01 nov 2008

Analogie

In queste settimane sono impegnato nello studio approfondito del Decameron e, ovviamente, sull'approfondimento dei temi e delle forme associate a questa grandissima opera.

Vi propongo un passaggio dei miei studi........"i più grandi artefici della parola sono spesso anche abili mistificatori della realtà, come frate Cipolla e ser Cepparello. La parola quindi può ingannare e beffare, far credere falso ciò che è vero, e vero ciò che è falso. Nel Decameron, accanto ai personaggi astuti che incarnano il nuovo tipo umano della società mercantile, vive un mondo di sciocchi e di sprovveduti, vittime designate del potere beffardo dell'intelligenza...."

Se sostituiamo l'ultima parola "intelligenza" con la parola "furbizia", il quadro mi sembra incredibilmente attuale.


Immagine di: http://www.fabiogarelli.it/

Per Boccaccio l' "industria" è riconducibile all'intelligenza. Oggi l"industria" è riconducibile alla furbizia e all'opportunismo.

Chi volesse approfondire le due spassosissime novelle è pregato di suggerirmi delle analogie.

p.s. ........... sul concetto di "pensiero moderno" non è che abbiamo fatto molta strada dal Medioevo ad oggi. N'est ce pas?

3 commenti:

jakaiser ha detto...

Dire l'industria deve -spietata- per sopravvivere sembra quasi un assioma della teoria economica :) E' un male? Io penso che se l'industria sopravvive, suoi componenti (i dipendenti) stanno bene di riflesso. Quando i centri nervosi (leggi Consiglio d'Amministrazione) inizia a ragionare con le filosofie del tutto-e-subito, inevitabilmente porta alla morte di tutto l'organismo.
Spietati magari si, ma stupidi proprio no. Quello diventa intollerabile

federico ha detto...

guarda un pochino che a me viene in mente un CAIMANO

Gigi Cogo ha detto...

Secondo Boccaccio l'"industria" è proprio l'arte di cavarsela ma con intelligenza.

Riferita proprio all'ingegno e alla perseveranza di chi, nonostante mille difficoltà e furbizie altrui riesce a COSTRUIRE la sua fortuna imprenditoriale.

Leggendo la novella di Andreuccio da Perugia si capisce come Boccaccio indichi una strada di evoluzione e formazione dell'imprenditore che, della furbizia altrui fa tesoro ma, leggendo anche le altre novelle, prevale l'atteggiamento "onesto" dell'imprenditore emergente. L'etica batte la furbizia.

Ma non vedo questo ai giorni nostri!