16 set 2008

Il fattore umano nei social media (2)

Mi sono imbattuta here and here and here con una discussione che procede anche here and here oltre che nei commenti ai post, in un'interessante riflessione sull'importanza del fattore umano nei social media (che è un po' quello che vado sempre predicando io: abbiamo tutte le tecnologie a disposizione, ma non servvirebbero a nulla se non ci fossero dietro le PERSONE ad utilizzarle).

Seguire i social media e le notizie che velocemente vi passano attraverso porta Alexander van Elsas a delineare alcuni trends che nei social media e nel loro utilizzo diventano sempre più importanti. la riflessione è centrata soprattutto sul comportamento umano, a dispetto della tecnologia utilizzata, per provare a delineare quanto è importante e perchè, il fattore umano nei social media.

Vediamo insieme i trends che emergono dai tre post.

La prima parte di questo post "Il fattore umano nei social media" la trovi da Catepol (autrice anche di questa parte)

Seconda parte.

Trend no. 2: “Always on” ad impatto altamente sociale -> Porta comunque alla necessità di disconnettersi ogni tanto

La tecnologia ci permette di stare sempre “always on”. Di essere parte di una conversazione praticamente infinita. Basta connettersi,ovunque siamo, anche dal telefonino, e ci si unisce subito alla grande conversazione. Gli amici sono sparsi praticamente in tutto il mondo, a qualunque fuso orario, perciò è sempre facile trovare qualcuno disponibile a conversare ed interagire con noi. Le tecnologie ce le portiamo sempre dietro e possiamo connetterci dovunque ci troviamo e in diversi modi. I nostri network sono il mondo intero oramai, non piccoli gruppi chiusi. Wifi, UMTS, HSDPA, WiMax, ecc. non importa dove ti trovi, ci sarà sempre almeno un modo per essere on-line.

Quasi tutti i servizi cercano di funzionare così oramai. Molti servizi del web 2.0 services ci forniscono l'opportunità di fare life streams, di pianificare viaggi, di acquistare prodotti, di interagire con altre piattaforme ecc. Ed anche quando non sei online, tutti coloro che ti seguono sapranno esattamente cosa stai facendo e dove, se utilizzi i social media. La tecnologia in pratica ci porta ad aver eun bisogno impellente di condividere cosa stiamo facendo e di seguire quello che fanno gli altri. E' un processo infinito, a spirale, che si allarga sempre di più. Quanti di noi si attardano a volte la sera su Twitter o Friendfeed o altri servizi solo per curiosità e non per reale necessità di acquisire informazioni? Dai confessatelo. Siamo tra noi.

C'è comunque l'altro lato della medaglia. Più tempo passiamo on-line, tmeno tempo dedichiamo al mondo reale e fisico. Il comportamento dell' “always on” avrà un significativo impatto sulle relazioni fisiche e reali del nostro quotidiano. Possiamo trovare ispirazione, divertimento, piacere, relazioni profesisonali simili alle nostre nel web, e dare sempre meno spazio alle relazioni personali del mondo reale.

Ma avremo bisogno comunque, ad un certo punto di trovare un equilibrio tra le relazioni familiari, gli amici, i colleghi di lavoro ecc. e la vita “always on”. Serve equilibrio tra la vita digitale e connessa e il quotidiano fatto soprattutto di persone non connesse.

Portando il concetto di “always on” all'estremo, con le tecnologie disponibili, ci sarà comunque bisogno ad un certo punto di staccare e disconnettersi. E' umano. Siamo persone, dopotutto. Il desiderio di essere in interazione costante on-line ci porta ad un bisogno di stare scollegati ogni tanto. Di lasciar perdere tutto.

Di passare tempo all'aria aperta, con amici reali, magari davanti ad una birra, senza pensare o preoccuparsi di quello che fanno gli amici online. Ed infatti nei servizi di life stream da un po' di tempo son comparsi lucchetti o le funzioni di "hide", nascondi, proprio per andar eincontro a questo bisogno di non stare sempre e comunque connessi. Anzichè stare sempre connessi e trasmettere online ogni singolo passo che facciamo, potremmo anche aver bisogno di interrompere volutamente il flusso del nostro streaming o di mostrarlo solo a pochi amici.

Se tutto diventa life stream, l'impatto del life stream diminuisce. La vita, infatti, non può essere e non sarà mai TUTTA interessante o così interessante da dover condividere ogni singolo momento. Ci sono momenti di gloria e momenti in cui non ci accade veramente nulla di importante. Se tutto appare nella vita online, indistintamente ad un certo punto potrà anche annoiare sia noi che chi ci segue. Sicuramente siamo eccitati dall'idea che on-line possiamo discutere di quello che vogliamo, quando vogliamo, con chi vogliamo. Una volta che questo diventa la regola nella nostra vita quotidiana, il suo valore diminuisce. Ecco perchè non è necessario essere realmente “always on” perchè la vita digitale sia importante e carica di significati da condividere. Occorre scegliere i momenti di digital life da condividere ed anche i tempi, con più attenzione, per evitare che il flusso costante ne faccia perdere il valore.

(Continua)

4 commenti:

SonoUnPrecario ha detto...

molto interessante il discorso, rimango in attesa della prossima puntata.
Un modo per non rischiare di vivere nel perenne virtuale potrebbe essere quello di continuare ad organizzare aperitivi, cene e barcamp... :P

ibridamenti ha detto...

sì sì, viva l'off-line... a quando la prossima birra? ;-)

studentefreelance ha detto...

Trend No 3 Il fattore sociale che "non" produce conoscenza, semmai semplice informazione di noi stessi ...continua

catepol ha detto...

@ibridamenti...uffa alle vostre birre io non posso esserci e mi devo accontentare dei luoghi virtuali, @studetefreelance grazie per aver continuato le mie riflessioni. Prometto continuazione...perchè non finisce qui quello che volevo raccontare...