29 nov 2008

Tesi mode on - introduzione alle comunità virtuali

Giornate di tesi.
Chi mi segue più da vicino sa che sto elucubrando, e stendendo, la tesi che discuterò a Febbraio 2009.
Il titolo è "La conoscenza condivisa e i nuovi paradigmi della comunicazione 2.0"

Stamani ho buttato giù, a raffica, l'introduzione al capitolo sulle "comunità virtuali".
Da fanatico della condivisione lo schiaffo anche qui, magari qualcuno potrà darmi dei suggerimenti:

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Nella prima fase di sviluppo del web (anni '90) la trasparenza delle identità appartenenti ai soggetti che lo praticavano, e lo governavano, non era un elemento fondamentale. Gli unici soggetti che si qualificavano apertamente sul web erano gli autori di contenuti e i gestori dei sistemi/servizi.

Le dinamiche di tipo "verticale" che sovraintendevano al suo sviluppo non avevano sempre bisogno di qualificare i protagonisti. Il webmaster, ad esempio, era considerato una specie di entità divina che poteva disporre a piacimento di tutte le tecnologie atte a popolare il World Wide Web con i contenuti e i servizi che meglio reputava e, comunque, adatti per un pubblico generalista che non partecipava in alcun modo alla gestione del palinsesto.

L'utente fruitore era assolutamente un anonimo spettatore inerte e passivo. I tempi erano dettati dal webmaster (e dai suoi collaboratori) che, senza nessuna interazione, decideva gli scenari. Tempi, contenuti, modalità e presentazione degli stessi non erano messi in discussione. E non potevano essere messi in discussione.

Era ovviamente il periodo del pionerismo che diede vita a diverse visioni e movimenti di pensiero sullo sviluppo del web. Le visioni più conservatrici cercavano di apparentare il web ai media tradizionali come la televisione. Il modello aziendalista, sfociato poi nella New Economy (1998-2002), ne vedeva una naturale evoluzione verso l'eCommerce. Altri modelli più vicini all'ambito scientifico e culturale lo vedevano più adatto ad accompagnare studi, ricerche e sistemi bibliotecari digitali (Wikipedia). Ma i veri modelli evolutivi del web stentavano ad autoprodursi perchè tecnicamente non era ancora in grado di dimostrare la sua intelligenza e culturalmente veniva visto come un media "verticale" composto da pochissime emittenti e una moltitudine di riceventi passive.

Il gap culturale, rappresentato dalla scarsa alfabetizzazione informatica degli utenti non aiutava, inoltre, la sua espansione. I media tradizionali e gli apparati a supporto degli stessi, erano ancora più facili da gestire e, al massimo, richiedevano la lettura di un manualetto e la capacità di schiacciare dei tasti. Il web presupponeva destrezza informatica, capacità relazionali, conoscenza della lingua inglese, aggiornamento continuo delle proprie capacità espressive (scrittura e disegno) e tanto tempo da dedicare alla ricerca di fonti per poterle relazionare. Il link ipertestuale, infatti, non si autogenerava e non si manteneva da solo, ma era la conseguenza di una continua ricerca, da parte del webmaster, che lo usava come propria autoreferenza/capacità. Tanti link tanto onore e tanta reputazione. E, forse, tanti utenti.

Insomma, pochissimi sapevano scrivere sul web e pochi sapevano interagire con esso. La maggioranza degli utenti LEGGEVA il web passivamente come fosse una sorta di giornale digitale con pochi inserti multimediali ma con una grande capacità di far percepire agli utenti una dimensione globale e pressochè infinita dei suoi potenziali spazi e una potenzialità immensa della sua crescita futura e inarrestabile.

Oggi, quando si parla di evoluzione intrinseca del web di solito si parla di web 2.0, associando a questo numero una generazione completamente nuova di modelli, servizi e approcci. Forse esagerando e mistificando quella che, invece, era una logica evoluzione che non ha mai mostrato una vera discontinuità fra il modello 1.0 e il modello 2.0.. Insomma i due modelli sono ancora tutti e due sul web e cercano di contaminarsi a vicenda. Il primo per affermare la validità dei contenuti, il secondo per dimostrare che gli stessi assumono maggior valore con la partecipazione.

Il modello 2.0 è quindi la forma evoluta e quindi allargata, di un bisogno primario del web, quello di ergersi a strumento di partecipazione e non solo di comunicazione. Gli strumenti partecipativi sincroni e asincroni (posta elettronica, bacheche, forum e messaggerie istantanee) una volta separati, sono diventati parte integrante del web. E così, la convergenza su un unico sistema di interazione ha permesso di dare un impulso interattivo a tutte le componenti del web pioneristico. In pratica gli elementi di interazione sociale, associati ai vari servizi applicativi on-line, sono diventati nella fase più recente della sua evoluzione parte fondamentale della progettazione di ogni nuovo servizio.

Progetti web tecnologicamente semplici ma con una enorme dimensione relazionale hanno avuto più successo di altri tecnologicamente all'avanguardia ma con scarsa capacità di coinvolgimento delle persone.

L'aspetto sociale, quindi, è diventato la chiave di successo del web di generazione evoluta e la capacità di aggregare le persone attorno a soluzioni vincenti è l'obiettivo di tutte le organizzazioni che vogliono sfruttare questo momento di espansione per fare business o per risquotere consenso.

Le reti sociali diventano quindi la nuova forma partecipata, più naturale e più adatta a questo nuovo scenario del World Wide Web. La rete diventa un luogo da ABITARE, non da CONSUMARE. E il concetto di "wide" può essere applicato non solo al concetto di spazio e di tempo ma anche a quello di comunità di utenti che, con la forma "abitata" diventa davvero il "villaggio globale" che tutti auspicavano e intravedevano sin dagli albori.

.............continua........

9 commenti:

beppe ha detto...

Ricostruzione realistica. Farei un accenno anche su una generazione che rischia di essere impreparata all'uso dello strumento "social". Per es quelli malati/non paganti al ristorante e beccati su facebook, divorzi via secondlife.
Ciao

Gigi Cogo ha detto...

grazie @beppe,

sicuramente nella parte espositiva porterò anche questa casistica che non è secondaria.
Ciao

catepol ha detto...

grande gigi..
dunque in bibliografia metterei Wenger (http://www.ewenger.com/) e tutte le cose che ha prodotto da anni sulle comunità online e le community of practice (su internet trovi molto, ma vedo di passarti con calma anche un po' di titoli, direttamente).
So già che la tua tesi mi appassionerà
:-)
ovvio..offro la mia consulenza gratuitamente riguardo tutto ciò che so del 2.0 e della socialità in rete a vari livelli

Gigi Cogo ha detto...

@catepol, grazie.

Questo è solo uno dei capitoli. La struttura intera è questa:

Macrostruttura - indice provvisorio



1) Introduzione



2) Il bisogno di condividere la conoscenza



3) La gestione dell'intelligenza collettiva sul web (diversita' linguistiche e culturali)



4) L'evoluzione naturale del web verso un approccio costruttivista



5) La reazione delle organizzazioni complesse allo sviluppo del web



6) I nuovi paradigmi della comunicazione ai tempi del web 2.0



7) La crescita delle comunità virtuali



8) Come gli stili di vita possono condizionare i processi organizzativi



9) I limiti della comunicazione virtuale (web reputation, certificazione, autorevolezza) (capitolo critico)



10) Le dinamiche del web 2.0 a supporto dei servizi di eGovernment

(dematerializzazione, orchestrazione e semplificazione dei processi)



11) L' Enterprise 2.0



12) Conclusioni



BIBLIOGRAFIA

catepol ha detto...

miiiii che strutturona

Fabio Metitieri ha detto...

Alcuni appunti:

1 - Non puoi scrivere una tesi centrata sul Web 2.0 senza raccontare la genesi del termine e senza ricordare i motivi per cui e' stato coniato.

2 - Raccontare gli anni '90 solo in termini di Web (che tra l'altro si e' diffuso dal '94 in poi, e prima non c'era) e di un Web difficile da usare, e' scorretto.

Innanzitutto, il Web, per gli utenti di allora, non era cosi' difficile da scrivere e non era di solo dominio dei webmaster. Anzi, in genere un tempo c'era il webmaster, che era quello che teneva in piedi il server, e i creatori di contenuti, che erano altre figure. Chi usava Internet diciamo prima del '97 non aveva alcuna dififcolta' a scrivere un po' di Html, ma erano gia' disponibili editor facilissimi da usare (anche gratuiti) o sistemi (tipicamente Tripod, uno dei primi) con cui creare una pagina Web senza saper legger ne' scrivere.

Oltre a questo, da ancora prima del Web sono esistite diverse comunita' dove gli utenti creavano contenuti con estrema facilita'. Su questo, ti sconsiglio Wenger e colleghi (che hanno analizzato le comunita' solo da un certo periodo in poi e con un'ottica solo finalizzata alle loro tesi); piuttosto, cercati il mio libro (ultima versione, del 2003) in qualche biblioteca, che e' una rassegna molto piu' completa (trovi il riferimento sulle mie pagine).

3) Anche se qualcuno ha fatto ampi ragionamenti sul parallelo biblioteca/Internet/Wikipedia, paragonare Wikipedia a un sistema bibliotecario digitale e' palesemente errato. Soprattutto considerando il contesto in cui fai questo discorso, ovvero parlando di tendenze negli anni '90, mentre Wikipedia e' stata lanciata nel 2001, in una "epoca" ben diversa.

4) Non fare anche tu, pls, il solito errore, da ideologo del Soviet 2.0, di dire che oggi la maggior parte degli utenti producono contenuti. Palle. Oggi la maggior parte degli utenti leggono. Anzi, mi piacerebbe vedere dati in merito, ma secondo me nei primi anni di diffusione della Rete (in Italia direi tra il '93 e il '96) la percentuale di utenti che pubblicavano qualcosa on line era superiore a quella di adesso (diciamo nel periodo 2004-2007).

Ciao, Fabio.
http://xoomer.alice.it/fabio.metitieri

Fabio Metitieri ha detto...

Anzi, sul punto 4, mi sovviene, c'e' una ricerca di Oclc del 2007, fatta tra gli utenti di biblioteche (quindi un pubblico di fascia alta) sulla propensione a usare sistemi sociali on line e a pubblicare. Le percentuali sono basse: tra il 6 e il 7%, anche solo come disponibilita' a guardare quanto creato da altri utenti.

Ciao, Fabio.
http://xoomer.alice.it/fabio.metitieri

Gigi Cogo ha detto...

@Fabio

grazie degli spunti.
Una precisazione, questo è uno dei 10 capitoli.
Non mancherò di sottoporre anche gli altri al pubblico lubidrio :-)
Nel senso che diverse delle tue annotazioni sono già in genesi su altre sezioni della tesi.

Ultima cosa, ero un Sysop nei primi anni '90, quindi capisco benissimo cosa intendi e non mancherò di illustrare questa storia recente e il fatto che le aggregazioni digitali, fossero già vive dai tempi di Fidonet.

Ciao

Fabio Metitieri ha detto...

L'esempio dei Bbs mi pare poco calzante, se non altro perche' il loro scopo principale era l'interazione, non la creazione, la pubblicazione e l'archiviazione di informazione, e poi perche' la maggior parte dei loro archivi sono andati persi.

Il riferimento d'obbligo, secondo me, sono le mailing list e i newsgroup, che in diversi casi - soprattutto per le ML - hanno raccolto vere e proprie pubblicazioni di intere comunita' scientifiche, tuttora disponibili on line.

Sul versante accademico, poi, ci sarebbe da raccontare tutta la storia dei pre-print (nati gia' nel 1991).

E, se parliamo di "manualistica" per Internet, non dimenticare che quando i motori di ricerca non esistevano, diversi ricercatori pubblicavano in Ftp voluminose directory o veri e propri testi di riferimento.

Per cui, senza volerti "ludibrare", stiamo attenti a dire che prima del cosiddetto Web 2.0 gli utenti non pubblicavano on line e leggevano soltanto. O che pubblicare on line era troppo difficile e possibile solo a pochi webmaster.

La verita' e' che se Internet era piu' difficile da usare, chi la usava quindici anni fa aveva gli skill necessari per pubblicare. La Rete sta diventando piu' semplice oggi anche e proprio perche' le nuove ondate di utenti sono meno preparate e richiedono ambienti piu' semplici.

Peraltro, i piu' rigorosi ancora oggi (per vari motivi) scrivono i siti Web solo a mano, in Html e senza editor, anche quando sono siti informativi con una numerosa redazione collettiva.

Anzi, io direi: nei primi anni '90, senza motori di ricerca, senza Web, in Rete non c'era che una cosa da fare: conversare, discutere, o pubblicare qualcosa. Insomma, scrivere. L'utente couch potato, che usa Internet passivamente, leggendo Repubblica.it e poco altro, e' un frutto degli ultimi 10 anni di Rete e prima non esisteva. Pensaci...


Ciao, Fabio.
http://xoomer.alice.it/fabio.metitieri