16 set 2008

Vorrei che tu fossi qui

di Claudio Marino

mail.google.com

Metti una sera di fine estate, una sera tranquilla, di quelle in cui lavoro, figli, telegiornali non ti causano stress o emozioni particolari. Una sera in cui non vuoi pensare niente di serio o di impegnativo, non ti viene di fare programmi, ti senti quasi svuotato e galleggiante in quell’orario in cui sei troppo stanco per iniziare qualcosa ma non tanto da avere sonno.

E allora, dopo un’ora scarsa davanti allo schermo di un portatile, ti viene la curiosità di guardare il tuo client di posta elettronica, passando per il sito del portale che gestisce il tuo account.

E li, con la coda dell’occhio scorgi le ultime notizie, senza veramente volerle leggere, è l’abitudine più che la curiosità che ti portano li. E tra le notizie, una riporta un nome che ti è familiare, che come un braccio invisibile ti solleva dal tuo torpore, ti fa suonare una campanella: “Ehi, sveglia, qui c’è qualcosa di interessante, fermati e leggi”.

E ti fermi. E leggi. E capisci. Non c’è bisogno di approfondire, di lunghi e più o meno laboriosi giri sui search-engines: sai di cosa si parla, di chi si parla, di cosa vuol dire per te e per il mondo.

Ed improvvisamente, la tua mente va. Non come al solito, non sei ancora sveglio, ti trovi in uno stato quasi di sogno, inizi a viaggiare senza volerlo tra i ricordi, sfruttando quella memoria visiva e auditiva i cui meccanismi rimangono ancora oscuri.

Ti ritrovi in classe, nel 1983, quando hai saputo per la prima volta dell’esistenza di quel tizio. Quando hai scoperto che, dietro di te, esisteva un mondo diverso, più grande di quello che conoscevi, più profondo e curioso, più pazzo e agitato. Un mondo affascinante che, una volta scoperto, non hai più lasciato. Neanche quando sembravi il solo ad apprezzarlo, quando ti sei trovato a difenderlo da attacchi che consideravi puerili e ingiusti, da parte di persone ignoranti e superficiali.

Ti rivedi al mare, in un torrido agosto, quando l’unico modo per sopportare il fastidio di stare al sole come una lucertola è di sentire questo amico lontano, le sue fantasie, i suoi problemi, le sue ansie, che si trasmettono nelle tue emozioni dandoti ora forza, ora serenità.

Ti ritrovi nei momenti più importanti o anche più banali della tua vita, quando hai avuto voglia di sentirlo magari dopo tanto tempo, quando hai avuto voglia di provare ancora una volta, l’ennesima, l’estasi del genio umano, chiedendoti sempre, continuamente, senza mai trovare risposta, come il caso abbia potuto generare una simile combinazione di talento.

Rivedi te stesso attraverso questo amico. Si, un amico, anche se non l’hai mai conosciuto, non ti mai rivolto la parola: ma è un amico perché ti ha accompagnato in buona parte della tua vita, c’era sempre quando lo volevi, ti ha anche aiutato a capire meglio il suo mondo ed il tuo.

E ritorni a questa sera di fine estate, vorrei dire questa maledetta sera, con l’impulso irrefrenabile di scrivere di lui. Perché se lo merita, perché è giusto, perché non c’è più e non puoi fare a meno di pensare che il mondo oggi è meno ricco e meno bello. Pensi con commozione ai milioni di suoi amici che lo rimpiangeranno come te, e con tristezza ai tantissimi che non lo conosceranno mai, se non attraverso le sue opere, tra le più maestose che l’uomo abbia mai concepito, come una che curiosamente coincide con il mio desiderio di stasera: vorrei che tu fossi qui.

Addio Richard e grazie: è stato bellissimo godere della tua compagnia, continua a splendere.

1 commento:

Luigi ha detto...

il mio piccolo contributo ...

http://luigimengato.blogspot.com/2008/09/time-is-gone-song-is-over-thought-i.html

Grazie Richard.