12 set 2008

Il corpo è l’anima del commercio

 

di Claudio Marino

Vincent Van Gogh, uno dei più grandi artisti mai vissuti, fu un genio incompreso: dopo aver creato capolavori che sarebbero diventati immortali, morì povero, pazzo e solo. La sua arte è così toccante, i colori delle sue tele e delle sue emozioni sono così vividi dopo secoli, tanto che davanti ad una sua opera, mia moglie non riusciva a distogliere lo sguardo, mentre piangeva.

Van Gogh amava dipingere, forse perché ciò gli consentiva di vivere la sua realtà senza conflitti con altri, ma comunque amava farlo. Certo, non lo faceva per hobby, sperava di vivere con i proventi del suo talento.

Herman Hesse, uno scrittore per cui, IMHO, un premio Nobel è veramente troppo poco, fu un genio compreso. E’ riuscito con tanta maestria a restituire nei suoi romanzi i meccanismi della psiche umana che ancora oggi, quando lo rileggo, non riesco a capire il confine tra ciò che scrive lui e ciò che penso io.

Hesse amava scrivere, rifletteva la sua maturazione morale e religiosa con gli inevitabili conflitti nei suoi scritti, a volte sognanti e a volte deliranti, turbinosi, scostanti. Anche lui era un professionista, che viveva di ciò che sapeva fare meglio.

Moana Pozzi è stata considerata a lungo la più grande pornostar italiana e dopo la sua scomparsa è stata riscoperta come pensatrice, madre, imprenditrice, benefattrice. Secondo alcuni fu un genio, ma di lei fu compreso ben altro. Altro che, a dispetto dei contenuti, faceva notizia, opinione, persino satira.

Moana dichiarò di amare il sesso, ma lo mostrava per soldi, perché era la cosa che meglio sapeva fare.

Stella potrebbe essere il nome di una qualunque prostituta, senza una storia personale che abbia un qualche interesse per i suoi clienti o per chi passa davanti al suo marciapiede. Magari non è un genio, di certo interessa a pochi comprenderla. Ma anche lei fa quello che fanno gli altri: sfrutta il suo talento, quello che sa e può fare e che può darle l’opportunità di vivere. In un certo senso, risponde alle richieste del mercato.

Come sostiene una delle persone più intelligenti che conosco, a volte ragionare per paradossi aiuta ad inquadrare meglio la situazione. Che differenza c’è tra questi soggetti? Vendono le loro migliori qualità per il piacere altrui. E’ illegale? E’ immorale? Ognuno la pensi come vuole, non siamo qui per esprimere giudizi, assoluzioni o condanne, ma solo per parlare e scambiarci opinioni.

Superato dal Presidente del Consiglio ogni rischio legato al conflitto d’interesse, il ministro Carfagna ha affrontato il problema della prostituzione in strada.

Il ministro afferma che in questo modo si salvaguardia il decoro urbano e si combatte lo sfruttamento, aggiungendo di non comprendere chi fa commercio del proprio corpo.

In un primo momento, avevo capito male: la notizia mi sembrava riferire dell’intenzione di superare la legge Merlin per riaprire le case chiuse (ma si sono veramente mai chiuse?) e togliere dalla strada le prostitute. Ero pronto a dire: ”Bravo ministro”, se non per la coerenza almeno per il coraggio. Invece, nel nome del perbenismo, si eleva la prostituzione a reato.

Non riesco a capire perché girare film a luci rosse sia un’attività perfettamente legale, i prodotti della quale si possono liberamente vendere nelle edicole, mentre la stessa cosa, non filmata ma in presa diretta, è considerata reato.

Ma c’è nessuno, oggi, che vuole superare l’ipocrisia che regna dal 1958? La prostituzione è un reato perché si svolge in strada (e da’ fastidio) o perché semplicemente esiste? Chi vuole continuare con la politica di “occhio che non vede, cuore che non duole”, fingendo di non conoscere i lati più oscuri del fenomeno (sfruttamento, maltrattamenti, schiavitù, tratta delle donne) solo perché i marciapiedi sono liberi?

cosimo mele Udc(2)

La legalizzazione servirebbe a risolvere qualche problema o creerebbe solo ghetti a luci rosse, pericolosi e simbolo dell’emarginazione? Le proposte di legalizzazione nascondono la speranza di fare cassa con le tasse, in un periodo difficile come quello attuale dal punto di vista dell’economia, oppure si intravede dietro una nuova consapevolezza?

E se si ritiene al contrario che la prostituzione sia nociva per la morale o per la salute o quant’altro, perché non bandirla del tutto, perché accontentarci della solita soluzione alla buona, “all’italiana”, che maschera il problema senza eliminarlo, che scontenta tutti?

Van Gogh ed Hesse, che si mettevano a nudo nelle loro opere, che davano il meglio di sé in pasto al pubblico per il piacere altrui, invidiati da molti, erano prostitute? Al bando anche loro!

Fumare da’ piacere (dicono), ma fa male alla salute ed è disdicevole quando non addirittura vietato: chi lucra sulla vendita delle sigarette è uno sfruttatore? E se il vero scopo è quello di penalizzarne il consumo, perché non fare lo stesso con la prostituzione e con la droga?

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