01 dic 2008

Introduzione all’Enterprise 2.0

Ieri ho messo in bozza l’introduzione al capitolo sull’Enterprise 2.0. che pubblico oggi. Son sicuro che ci sono ancora errori ortografici……
La condivisione su questo blog mi è utile per ricevere qualche feedback, ricordando che la tesi che sto scrivendo è assolutamente disponibile in lettura a chiunque voglia perdere un po’ del suo prezioso tempo per darmi dei consigli.

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La stagione economica che stiamo vivendo risulta particolarmente idonea per facilitare l’ingresso del web 2.0 nel mondo delle aziende. Secondo una ricerca di Forrester, le dinamiche del Web 2.0 non saranno più viste come semplice sperimentazione ma, piuttosto, come uno strumento idoneo per risolvere problematiche a lungo termine legate alla gestione della conoscenza aziendale.

"The enterprise Web 2.0 market, which includes the deployment of tools like blogs, wikis, and social networking within the enterprise, was a growing force in enterprise software in 2007. While the market is still quite immature, it will continue to gain importance in 2008 as an increasing number of firms look to enterprise Web 2.0 tools to solve long-standing information worker problems. As a result, Forrester expects to see strong demand growth for tools like enterprise RSS and social networking, an increased role for IT departments in technology acquisition, and steadily growing revenue from current deployments. The market will remain volatile, but Forrester expects midtier software vendors, consultancies and systems integrators, and Microsoft to reap the biggest rewards in the coming year". (Top Enterprise Web 2.0 Predictions For 2008, G. Oliver Young, 2008, Forrester Research, Inc.)

La visione di molti operatori industriali del settore ICT è molto precisa e lungimirante su questo punto. Infatti, la necessità di rimodulare i processi produttivi e stimolare una maggior efficienza interna, rende quasi obbligata l'adozione delle logiche e degli strumenti web 2.0 che la sostengono.

Ma soprattutto è finalmente maturata la consapevolezza e la fiducia in molti manager ICT, e non solo. Insomma, è arrivato il tempo di conversare con i mercati e con i consumatori/utenti.

La prudenza però è d'obbligo perchè gli strumenti del web 2.0, che hanno già cambiato gli stili di vita e il modo di comunicare nella vita privata, devono essere adottati a sostegno dei processi di business aziendali con granu salis e con obiettivi ben precisi. Sarebbe sbagliato e improduttivo adottare il web 2.0 in azienda per moda o per adeguamento generazionale. Piuttosto vanno ricercati i fabbisogni reali che potrebbero beneficiare, con minor latenza, dall'adozione di queste dinamiche innovative. Primi fra tutti il knowledge management e il project management.

Lo scenario filosofico

Il web 2.0 è, in estrema sintesi, un attitudine all'uso partecipativo della tecnologia con particolare predisposizione alla condivisione e con il presupposto fondamentale che la piataforma di appoggio sia identificabile nella rete e più precisamente nel web.

Se il web 2.0 ha rappresentato la logica evoluzione del web e stimolato nuovi modelli di business, l'Enterprise 2.0 è un cambiamento molto più radicale, perchè mette in discussione il modello di impresa così come lo abbiamo immaginato sino ad ora.

Non è una rivoluzione epocale, ma è una filosofia che, grazie allo sviluppo travolgente del web e all'adozione di stili di vita derivati e conseguenti a questa evoluzione della rete, sta già portando dentro le aziende una spinta innovativa che produrrà l'emersione di nuovi modelli organizzativi e gestionali fondati sul coinvolgimento diffuso. L'Enterprise 2.0 è il modo di interpretare questo fenomeno/filosofia, in modo sicuramente governato e garantito dalla massima sicurezza possibile.

I protagonisti

Le diverse generazioni che si confrontano nel mondo analogico (nella vita di tutti i giorni) hanno un diverso approccio alla vita digitale in rete. I nativi digitali rappresentano oggi non solo il target di riferimento per i consumi ma, soprattutto, rappresentano l'applicazione e l'evoluzione degli stili di vita associati alla cività digitale. Mutano continuamente, intravedono sempre nuovi orizzonti, stimolano nuovi approcci a processi che pensavamo del tutto consolidati e forse cristallizzati.

Questi nativi stanno entrando nelle aziende, come prima generazione nata dopo il web e incontrano le generazioni precedenti, quelle "immigrate digitalmente" con le quali si devono confrontare e spesso scontrare.

Sono quindi diverse generazioni a confronto dentro l'azienda che si devono relazionare nel panorama dell'Enterprise 2.0. E questo è forse il paradosso con cui confrontarsi. I giovani nativi digitali portano la "user-experience" in azienda. Gli immigrati digitali possono subirla o scegliere di adeguarsi. Non credo possano ostacolarla.

Il paradosso arriva al punto che, per la prima volta, sono i giovani ad insegnare agli anziani e l'esperienza viene scambiata dal basso verso l'alto. Dalle generazioni più giovani verso quelle meno giovani.

Ma perchè le generazioni collidono? "four generations currently in the workforce, about understanding the reasons for generational conflict in workplaces, and how to get past those conflicts" (When Generations Collide: Who They Are, Why They Clash, How to Solve the Generational Puzzle at Work, Lancaster, Lynne C. and David Stillman, New York: HarperBusiness, 2002)

Forse perchè le precedenti scontano l'incapacità, o forse la mancata volontà, di condividere. Perchè il concetto di esclusività ha sempre rappresentato un sinonimo di "potere", di "rendita di posizione". Ma oggi non più. L'azienda che si nasconde non può avere successo nel mercato globale. L'azienda che si apre e dialoga con i propri utenti, e non più solo consumatori, può invece raggiungere nuovi mercati sinora nemmeno immaginabili.

ibm_generation

Gli strumenti

Ovviamente il web 2.0 porta in dote una serie di strumenti killer che possono rappresentare un opportunità anche per le aziende. Sono quegli strumenti che hanno dimostrato una grande capacità di persuasione e un incredibile adattamento alle necessità di partecipazione e condivisione sulla rete.

La piattaforma è dunque la rete stessa. Potrebbe essere internet ma molto spesso è la intranet aziendale che, grazie a questi strumenti innovativi, prende decisamente una nuova dimensione e una rinnovata importanza in azienda.

Ma potrebbe essere un ibrido di entrambe e, la logica di scambio di contenuti e conversazioni da dentro a fuori e da fuori a dentro l'azienda, rappresenta il primo passo verso il concetto di "business mashup".

L'enterprise Wiki

E' la risposta più visibile ai complicatissimi sistemi di "workflow document management". Negli Stati Uniti le piattaforme di wiki vengono utilizzate per le attività di "project management" ma anche per la condivisione delle "knowledge base" aziendali. La loro diffusione su internet, e la grande duttilità intrinseca, permette di sfruttarne le potenzialità anche come sistemi di conversazione e CRM aziendali. La lungimiranza di Gartner group, basata su precise analisi economiche, prevede che il 50% delle grandi aziende adotteranno sistemi di enterprise wiki entro il 2009.

Rimanendo nell'ambito di casa nostra, un esempio concreto può essere rappresentato da Vodafone Italia che con il suo wiki si è aperta anche fuori dal perimetro aziendale per creare e stimolare un mercato conversazionale con i suoi utenti. L'esempio di http://lab.vodafone.it/ permette infatti di percepire le potenzialità di strumenti aperti al dialogo come il wiki, il forum e, ovviamente il corporate blog.

Il Corporate Blog

Rappresenta una risorsa importante per le aziende che desiderano progettare una strategia di comunicazione aziendale basata sulle nuove tecnologie e sulle nuove dinamiche conversazionali.

Il corporate blog, o blog aziendale, è strategico e innovativo come strumento e come modello di marketing. Diversamente dal sito aziendale, che continua a svolgere il suo ruolo comunicativo tradizionale, permette uno scambio bidirezionale dove il produttore di beni o servizi, stabilisce un momento di incontro, di riflessione, di scambio, di dialogo/confronto con i propri consumatori/utenti.

Può essere concepito con regole più stringenti rispetto ai blog tradizionali se gli autori dei post sono esclusivamente i dipendenti dell'azienda. Ma può aprirsi al contributo esterno, se la lungimiranza del management aziendale è tale da considerare gli USER GENERATED CONTENT elemento virale e aggregativo per favorire lo sviluppo di comunità, attorno al prodotto e/o al brand.

Questo presuppone una capacità non indifferente e una certa apertura mentale capaci di favorire un flusso creativo da fuori l'azienda verso dentro l'azienda. Dinamica inaccettabile fino a qualche anno fa.

Anche in questo caso un esempio italiano può essere d'aiuto. E una delle nostre industrie di secolare tradizione come la Fiat, sembra averlo capito benissimo: http://www.quellichebravo.it/

Vale la pena soffermarsi proprio sulla policy del corporate blog di Fiat che, pur restringendo le dinamiche libere e informali del web, tende a esplicitare i concetti di condivisione e buona educazione con alcune semplici regole comportamentali:

1) In questo Blog vogliamo raccontarvi tutto quello che ci sarà possibile raccontare sulla nuova Bravo.

2) I commenti sono benvenuti, ma sono moderati. Non verranno pubblicati commenti contenenti linguaggio inappropriato, contenuti illegali o semplicemente non pertinenti con l’argomento del post.

3) Molti materiali saranno condivisi con voi, li metteremo su YouTube e su Flickr. Se citate o riprendete alcuni nostri post, per cortesia citate la fonte.

Corporate social networking

Il corporate social networking, o business social networking, può essere un ottima filosofia per stimolare la fiducia e il senso di appartenenza fra le persone dell'azienda. Inoltre, il valore del brand può essere esaltato dalla fiducia dei clienti, dei partner o dei collaboratori. La relazione, anche sociale, con il cliente o il partner favorisce quindi un immagine positiva dell’azienda. L'azienda che non dialoga non ha un immagine positiva, ed oggi questa immagine è sempre più influenzata dall’immagine che l’azienda ha sul web. Come vale la reputazione online per il singolo individuo, altrettanto diventa valore per una azienda la sua reputazione in rete.

Il business social networking permette di interagire con persone e gruppi che, volontariamente, scelgono di stabilire delle relazioni con l'azienda o con le persone dell'azienda. Spesso sono interessate a ricevere informazioni e, molto spesso, desiderano dialogare e confrontarsi.

Uno dei vantaggi dei social network aziendali (intranet o internet) è che la comunicazione avviene su relazioni qualificate. Infatti il concetto di profilo è basilare e permette di percepire i fabbisogni degli interlocutori in base alle componenti del profilo, alle relazioni che stabiliscono gli utenti e alle domande/proposte che puntualmente pongono manifestando precise intenzioni e istanze.

Il principio fondamentale su cui si basa il social networking aziendale in internet è, ovviamente, il business. Le aziende che hanno buone relazioni con i loro clienti sono facilitate a fare business. Il principio fondamentale su cui si basa il social networking aziendale in intranet è il benessere organizzativo. Le aziende che sanno ascoltare, e mettere a proprio agio i dipendenti, li fanno sentire importanti, traendo dai loro comportamenti virtuosi il massimo del valore possibile.

Business mashup

Con i business mashup sembra affermarsi una nuova forma virale e assolutamente gratuita di contenuti promozionali che possono essere liberamente distribuiti in rete interna e su internet. Essi permettono, inoltre, agli utenti aziendali di costruire USER GENERATED APPLICATION e ai consumatori internet di utilizzare facilmente widget, feed RSS, componenti Flash e altri tipi di dati generati, e certificati, dagli applicativi aziendali attraverso l'esposizione di servizi SOA o della loro sintesi. Unico requisito la user-experience sul web.

Secondo Forrester l’utilizzo in azienda dei mashup, nel 2013 arriverà a rappresentare un mercato da 700 milioni di dollari "Mashups — custom applications that combine multiple, disparate data sources into something new and unique — are coming to the enterprise. Forrester projects that the enterprise mashup market will reach nearly $700 million by 2013; while this means that there is plenty of money to be made selling mashup platforms, it will affect nearly every software vendor. Mashup platforms are in the pole position and ready to grab the lion's share of the market — and an entire ecosystem of mashup technology and data providers is emerging to complement those platforms. Those vendor strategists that move quickly, plan a mashup strategy, and build a partner ecosystem will come out on top." (The Mashup opportunity, G. Oliver Young, 2008, Forrester Research, Inc.)

continua…………

5 commenti:

Fabio Metitieri ha detto...

OMG...!!!

Questo distillato ideologico di luoghi comuni sul Web 2.0 mi fa vomitare...
;-)

Comunque, giusto per darti i miei 2 cent:

- se parli di conversazione devi citare il Cluetrain manifesto, e se citi quello devi commentare anche Gonzo marketing

- se parli di impresa 2.0 devi studiarti Wikinomics di Tapscott e Williams, e partire da li' piuttosto che da Forrester Gump (gli analisti si mettono sempre dopo, a cote' del discorso)

- Avanade ha fatto da poco una ricerca internazionale sull'uso degli strumenti sociali (in senso ampio) nelle aziende. Ne ho riassunto i risultati in un'articolo su Espansione di venerdi' scorso (che trovi in bilioteca, direi, o se vuoi te lo spedisco), ma se li contatti (intendo Avanade) forse ti danno alcuni stralci del loro report (non credo tutto).

Appassionante leggere questo tuo lavoro, comunque. Aspetto con ansia la prossima puntata, perche' sono proprio curioso di vedere quanto sei veramente senza alcun ritegno nel glorificare il Web 2.0 in modo cosi' acritico ed esagerato. E' come leggere un giallo, a parte il fatto che si sa gia' che il criminale sei tu...


Ciao, Fabio.
http://xoomer.alice.it/fabio.metitieri

Gigi Cogo ha detto...

@fabio, LOL

siamo solo all'inizio.
Mentre tu leggi, io scrivo e taglio.
Certo, certo il Cluetrain ci sarà, è già inserito nella webgrafia o bibliografia web che si dica.

Wikinomiks ce l'ho qui sulla scrivania, edizione tascabile 8,99 sterline.

Si, sono l'assassino, ma vedrai che ci sarà anche l'omicidio. Nel senso che in diversi capitoli, dopo la celebrazione ci sarà anche la critica.
Ho tempo fino a Febbraio per buttare giù 10 capitali, e queste sono solo le introduzioni.

Comunque ti ringrazio davvero, fa piacere che, oltre al relatore e a mia moglie ci sino un paio di lettori critici. Gli altri sono lurker, anche se poi li trovo linkati su Technorati :-)

a proposito, sto leggendo anche The Big Switch di Nicolas Carr. L'hai letto?

Keep in touch!

Fabio Metitieri ha detto...

Definirmi lettore critico e' poco...

Comunque, non so se ti ricordi quella cassetta per diventare leghisti, molti anni fa (forse l'aveva distribuita il Manifesto?) con una voce simil-bossi che ripeteva: federalista, buono... statalista, cattivo... Te ne faccio una se vuoi, con Web 2.0... non esiste... comunitarismo, buono... sfruttamento degli Ugc, cattivo... Te la ascolti tutte le sere e poi forse scrivi qualcosa di piu' equilibrato.

No, Carr non mi interessa (a parte il suo articolo su Google e qualche altro pezzo di critica a Internet), rispetto alle cose che sto facendo io in questo periodo.


Ciao, Fabio.
http://xoomer.alice.it/fabio.metitieri

Romeo Pruno ha detto...

Leggere post che riguardano l'Enterprise 2.0 fa sempre piacere, per di più se chi li scrive lo fa in modo tale da cercare di trasmettere il proprio *entusiasmo*. Ovviamente questo è uno dei tanti argomenti sempre più *social* in cui è impossibile essere esaustivi in quanto di vitale importanza è proprio il condividere il proprio pensiero attraverso una esperienza soggettiva.
Non esiste quindi, ad oggi, alcun metodo scientifico per misurare la potenzialità di una infrastruttura organizzativa basata su questo paradigma.
A mio avviso, per ora l'importante è che attraverso il ragionamento, si arrivi a poter quanto meno stimare quanto il costo del prodotto finale di una organizzazione sia ragionevolmente imputabile a politiche di ri-organizzazione di processi aziendali che fanno uso di techniche di lavoro partecipative che portino ad una più ampia produttività individuale.

Fabio Metitieri ha detto...

Mi dicono ora che Espansione e' anche on line:

http://www.ilgiornale.it/espansione_pdf.pic1

Il mio pezzo e' a pp. 65-68.


Ciao, Fabio.
http://xoomer.alice.it/fabio.metitieri