25 set 2008

State of the Blogosphere 2008

Ho letto diverse riflessioni e interpretazioni sui dati sinora emersi dallo “Technorati: State of the Blogosphere 2008”. Mi riservo di completarne la lettura non appena verranno pubblicati anche gli ultimi report attesi per i prossimi giorni.

Non ho nessuna intenzione di scrivere qui l’ennesimo pistolotto sulle opportunità che il mezzo offre ai singoli e alle organizzazioni, anche se sempre di più mi piace pensare a quest’ultime come portatrici di valore per il sistema.

Dico questo perchè, ovviamente, una lettura attenta del fenomeno mi pone di fronte alle solite perplessità.

Se, come emerge dai dati, il 54% blogga solo per semplice divertimento e senza pensare al profitto e se, come dimostrato dalla slide qui sotto, un altro 42% adotta la stessa filosofia sperando di guadagnarci qualcosa dallo sbattimento (perdita di tempo, ricerca fonti, ecc.) allora significa che il mezzo è largamente usato per il “cazzeggio” e dintorni!

 

Vediamo di capire meglio. Il fenomeno sta crescendo in modo impetuoso e, oggi, bloggare è alla portata di tutti, al punto che molti “smanettoni” aprono anche blog multipli. Uno per il diario, uno per conservare le foto, uno perchè nasce il bambino, un altro per aggregare una comunità, e uno per descrivere vizi, virtù, passioni e chi più ne ha più ne metta.

Insomma il mezzo è a disposizione della fantasia di ognuno.

Ma, le dinamiche che stanno all’origine del fenomeno sono percepite come valore di sistema?

Cioè, lo stabilire relazioni, il collegare risorse, il favorire conversazioni è un valore per la società, per l’economia o solo per gli stili di vita?

Secondo me, leggendo i dati di Technorati, questo indecifrabile mondo (blogosfera????) si interessa troppo ai soli “stili di vita”! Ma qualcosa si muove e, per fortuna, alcuni dei nostri talenti migliori non si fanno più ammaliare solo dalla prospettiva di passare dal blog al giornalismo o di sfruttare la loro creatività per farsi assumere dall’azienda di turno. Forse hanno capito che c’è spazio per consulenti di organizzazione. C’è spazio per uomini che possano envagelizzare le aziende e le organizzazioni e persuaderle a sfruttare, attraverso l’apprendimento di nuove dinamiche, tutto ciò che questo mezzo permette, quindi nuovamente: relazioni, collegamenti, conversazioni. Ovviamente digitali, perchè quelle analogiche si spera siano già favorite da climi organizzativi confacenti.

Insomma, mi piacerebbe vedere meno nani e ballerine e un Robert Scoble anche in Italia!
How Blogs are Changing the Way Businesses

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