08 lug 2008

Le parole sono importanti…. Giustizialismo

Attenzione: Il blog e il contenuto che state cercando è stato TRASFERITO qui:


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Giustizialista, giustizialista forcaiolo, giustizialista qua, la, e anche laggiù e ancora, giustizialista spietato e giustizialista disumano. Giustizialista di un giustizialista! Aborro, aborro il giustizialismo!

Da qualche tempo in televisione, sui giornali, per radio nei discorsi fatti nei bar sport, sui treni nelle fermate dei tram, sento usare questo termine come fosse un sasso, una offesa, un marchio infamante.

Una notte, confesso, stavo sognando che stavo su un carretto di legno, all’impiedi, con le mani legate dietro la schiena, ero vestito con un pantalone di seta grigia a mezza gamba e calzettoni lunghi al ginocchio bianchi, scarpini bassi neri, avevo una camicia di seta molto larga con sopra ricamati tanti gigli di Francia, tanti merletti ai polsi, alla bottoniera, al colletto e al posto dei bottoni perle nere, in testa una parrucca bianca con codino e fiocchetto, la gente minacciosa circondava il carretto, armata di ogni genere di strumento da lavoro, mentre il carretto faceva il suo tortuoso percorso in un centro storico mi gettava ogni genere di ortaggio andato a male, e mi gridava “Giustizialista, giustizialista forcaiolo”, “ Giustizialista, è giunta la tua ora, finalmente!”, “Giustizialista, giustizialistaaaa”, “la finirai, la finirai ora di fare il giustizialista!”, “hei! Giustizialista, perché non ti fai giustizia da te eh! E poi ti assolvi!”, “brutto forcaiolo! Forcaiolooooo, forcaioloooooo”, “Giustizialista, giustizialista, giustizialistaaaaaa, oggi ti daremo la giustizia che vuoi, giustizialistaaaaaa”, un tipo curioso con la evve moscia gridava “Aborro, aborrrroooo il giustizialismo!”, era il peggiore di tutti.

giustizia

Dopo una buona mezzora di questa tortura arrivammo con il carretto in una piazza che sembrava piazza Duomo a Milano però…. però, da un lato c’era il monumento a Giordano Bruno e dall’altro c’era la statua della libertà con tutte le sue promesse alle masse di afflitti e diseredati, da questo lato all’inizio della piazza c’era la statua della giustizia che sta al palazzaccio a Roma con la bilancia in mano solo… solo che, non è più bendata ma, ora ... ci vede benissimo, sull’altro lato, in fondo, al centro poco prima della scalinata del duomo c’è montata su un alto palco una ghigliottina, la mia ghigliottina.

Ci avviciniamo alla macchina con passo lento e cadenzato. Il percorso fino al palco, tra due ali di folla urlante “giustizialista, giustizialista”, mentre un rullio di tamburi dà il ritmo al mio cuore, impazzito. Mi slegano le mani, due energumeni mi afferrano per le ascelle, mi portano di peso su per le scale, fino ad incontrare con lo sguardo la lama triangolare che, baciata dal sole, luccicava.

Arriva un arcivescovo che ha il compito di portavoce (azz! portavoce, vestito da prelato, portavoce… uhm, sto tipo mi ricorda qualcuno), si avvicina ad un microfono, e con voce pacata e calma di chi è buono e giusto, di chi “da sempre” sta dalla parte della bontà e giustizia, mai neppure una volta dalla parte del torto, legge la condanna, la mia condanna: “Per le sue pretese degenerate ed assurde, per la insana sete di verità e giustizia che, non guarda in faccia a nessuno, priva di ogni clemenza e del doveroso rispetto nei confronti delle classi abbienti che sbagliano, per essere stato particolarmente rude nei confronti di chi, per posizione, censo e amicizie altolocate ha diritto ad una giustizia “più uguale” di quella degli altri, per essere stato fonte di devianza sociale, per essere stato fonte di conflittualità sociale e sorgente di ogni crisi economica, per aver detto quello che pensava senza pentirsi, viene qui, condannato a morte, Salvatore Valerio, per il reato di…. Giustizialismo!”.

Sotto, tra il pubblico al sentire la mia colpa, la mia condanna, urla di approvazione ed applausi. “giustizialista, giustizialista, giustizialista, giustizialista, giustizialista”, una voce singola, sempre lo stesso di prima con la evve moscia “Aborro, aborrrrooo il giustizialismo”,- pure in punto di morte, è proprio il peggiore-.

Mentre sto lì inebetito, tenuto stretto, uno si avvicina con un gran forbicione, taglia via il colletto di merletto dalla mia camicia di seta, in quattro mi avvicinano ad un asse verticale che mi arriva al petto, con cinture di cuoio mi legano stretto, le mani, le braccia, le gambe. Mi abbassano, mi infilano la testa nel buco tra le due tavole formato dalle due mezze lune. Abbassano la parte superiore di legno che mi intrappola la testa. Tlank! Sento scorrere la lama. Mi sveglio in un bagno di sudore. Huff! Meno male era solo un brutto sogno!

Giustizialismo. Giustizialista.Questo termine mi incuriosisce, mi incuriosisce per la valenza spregiativa con cui lo sento dire, per le persone a cui lo sento affibbiare, per i motivi, gli argomenti in cui puntualmente viene tirato fuori e scagliato come un sasso.

Ho trovato, che i lanciatori di questi sassi si auto-definiscono garantisti. I garantisti sono quelli che si oppongono ai giustizialisti. Sin qui tutto chiaro.

Accidenti! Ma non sono garantista anche io! E non sono anche giustizialista? Come si può essere tutte e due le cose assieme? Sono in contraddizione oppure no?

Urge una ricerca per capire. Ci vuole qualcuno che mi spieghi questa cosa. Qualcuno che capisca tutte ste differenze e soprattutto che me le spieghi in modo chiaro. Io credo di averlo trovato in Gian Carlo Caselli al seguente indirizzo http://www.nuovadidattica.net/portale/discorsoetica/Etica%20e%20Giustizia/RelazioneCaselli%20definitiva.pdf.



















Etica e Politica
Presentiamo, di seguito, alcuni stralci dell’intervento del Procuratore Generale della Repubblica di Torino, dott. Gian Carlo CASELLI che ha affrontato il tema in oggetto della Journée Mondiale de la Philosophie 2006 UNESCO per la il Centro Territoriale di Ricerca e Didattica della Filosofia della provincia di Savona, sotto l’aspetto specifico della legalità.

[ La registrazione in diretta - avvenuta il 16 novembre 2006, nella Sala Rossa del Comune di Savona, in occasione della Journée Mondiale de la Philosophie indetta dall'Unesco - svolta per provincia di Savona- Italia - presso la Sala Rossa con il patrocinio del Comune e della Provincia di Savona- con la collaborazione dell'A.I.P.Ph, della S.F.I. e della A.F.L.- è depositata nell’archivio del Centro a disposizione dei ricercatori ]
[…]
Una considerazione ancora sulle cose che abbiamo ascoltato sul diritto internazionale: l'etica come rispetto dei trattati, come giustificazione di qualunque azione di difesa dal pericolo di “debellatio”.
[…]
La posizione è storicamente molto forte. E' stata sostenuta nel corso dei secoli e anche praticata da più parti. Ancora oggi è una robusta corrente di pensiero. […] e d’altra parte [n.d.r.]
[…]
le mie scelte professionali sono sempre state dettate dalla volontà di produrre sicurezza; non so se ci sono riuscito, ma questo era il mio obiettivo.

Questo per dire che la sicurezza è per me un valore irrinunciabile, primario. Ma fermo restando che la sicurezza è un valore da perseguire mettendo in gioco ogni intelligenza e risorsa, io credo di dover dire, anche in questa sede, che c'è un pericolo, sia sul piano nazionale sia su quello internazionale: quello di considerare la sicurezza esclusivamente in termini di ordine pubblico.
Così ( anche lasciando da parte le enfatizzazioni strumentali del problema) si rischia di sacrificare sull'altare della sicurezza tutto il resto: in particolare le garanzie e i diritti, quanto meno rinviandone l'effettivo soddisfacimento a tempi migliori, tempi meno tormentosi di quelli che stiamo vivendo.

Il pericolo è che le garanzie diventino ostaggio della sicurezza. Se noi ci impegniamo- e non possiamo non farlo- per dare maggiore sicurezza anche in ambito internazionale, e non cerchiamo anche di produrre più giustizia, rischiamo di generare o perpetuare insoddisfazione che può causare anche rabbia e al limite maggiore violenza. E tutto questo in un mondo in cui migliaia di bambini o soffrono di malnutrizione o muoiono di fame. […]

Questo dato è decisivo: se non ci si occupa anche di produrre più giustizia, se si dimenticano le garanzie e i diritti, il sistema va in cortocircuito. Per difendere la democrazia, per difendersi da pericoli di “debellatio”, per difendersi dai rischi incombenti sulla democrazia si possono compiere azioni antitetiche, controproducenti. […]

La minaccia del terrorismo è grave , ma è inaccettabile che per difenderci dal pericolo di “debellatio” che il terrorismo potrebbe causare, si accetti l'idea di una tortura fisica o psicologica intesa come "buona".

Il lavoro di traslazione dalla forma orale alla forma scritta , rivisto dal Dott. Gian Carlo Caselli e depositato nell’archivio del nostro Centro-Scuola Polo di Filosofia presso il Liceo Classico Statale “G. Chiabrera” di Savona, è stato svolto dagli studenti del Gruppo di Progettazione: Manconi Lorenzo e Bosco Federico –trascrizione- Freccero Sergio e Grignolo Gabriele- testo-.Alcuni studenti fanno parte dello staff tecnico della Rivista Telematica Nuova Didattica http://www.nuovadidattica.net/e del Portale filosofico del Centro http://laboratoriofilosofico.objectis.net/

Tanto premesso, veniamo al tema. Non possiamo parlare di etica e politica senza dire qualcosa riguardo alla legalità.
Legalità significa osservanza della legge. Ma perché osservare la legge? Innanzitutto perché la legge c’è. E poi perché non osservarla può comportare dei castighi.[…] Ma la legalità non è soltanto questo. Il rispetto della legge conviene. Serve ad evitare effetti dannosi per sé e per i terzi […]

C’è poi la “convenienza” della legalità e l’osservanza della legge non solo può evitare conseguenze negative;- può anche causare effetti positivi, benefici. Rispetto della legge, infatti, equivale a civile convivenza con riferimento all’interesse generale, -per non far [n.d.r.] prevalere saranno i rapporti di forza, gli interessi particolari. di questo o di quello.
Dunque la legalità non è un problema di scontro cui assistere con sostanziale indifferenza: se c’è più legalità, può migliorare la qualità della vita di ciascuno di noi.
Per convincersene, basterà pensare alla corruzione, che non è solo violazione “formale” di legge, ma anche sottrazione qualcosa alla collettività.[…]
E’ allora evidente che più legalità significa non solo meno reati, ma anche più possibilità di avere una migliore qualità della vita. In altre parole, la legalità è un concreto vantaggio per tutti: sia per quanto concerne le violazioni di legge che percepiamo direttamente, con maggior immediatezza ( perché colpiscono la sicurezza e la serenità della nostra vita quotidiana, o perché sono “urlate” dai media);- sia sul piano dei reati nelle segrete stanze del potere.
La legalità, vista come interfaccia dell'etica, può essere centrale nel discorso fra etica e politica, perché può capitare che la politica veda la legalità come un impaccio al suo pieno svilupparsi. […]
Se le regole vengono considerate un impaccio, anche la ricerca di giustizia viene contrastata e il magistrato che ha la sfortuna di doversi occupare di un politico -è accusato – […] di fare politica; assurdo: se la magistratura cerca di svolgere un'azione doverosa di giustizia tutto questo viene strumentalmente presentato come …. attività giudiziaria piegata a fini politici. E’ il rovesciamento della realtà! Fattore di sfiducia verso la giustizia. Ma anche sintomo di debolezza della politica. […]
Tra giurisdizione e politica non può esserci competizione, le relazioni fra i due settori devono essere imperniate sul reciproco rispetto degli ambiti di intervento, perché soltanto la credibilità sia della giurisdizione che della politica può dare equilibrio e serenità al sistema, mentre la delegittimazione, dell'una o dell'altra, inevitabilmente incide anche sull'altro versante.
Una società sana non può prescindere dalla fiducia nelle sue istituzioni. Posto questo come premessa, non può disconoscersi, in quando fondamento dello Stato moderno, il primato della politica, perché è solo la politica che deve essere motore del buon governo.
Quindi spetta alla politica e solo alla politica governare la cosa pubblica, predisporre leggi più idonee e articolate, più efficaci controlli per ridurre le corruzioni, i rapporti col malaffare. […]
Le cose che ho detto, sul difficile rapporto fra etica e politica, attraverso il difficile rapporto fra politica e controllo di legalità, vedono sullo sfondo, anzi, sono un tutto che si intreccia inestricabilmente con la questione morale. […]
Nel Regno unito, negli Stati Uniti d’America, carriere politiche di assoluto rilievo sono state stroncate dalla sera alla mattina a causa di irregolarità. […]
Un mio collega usa raccontare una specie di apologo, che ci può aiutare per affrontare con un po' di ironia questo problema. Se uno di noi invita a pranzo o a cena qualcuno, e poi vede che si sta mettendo in tasca le posate, ebbene, questo signore lo denunciamo. Ma per non invitarlo più a casa nostra non aspettiamo la conclusione del processo. Non lo invitiamo più e basta. Invece, ecco l'interrogativo: quanti sono nel nostro paese quelli che, anche se trovati con le posate in tasca, continuano ad essere invitati a pranzo, continuano a sedersi a tavola e a banchettare, letteralmente come se niente fosse?
Questa è la questione morale, aggravata dal fatto che una parte della nostra classe politica, tende perpetuamente ad autoassolversi. […]
Allora non è un caso, come detto prima, che le dimissioni, anche in presenza di condanne per fatti gravissimi, siano ormai nel nostro paese desuete. Il vecchio rilievo machiavellico secondo cui gli Stati non si governano con i pater noster fa, evidentemente, premio sul pensiero dei nostri maggiori – da Norberto Bobbio in poi – secondo i quali la corruzione è priva di giustificazioni politiche e, come il tiranno resta tiranno, così il corrotto resta corrotto, il colluso con la mafia resta colluso, a prescindere dalle sue capacità, dai suoi successi.
Invece la questione morale è […]questione democratica, una questione istituzionale[…] […]
Questo rigetto si traduce anche in un frequente “sterminio” del significato delle parole. Ci sono infatti parole che vengono ormai usate in un senso tutt' affatto diverso da quello corrente .
L’esempio più clamoroso è la parola giustizialismo: se voi prendete un dizionario della lingua italiana di qualche anno fa e cercate “giustizialismo”, trovate soltanto un riferimento all'Argentina e al peronismo, niente che riguardi la giustizia. Se prendiamo un vocabolario della lingua italiana di oggi, vediamo che la parola giustizialismo ha ormai un'accezione del tutto diversa e marchia aprioristicamente coloro che cercano di fare giustizia senza compromessi, senza mezze misure.[…]
E lo sterminio delle parole rende ancor più complicati e difficili i rapporti tra etica e politica: perché accentua lo svilimento dell’etica ad opera della politica.
Perché tutto questo? Forse perché la verità e una certa politica, che si scorda o non si pone come punto di riferimento imperativo l’etica, sono piuttosto incompatibili. E lo sterminio del significato delle parole aiuta . Per esempio aiuta a confondere assoluzione e prescrizione: assoluzione significa che il reato non c'è stato, mentre prescrizione significa che il reato c'è stato ma non merita più formale condanna perché è passato troppo tempo.
Ma assoluzione e prescrizione non sono la stessa cosa, anche se spesso c'è il malvezzo di parlarne come sinonimi. Perché lo si fa, pur sapendo che è sbagliato? Per semplicità, leggerezza, impreparazione? […]
Ecco che torniamo alla questione dei rapporti fra etica e politica. […] Quando si sostituisce arbitrariamente la parola prescrizione alla parola assoluzione, il fatto (non solo il reato) viene cancellato. […]
Gaetano Mosca nel 1900 scrisse un saggio intitolato “Cos'è la mafia”. Gaetano Mosca fu uno storico, politico e giurista di grande rilievo, nella sua epoca. In “Cosa è la mafia” scrive che persino un funzionario pubblico onesto presto comprende che, se vuole combattere i soliti onorevoli usi a trescare, dovrà intanto essere esposto alle trame e alle calunnie che si ordiranno contro di lui, e se non riesce, vedrà addossata a lui tutta la responsabilità dell'insuccesso. […]
Per me, tornando al tema della legalità, si tratta allora di chiedersi: è giusto, come spesso accade, o è gravemente sbagliato, gettare pregiudizialmente fango su di un magistrato soltanto perché (facendo il suo dovere) indaga su fatti specifici riguardanti un personaggio pubblico.
Non si rischia di spingere la giurisdizione verso le soluzioni più accomodanti, che non turbano il quieto vivere, invece di favorire il rigore e la correttezza intransigenti? […]
Si può davvero pensare che la corruzione, i rapporti tra mafia e politica siano un'invenzione dei magistrati? […]
Ma attenzione, la posta in gioco, parlando di rapporti fra etica e politica, è ben più alta dei profili che abbiamo fin qui esaminato. Riguarda la concezione stessa di democrazia, perché se questa concezione, nella sua dimensione pluralistica che ne costituisce l’essenza, si appanna, restringendo gli spazi per la ricerca del bene comune, e aprendo invece praterie sconfinate per il perseguimento degli interessi di singoli o di pochi: ecco che questo predominio dell'interesse particolare si concretizza in una forte, sintomatica insofferenza verso le funzioni di garanzia e controllo sociale in tutte le loro articolazioni, a partire dal libero ed indipendente esercizio della giurisdizione. E la democrazia ne soffre nella sua effettività.

All’inizio si è formulato un auspicio, per i ragazzi, di una vita migliore, di felicità. Nella Costituzione degli Stati Uniti d'America è persino codificato il diritto del cittadino americano ad essere felice. Ma scritto o non scritto, codificato o non codificato che sia, il diritto alla felicità ci appartiene. Soprattutto a voi giovani, che avete ancora tutta una vita da vivere. Bene, ricordatevi ragazzi che la possibilità di essere felici dipende da tante variabili: la famiglia, la scuola, i compagni, le persone che si incontrano, la fortuna…
Una di queste variabili però è proprio la legalità: quanto più ci sarà di osservanza delle regole, quanto più la legalità sarà realizzata, tanto più si avranno prospettive e speranze concrete per potere tutti quanti crescere in eguaglianza, per poter vivere in condizioni migliori, per essere più felici.

Un augurio […] L’ augurio che vi faccio - di essere felici - è scontato, doveroso. Ma l'augurio di essere felici si intreccia con l'invito a considerare come la vostra felicità dipenda anche dalla legalità, da un certo tipo di rapporto fra etica e politica;- e come tutte queste cose non siano soltanto nozioni astratte, ma cose concrete, con precise ricadute sul vostro futuro. In altre parole, siate per favore consapevoli che almeno una quota della vostra felicità dipende in generale da quel tanto di legalità, ed in particolare da quel tanto di rispetto dell'etica da parte della classe politica, che riuscirete ad ottenere. Ed è una consapevolezza importante per tutti, quale che sia l’orientamento politico-culturale di ciascuno.

4 commenti:

claudio70 ha detto...

Bravo Salvatore, parole sante. Le parole di Caselli sono l'uovo di Colombo. Credo che tutti possano condividerle, anche se non tutti avevano approfondito i concetti da lui espressi. Una volta, parlando di legalità, un conoscente mi ha fatto sentire piccolo piccolo. Io enfatizzavo il malaffare, la corruzione e altri macro-comportamenti criminosi: lui mi ha fatto notare come sia inopportuno criticare atteggiamenti sicuramente sbagliati quando noi stessi ce ne freghiamo dei limiti di velocità in autostrada, forti della nostra bravura e senso di responsabilità alla guida:"tanto la strada è deserta, 80 km/h sono ridicoli". Per qualcuno la giustizia è "ladri e mafiosi in galera": giusto, ma prima non si può prescindere da una cultura della legalità. Ha diritto di lamentarsi dei politici arraffoni chi non sgrida il figlio che getta la carta del gelato per terra? Si, ha diritto, ma quale futuro costruisce per se e per gli altri? Suggerisco una lettura, non di un brano di un filosofo, ma di una canzone di musica pop: "Gli altri siamo noi" di Umberto Tozzi. IMHO, può aiutare a capire che nessuno di noi è puro e indipendente.

Salvatore Valerio ha detto...

grazie claudio
come vedi
per approfondire certi concetti
che sembrano difficili
bisogna arrivare anche a farsi tagliare la testa :-)

c'è in giro tanta gente
che viene pagata
per inventarsi termini
che la gente comune
poi ripete
senza sapere il significato

e la gente
la gente, questo gregge senza un buon pastore che la ami
si fa rubare la vita e portare al macello senza un lamento

in giro ci sono pure quelli come il tuo conoscente che sono fatti apposta per mettere il dubbio
per frenare la tua comprensione dei fatti
che ti chiedono di credere e di obbedire senza combattere
per dire che siamo tutti colpevoli
chi più chi meno
che se non c'è l'olio ad ungere il meccanismo
la ruota non gira

che sono fatti apposta per impedirti di agire

sei un uomo che ha un figlio
hai capito che ti trovi ad un bivio
ed è un bivio sia per te che per lui

non è possibile immaginare per te un mondo dove ci sono solo i privilegiati e gli esclusi
anche perchè tu e tuo figlio saresti tra gli esclusi

devi scegliere se stare li e farti prima tosare e poi sgozzare come una pecora oppure
dubitare, disobbedire e combattere

emanuele lombardi ha detto...

Grazie per il post. L'ho trovato molto interessante ed infatti l'ho linkato ad uno mio nel quale parlo proprio di come viene alterato oggi il significato delle parole. Se vuoi leggerlo è in http://emanuelelombardi.splinder.com/post/18136335/vocabolario%3A+giustizialismo

Anonimo ha detto...

Grazie Salvatore del commento che hai lasciato sul mio post di cui sopra. Ne ho estrapolato una parte e l'ho messa in un altro post http://emanuelelombardi.splinder.com/post/18074820/perch%C3%A8+un+vocabolario+politic indicandoti come autore. Domani cerco il libro di Naomy Klein. Ciao