24 ott 2008

Non ci sentiamo il paese sotto i piedi

 

Di Salvatore Valerio

Salve amici. Ritorno a scrivere su questo blog (covo di dissidenti e comunisti:) dopo una breve pausa. E nel rispetto di un sito che si chiama web e conoscenza ricomincio a diffondere un poco di conoscenza presentandovi quest’oggi un poeta russo Osip Ėmil'evič Mandel'štam o Osip Mandelstam - esponente di spicco dell’acmenismo, corrente poetica che si fonda sulla chiarezza rappresentativa e sulla concretezza dei contenuti - e una sua poesia che dà anche il titolo a questo post. In questa poesia Osip Mandelstam, sotto in una foto segnaletica dell’NKVD, osò scrivere una componimento in versi in cui attaccava il dittatore georgiano, Stalin.

Ma…, questa poesia va bene per tutti i dittatori. Tutti quelli che cambiando epoche, paesi, ideologie si comportano allo stesso modo, “forgiano un decreto dopo l’altro come ferri di cavallo e a chi lo dà nell’inguine, a chi fra gli occhi, sulla fronte o sul muso” e che hanno dei moti di stizza se qualcuno si lamenta dei loro editti “esatti come fili a piombo”, che hanno sempre la ragione dalla loro e che vogliono sempre avere la prima e l’ultima parola.

NKVD_Mandelstam

Non ci sentiamo il paese sotto i piedi

Non ci sentiamo il paese sotto i piedi

a dieci passi di distanza non si sentono le voci,

e ovunque ci sia spazio per un mezzo discorso

salta sempre fuori il montanaro del Cremlino.

Le sue dita dure sono grasse come vermi,

le sue parole esatte come fili a piombo.

Ammiccano nel riso i suoi baffetti da scarafaggio,

brillano i suoi stivali.

Ha intorno una marmaglia di ducetti dagli esili colli

e si diletta dei servigi di mezzi uomini.

Chi miagola, chi stride, chi guaisce

se lui solo apre bocca o alza il dito.

Forgia un decreto dopo l’altro come ferri di cavallo

e a chi lo dà nell’inguine, a chi fra gli occhi, sulla fronte o sul muso.

Ogni morte è una fragola per la bocca

di lui, osseta dalle larghe spalle.

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