21 nov 2008

Cristo si è fermato a Ceppaloni

di Claudio Marino

Siamo alle solite. Non per dire, ma noi italiani ci facciamo sempre riconoscere all’estero. E non solo per il buon gusto nel vestire, nella cucina, ma particolarmente per l’attaccamento che nutriamo nei confronti delle nostre cose. Siano esse la famiglia, la casa, le tradizioni o la presidenza della Commissione di Vigilanza sulla RAI.


(immagine via
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Ma dico io: ma dopo l’abbronzatura di Obama, il cucù alla Merkel, c’era davvero il bisogno di dimostrare il nostro immenso spirito goliardico rallegrando le cronache nazionali ed internazionali con la sceneggiata che continua a consumarsi in quella Commissione che non ha eguali negli altri paesi, non perché non sia necessaria la sua funzione ma perché altrove viene tutto regolato in modo diverso?

Ieri sera un indefinibile soggetto che nessuno calcolava quando era solo un giornalista fazioso e che ha il bruttissimo difetto, tra gli altri, di dire cose che altri non si sentono di dire, ha spiegato i requisiti richiesti per far parte dello staff del neo-eletto presidente USA. Non appare ridicolo questo insieme disorganico di norme, cavilli, lacciuoli che impediscono alle persone più competenti di noi di operare per il bene del proprio paese, con senso di responsabilità per le istituzioni? Non è forse meglio ricorrere al vecchio caro buon senso all’italiana, che consiste nel trovare l’accordo anche dove, per motivi legali, morali o di opportunità, sembra non esserci via d’uscita?.

E allora perché, proprio nel Bel paese patria della fantasia, qualcuno si ostina ancora oggi a percorrere vecchie logiche, a mettersi di traverso rispetto alle soluzioni condivise, per mero attaccamento a una poltrona ancora solo virtualmente occupata, memore di una storia recente che ha visto lui e quelli come lui occupare ogni ingranaggio, ogni posto di potere, imporre la propria legge e la propria filosofia su ogni attività?

Con quale dignità si invoca il rispetto istituzionale bramando un incarico che nessuno, evidentemente, vuole affidargli?

Con quali referenze si ritiene di essere adatti ad un ruolo, quello di Presidente della Commissione di vigilanza sulla RAI, solo perché si è parte del meccanismo politico del quale tale Commissione è espressione? Soprattutto quando invece, dall’altra parte, maggioranza e opposizione hanno già individuato una figura al di sopra di ogni sospetto, ritenuta idonea e competente da tutti, che per sua storia e cultura ha ampiamente dimostrato di avere qualità e professionalità giuste per il ruolo di garanzia che il nostro ordinamento gli vorrebbe affidare.

Tutto questo umilia e svilisce sia il ruolo della Commissione, minandone la credibilità, sia quello delle parti politiche in causa, riducendo ogni discussione ad una bega politica per il potere.

E allora, gridiamolo forte, per il bene della nostra democrazia: senatore Zavoli, per favore, la pianti di sostenere la sua candidatura! Non vorrà farci credere che Lei, solo perché è uno dei padri fondatori della televisione italiana, sia più adatto del senatore Villari, per valutare l’operato dell’emittenza pubblica: altrimenti potremmo metterci anche Topo Gigio e Goldrake, che hanno avuto più successo dei suoi programmi.

E penso di interpretare il pensiero comune spendendo un’ultima parola per il povero senatore Villari, democraticamente eletto da tutti ed oggi abbandonato: se qualcuno pensa ancora che egli rimanga al suo posto solo per attaccamento alla poltrona, solo per non essere inferiore al suo padre politico e mentore, rifletta anche sulla possibilità, anche se remota, che egli si stia immolando, novello Messia, per espiare le colpe di maggioranza e opposizione, per garantire, con grande senso di responsabilità verso le istituzioni, il traghettamento ad una nuova stagione politica.

Amen.

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