15 ago 2008

Tanti nemici tanto onore

E tanti amici?

Sono questi giorni di Agosto, secondo me, che stanno facendo esplodere definitivamente la dimensione del "lifestream"!
Ne parlavo diversi mesi fa quando i primi vagiti degli aggregatori di servizi 2.0 facevano intravvedere delle opportunità che, oggi, sono tangibili attraverso i SOLITI strumenti abilitanti. I social media. E primo fra tutti Friend Feed.
Per ora la maggior parte del tempo da decicare a questa attività avviene via web, ma non manca poi molto alla diffusione in mobilità!


Il lifesream è fatica!
Nulla di nuovo, lo dicevo già in tempi non sospetti. E lo pensano in molti. E' l'affermarsi della "partecipazione" sul web: per mantenere le relazioni e, attraverso le stesse, apprendere. Nutrirsi di conoscenza.
L'aspetto sociale di queste attività in rete mi intriga parecchio. Chi mi segue sa che in questi giorni ho cercato di approfondire i temi legati ai link fra persone e fra reti. Relazioni insomma.
Sa anche che, per quanto mi riguarda, SOLO ad Agosto riesco ad avere una soglia di attenzione così alta. Son convinto che non potrei farlo durante altri periodi.

Perimetro o globalità senza filtri?
Due nuovi strumenti stanno incuriosendo gfli abitanti della rete in questi ultimi giorni: FireEagle e e Brightkite. Sono l'estensione e la logica conseguenza di altri strumenti/servizi già affermati come Dopplr, solo per citare un esempio.
Con questi servizi si arriva a condividere con tutti i potenziali utenti, o con la propria rete di "friends", la posizione geografica in tempo reale, condita magari da foto scattate con il cellulare e/o commenti testuali ed altri contenuti. Intrigante vero?

Aggregare tutto
Frequentando lo scorrere della vita dei miei "friends" mi incuriosiva la richiesta di Donato di stamane: "aggregare il proprio lifestreaming in una sola pagina". Sembra questa, infatti, la necessità dei più talentuosi sul web. Diminuire la fatica indotta dai troppi strumenti e individuare un aggregatore intelligente che permetta di tenere tutto sottocontrollo.
C'è quindi la necessità di restare all'erta. In tempo reale acquisire più conoscenza possibile. Magari dai contatti fiduciati. Dalla rete di fiducia, dal cosidetto "circle of trust"! Quanto di ludico e quanto di professionale c'è in questo?

La solita ganga
Solo due giorni fa con Gino e Maddalena si conveniva sul fatto che i "talenti" del web in Italia sono sempre gli stessi, tutti noti e tutti interconnessi. E qui si concentra un po' la riflessione. Il fatto che son sempre gli stessi a utilizzare e promuovere queste tecnologie, e che perdono più tempo o investono più tempo. Tutto ciò è economicamente un vantaggio?

Molti di loro (di cui sono contentissimo di essere diventato conoscente e anche amico) hanno, secondo me, lo spirito giusto. Sentono che il ruolo che si sono ricavati non è un opportunità solo per la loro crescita professionale, ma lo è anche per la crescita del sistema paese. E sanno evangelizzare e anche includere. Altri si chiudono in cluster e contaminano il cluster dal di dentro. Diciamo che sono più conservativi. Per carità nulla di polemico. Questi comportamenti sono dettati da fiducia reciproca, conoscenza diretta, magari anche condivisione di valori e ideali generazionali. Ma non generano economia.
Sono come il bar o la parrocchia dove esiste un concetto di economia chiusa ma sostenibile. Dove ci si scambiano le dritte, i favori e le opportunità: "quell'idraulico è amico mio e te lo consiglio", "vai da quell'artigiano e di che ti mando io", ecc. O come diceva Niki: "Ci si rivolge più volentieri agli amici degli amici, si procede per presentazioni, ecc. D'altro canto, se dovessi aver bisogno di una consulenza in un campo qualsiasi mi rivolgerei prima a chi conosco".

Tanti amici poca economia
Ieri sera condividevo su FriendFeed questo post di Jessica Hagy e l'immagine che acccompagnava l'articolo:

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La discussione, generata sul lifestream di FriendFeed, ha portato Gino a farne una modifica. O meglio una riflessione.
Stiamo generando economia e competitività?
Dipende. Infatti, molti dei miei "friends", condividono con me anche dei momenti professionali. Molti degli abitanti della rete che conosco direttamente, mi invitano a partecipare e condividere momenti professionali. E io pure li invito a tutti gli eventi/momenti professionali di cui ho un certo governo. Se poi, per mia fortuna, ho un incidenza sulle scelte dell'azienda o del sistema dove lavoro, questi interlocutori professionali diventano strategici.

L'armonia di intenti e di metodologie favorisce infatti, oltre allo scambio culturale, anche una visione economica che ci porta a fare meglio. Ma non è da tutti. Per altri la palestra ideale è il perimetro del proprio cluster. L'ecosistema si sviluppa e si rafforza solo dentro quel cluster. E diventa "pensiero unico", come manifestava un commentatore su questo blog riferendosi ad altre tematiche.
Ma il concetto mi fa paura. L'abilità dentro il cluster, la contaminazione interna e il "pensiero unico" dentro un ecosistema chiuso e fiduciato, non generano economia, am stagnazione. La relazione professionale quasi ossessiva, mette in contatto i talenti ma li mette anche in contradittorio e genera dubbi. Questo è positivo, perchè emergono le scelte migliori non per i singoli, ma per il sistema.

Link o relazione professionale?
E' ovvio che sviluppando un link non si stabilisce automaticamente una relazione professionale. Partecipare agli aggregatori di lifestream non è sempre proattivo. A volte è reattivo e individuale.
Questo aspetto mi lascia perplesso. Conservare il link per acquisire conoscenza, ma non riuscire a sviluppare economia dalla conoscenza è un po' sterile. Per alcuni magari "ludico". Ma serve davvero poco!

Nel lavoro
Queste dinamiche mi sono utilissime nel mio ambito lavorativo. Proprio in questi giorni, in azienda, abbiamo terminato la migrazione alla nuova versione di Sharepoint dove gli strumenti abilitanti sono tutti presenti: aggregatori, comunicazione sincrona, social networking, presenza e georeferenziazione.
Dell'impatto sull'utenza ma, soprattutto, sul valore che potrà scaturire dall'adozione di questi media abilitanti vi relazionerò.
Per ora constato che è Agosto e riesco a stare al passo. Rinunciando un po' alle attenzioni per i miei cari. Ma non può essere sempre così. Il Lifestream è possibile se hai una moglie molto paziente.

3 commenti:

Niki1601 ha detto...

Condivido molto di quello che hai scritto, su tutto il primo punto: il lifestream è fatica (e tempo), quindi al di là del periodo attuale, credo che si sia portati a seguirlo solo se c'è un effettivo ritorno "economico". Ecco, per me forse il concetto di economia in questo è più ampio rispetto a quanto hai scritto tu. Per me comprende anche la relazione per la relazione, imparare qualcosa che non sapevo in precedenza, acquisire un nuovo punto di vista. Questo per due ragioni fondamentalmente: considero la crescita personale importante e qualcosa che può avvenire anche attraverso la rete di relazioni create dal socialnetworking; quello che imparo, di cui vengo a conoscenza, chi conosco possono aiutarmi a migliorare nella mia professione.
Poi naturalmente c'è il discorso della solita compagine, quasi una conventicola, ed è forse l'aspetto più singolare di tutta la faccenda perché mi accorgo che nonostante i tentativi di molti di aprirsi all'esterno - e per esterno intendo il mondo che usa internet ma che comunque rimane al di fuori di certe realtà della rete - tutto rimane sostanzialmente a livello di villaggio, non globale purtroppo.
Per questo non considero "rumore" tutta quella rete di relazioni più flebili che si crea al di là di quelle principali ed effettivamente fruttuose a livello "economico". Lo considero un modo per esplorare altro, per provocare contaminazione tra "mondi" diversi, tra cluster diversi.
Tutto questo mi appassiona, mi piacerebbe effettivamente creare dei ponti in questo senso...
Aggiungo una postilla su aNobii, perche è una realtà che conosco molto da dentro: non è che ci siano tanti cluster al suo interno, è un gigantesco cluster esso stesso, conservativo e refrattario per lo più ad ogni apertura verso l'esterno (generalmente parlando). E non è l'unico caso...

Gigi Cogo ha detto...

@niki1601

nel ringraziarti per il commento esteso, penso che le prospettive per comprendere, e magari aderire al lifestream, siano diverse a seconda di come noi percepiamo il valore che ne deriva.
Io ho un difetto che mi porta a scindere in due l'apporto personale da quello, ad esempio, lavorativo e quindi dell'azienda. Ecco perchè mi chiedo spesso se cresco solo io o se crescono anche quelli vicino a me.

Sono un po' maniaco am penso che i benefici di sistema garantiscano sviluppo e benessere per molti. Quelli personali no!

Ma è bellissimo discuterne. Intanto ti segnalo questo link: http://www.readwriteweb.com/archives/is_lifestreaming_going_mainstream_aol_set_to_snag_socialthing.php
Se così va negli States, mi sa che ne vedremo delle belle!

Lorenzo Migliaccio ha detto...

Gran bella discussione. Complimenti.
Mi si aprono orizzonti incredibili e spero che si aprano anche alle aziende italiane. Qui c'è da riscrivere le regole della comunicazione e non è poca cosa.