con questi presupposti possiamo analizzare il processo attraverso il quale ogni uomo acquisisce la sua conoscenza e lo possiamo definire come quel "processo cognitivo" che è scandito da una sequenza di singoli eventi concreti e tangibili. Attraverso questo preciso e ripetuto processo avviene la formazione di un qualsiasi contenuto di conoscenza.

Infatti, la mente elabora costantemente le informazioni provenienti dall’ambiente esterno e le organizza su basi spaziali, temporali e logiche. La conoscenza di ciò che ci circonda è quindi un bisogno, per crescere, sopravvivere, confrontarsi e apprendere, e tutto questo avviene per somma di eventi che costruiscono un insieme più articolato e che può essere definito "conoscenza individuale".

Va anche considerato che la formazione della conoscenza individuale procede attraverso molteplici percorsi culturali ed intellettuali fra loro interconnessi, determinati dalle particolari comunità sociali a cui si appartiene e dalle particolari esperienze cui si è sottoposti.



La "conoscenza collettiva" rappresenta, invece, la somma delle conoscenze individuali che si dispongono alla condivisione. Essa non è misurabile in nessun momento e in nessun spazio. E' il frutto di un insieme di scambi e di relazioni ed è mediata socialmente. Se accessibile a tutti in forma democratica, può diventare intelligenza collettiva. Lo sviluppo della conoscenza collettiva è favorito dalle reti, non necessariamente digitali. Infatti, anche nel mondo analogico, lo scambio e la relazione in ambiti più o meno grandi, rappresenta forme di conoscenza plurale ed è soggetto a continue mediazioni in ambito di condivisione. La condivisione (attraverso momenti, luoghi e occasioni) è indispensabile e rappresenta il momento "connettivo" della conoscenza.



Se a tutti questi concetti aggiungiamo gli strumenti (ad esempio le reti di calcolatori) otteniamo una disponibilità di conoscenza in ogni luogo e in ogni tempo. Questo nuovo insieme di esseri umani, computer, aziende, istituzioni, associazioni, università e scuole è in grado di progettare e capire cose che nessun singolo individuo, da solo, potrebbe fare.

La condivisione, infatti, trascende i singoli elementi che la compongono e diventa neutrale, persino democratica e sicuramente libera. Grazie a questa sua neutralità può incidere sull'etica, sulla politica, sulla religione e sull'economia. Infatti, la conoscenza diventa un bisogno fondamentale per gli individui e per le organizzazioni.



Il secolo che stiamo vivendo sta segnando un folle incremento della velocità con la quale le informazioni vengono scambiate. Persino le aziende hanno capito perfettamente che il flusso di informazioni è diventato uno dei principali fattori discriminanti. Infatti, per ottenere un vantaggio competitivo sempre maggiore, esse stanno assumendo la consapevolezza che il fattore tempo può essere determinante. E per vincere questa sfida devono recuperare il maggior numero di dati e informazioni nel minor tempo possibile.

Queste informazioni, una volta trasformate in conoscenza, consentono di ridurre l'incertezza nel processo decisionale, che è uno dei maggiori indicatori di inefficacia per le aziende moderne.

Tutto ciò è ormai inevitabile e sempre più spesso il successo o il fallimento di un'azienda, dipenderà dal modo con cui questa saprà raccogliere e gestire le informazioni. Alla base di ogni cambiamento strategico aziandale ci dovrà essere una precisa gestione e condivisione della conoscenza.



Purtroppo gli attori di queste dinamiche, già oggi, non sono solo i vertici delle aziende ma, sempre più spesso, gli operatori che dalla base aziendale (con grandissima abilità) riescono a far circolare le informazioni dentro e fuori l'azienda stessa.

C'è quindi un rovesciamento delle gerarchie anche nella circolazione delle idee. La capacità di muoversi in rete determina un nuovo digital divide culturale. Purtroppo, ancora moltissime persone ai massimi vertici delle aziende, non hanno compreso in pieno il valore di queste dinamiche e, soprattutto, i benefici.

3 commenti:

Salvatore Valerio ha detto...

ciao gigi

non solo della velocità
ma anche della quantità

uno dei problemi è il processamento delle informazioni
una grande quantità dei dati ricevuti
sono inutili
fanno solo rumore
distolgono l'attenzione dai dati importanti

"l'informazione risulta così INTOSSICATA"

quindi un'altro dei fattori è anche la qualità delle informazioni ricevute

informazioni buone VS informazioni cattive

"Purtroppo gli attori di queste dinamiche, già oggi, non sono solo i vertici delle aziende ma, sempre più spesso, gli operatori che dalla base aziendale (con grandissima abilità) riescono a far circolare le informazioni dentro e fuori l'azienda stessa."

le dinamiche dei flussi informativi

sono praticamente da sempre legati al potere
chi ha il potere governa i flussi informativi

chi riesce ad accumulare una certa quantità di conoscenza
riceve una certa quantià dei flussi informativi
poi alla fine controlla i flussi informativi. producendoli o veicolandoli.
alla fine diventa potere

non sono così ottimista sulla democratizzazione e rovesciamento delle gerarchie
dipendendo questo dalla circolazione delle informazioni e dalla conoscenza

a proposito...
informazione non è conoscenza
sono due cose differenti
nella tesi c'è un capitolo dove è spiegata la distinzione?

chi ha la conoscenza si fa dio
(il mito dell'albero della conoscenza del bene e del male)

un libro di argomento piuttosto filosofico "il tradimento dei chierici" di julien benda 1900 (filosofo francese)
dove dice chiaramente che quelli che hanno ricevuto da prometeo (e qui mi ha sempre affascinato il mito di prometeo e le tragedie che su questo mito sono state scritte)
la fiamma della conoscenza
rubata agli dei
i chierici (i sacerdoti della conoscenza) hanno negato agli altri il raggiungimento di questa conoscenza.

un altro fattore è che fare circolare informazioni comporta fatica

chi fa fatica di solito vuole capitalizzare questa fatica
(nisciuno fà niente pè niente)

quelli che stanno ai vertici sanno bene che, stanno dove stanno solo fino a quando non c'è un altro che ne sa più di loro

se c'è qualcuno che ne sà di più e non sta ai vertici.
ai vertici vuole andare!
a tutti piace comandare.

gigi
scusami se ho improvvisato
questi due o tre concetti
che in un flash mi hanno attraversato la mente.
come si dice "i pranzi improvvisati sono sempre i migliori"

anche mi accorgo ora che se mi dai retta dovresti leggerti altro materiale per la tua tesi

leggere affatica gli occhi

poi magari ti porterebbe lontano da una tua rapida destinazione

come diceva totò "quest'anno c'è stata una grande moria delle vacche, e ci hai la testa sul collo, e ti devi prendere una Laura"

spero di esserti stato di stimolo

Gigi Cogo ha detto...

Sei un GRANDISSIMO stimolatore.

Per risponderti alla domanda:
"nella tesi c'è un capitolo dove è spiegata la distinzione?"
Rispondo con un SI!
Anzi, visto che va di moda: ASSOLUTAMENTE SI!

Fabio Metitieri ha detto...

Ti consiglierei di aggiungere qualcosa sul concetto di conversazione come mezzo per la creazione di conoscenza, secondo Gordon Pask.

Ciao Fabio.
http://xoomer.alice.it/fabio.metitieri