19 set 2008

Ecce Homo

di Claudio Marino

Belle notizie, in questi giorni.

Il Tesoro USA salva Freddy Mac e Fanny Mae dal tracollo, addossando ai contribuenti un debito di alcuni milioni di dollari.

La quarta Banca d’affari statunitense dichiara fallimento, facendo scorrere davanti ai nostri occhi le ormai famose immagini degli uomini con gli scatoli. Tra qualche giorno, potrebbe essere il turno di Goldman Sachs e Morgan Stanley.

Il colosso assicurativo AIG rischia di affogare e il Governo USA stanzia 85 milioni di dollari (sempre dei contribuenti) per evitare un ulteriore terremoto social-economico-finanziario.

Alitalia … vabbè, lasciamo stare, lo sappiamo bene.

Quattro bambini cinesi sono morti e 6.000 sono intossicati per colpa di latte in polvere contaminato, e purtroppo sembra che questa sia solo la punta dell’iceberg.

Cosa hanno in comune questi fatti? Non la speculazione sul petrolio. Non la crisi dei mutui sub-prime. Non l’inflazione nell’aera Euro. Non l’inarrestabile crescita dell’economia delle tigri asiatiche.

I commenti si sprecano. Secondo il Governatore di Bankitalia l’economia italiana non è a rischio.

Il nostro Governo ci rassicura dicendo che la nostra economia è solida, nonostante l’allarme di Confindustria.

Io credo abbia ragione il ministro Tremonti, è la fine di un sistema. Lui sostiene che l’economia dovrà cambiare, ma in quale direzione?

Senza bisogno di analisi economiche o sociologiche, anche l’uomo della strada ha compreso che più di qualche cosa non va, che il problema non è occasionale ed estemporaneo ma strutturale del sistema. Le Borse non dicono il vero valore delle società, sono in gran parte lo specchio di ciò che qualcuno vuol far sapere delle società.

I rapporti economici e commerciali sono sorti per soddisfare esigenze degli individui, si sono successivamente sviluppati fino ad abbracciare un ambito trans-nazionale e, oggi, globale. Ma crescendo e allargandosi, il sistema ha perso di vista il vero obiettivo, cioè la funzionalità nei confronti dell’individuo, inizio e fine del processo, non solo partecipante.

Il sistema, come in un fanta-horror, ha iniziato ad alimentare se stesso, ad utilizzare parte degli utili per creare altre attività collaterali, funzionali solo ad alimentare i processi interni, in un delirio di autoreferenzialità che quasi  tutti, partecipanti o meno, abbiamo imparato ad accettare come un male necessario, un piccolo pegno da pagare per far funzionare tutta la nostra vita.

E però oggi scopriamo che non è così. Come l’ONU spende oltre la metà del suo bilancio per il funzionamento del suo pachidermico apparato burocratico, anche il sistema assorbe risorse ingenti, sottraendole ai beneficiari finali, per alimentare pezzi del suo apparato. Chi ne paga il prezzo non è il sistema, che è in grado di autorigenerarsi, ma solo parti sacrificabili. Nel caso Alitalia, sono dipendenti, piccoli azionisti della società e contribuenti.

Perché l’uomo non è più al centro del sistema, è diventato un utente con un limitato potere di scelta tra quello che il sistema (Banche e lobbies varie) propone.

Un sistema virtuoso non può reggersi sulle sole gambe delle grandi utopie: le regole del capitalismo e quelle del Socialismo hanno dimostrato di non essere in grado di generare benessere senza creare pericoli catastrofici che puntualmente sfociano in fallimenti, licenziamenti, crisi.

Questi eventi sconvolgono la vita di chi rimane coinvolto, siano essi lavoratori, clienti, consumatori. Nessuno pensi di poter sfuggire: a giro, più o meno direttamente, tutti ne paghiamo le conseguenze.

Così come nel web (vedi articolo del tenutario del blog sulla disintermediazione), anche nell’economia è necessario riaffermare la centralità dell’individuo. Il sistema deve lavorare per l’uomo in tutti i suoi passaggi, deve poter essere governato dall’uomo in ogni fase. Non basta il manager, non basta lo statista: questi soggetti vivono e proliferano su queste storture. la governance deve essere “spalmata” sulla collettività per quanto riguarda gli aspetti della sicurezza, della sostenibilità, dell’etica, con un innovativo patto sociale da stipulare tra tutte le parti in causa. Un patto come quello di alcuni nuovi soggetti già esistenti ma boicottati da pezzi del sistema che li vede come pericolose termiti, in grado di erodere favore e clientela. Pericolosi sovvertitori dell’ordine costituito, in grado alla lunga di aprire gli occhi di tanti.

Forse non siamo ancora così rimbecilliti come sembrano dire i dati di ascolto di certi programmi: facciamo la nostra parte, prima di finire come il protagonista di una bella canzone.

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