25 lug 2008

anoressia culturale

Stamane, durante la colazione, mi son letto l'articolo di Ilvo Diamanti su Repubblica.it di oggi: "Maledetti professori" che vale davvero la pena di conservare!

Difficile non trovare in questa riflessione lo specchio attuale del nostro paese. Svuotato ormai di cervelli e di telenti, e completamente in balia a una decadenza che è difficile attribuire solo ai pessimisti.

L'entusiasmo di chi scrive su questo blog lo ha portato spesso ed enfatizzare concetti legati alla "conoscenza", alla "cultura digitale" e a quel movimento di intelletti in rete, che si può definire "nuovo umanesimo".
Tuttavia non ho mai nascosto la diffidenza sul pressapochismo imperante sul web, e sulla mancanza di approfondimento che spesso accompagna la scrittura in rete.

Nella vita reale e, sopprattutto nel sistema educazionale/istruttivo italiano, il pressapochismo è imperante e l'importanza della competenza è diventanta pressochè inutile. Siamo un paese dove nessuno ritiene di aver qualcosa da imparare. Quindi i professori non servono.

E i risultati sono disastrosi se persino Renzo Bossi, figlio del leader leghista, pochi giorni fa è stato bocciato (per la seconda volta) alla maturità scientifica: "La valorizzazione romantica dell'appartenenza e delle identità", era il titolo della tesina presentata, ispirata proprio al pensiero di Cattaneo. Con i cattivi professori in circolazione come poteva cavarsela il povero Renzo?

Questo atteggiamento non porta da nessuna parte, anzi porta dritto dritto al fallimento del sistema. Citando appunto Diamanti:

clipped from www.repubblica.it
Maledetti professori. Pretendono di insegnare in una società dove nessuno - o quasi - ritiene di aver qualcosa da imparare. Pretendono di educare in una società dove ogni categoria, ogni gruppo, ogni cellula, ogni molecola ritiene di avere il monopolio dei diritti e dei valori. Pretendono di trasmettere cultura in una società dove più della cultura conta il culturismo. Più delle conoscenze: i muscoli. Più dell'informazione critica: le veline. Una società in cui conti - anzi: esisti - solo se vai in tivù. Dove puoi dire la tua, diventare "opinionista" anche (soprattutto?) se non sai nulla. Se sei una "pupa ignorante", un tronista o un "amico" palestrato, che legge solo i titoli della stampa gossip. Una società dove nessuno ritiene di aver qualcosa da imparare. E non sopporta chi pretende - per professione - di aver qualcosa da insegnare agli altri. Dunque, una società senza "studenti". Perché dovrebbe aver bisogno di docenti?
  blog it

L'altro giorno osservavo un gruppo di studenti in età universitaria che passeggiava per Barcellona. Erano globalizzati al punto che potevano provenire da qualsiasi nazione. Non descrivo gli indumenti perchè si dice che "l'abito non fa il monaco", ma piuttosto il loro portamento:

Sguardo accigliato e un po' incazzato. Bocca semi aperta con il labbro inferiore ben pronunciato. Andamento dinoccolato ma ostentato. Ognuno con la sua bella bottiglia di birra in mano o in bocca pronta per un rurro liberatorio. E sempre pronti a ostentare il dito medio.

bossi

Ok, ho fatto il bacchettone. Ma questi "anoressici culturali" sono in aumento e sono omologhi dappertutto. La desertificazione culturale avanza e non vedo all'orizzonte le truppe della "resistenza".

4 commenti:

Stefigno ha detto...

Ma questi "anoressici culturali" sono in aumento e sono omologhi dappertutto. La desertificazione culturale avanza e non vedo all'orizzonte le truppe della "resistenza".


questa la condivido.
;)

Marco ha detto...

Non dobbiamo tuttavia cadere nella trappola di credere che ora va peggio di prima.
Esiste il problema: ma la soluzione non sarà nei grandi numeri, nelle truppe. E' la lezione del Web: ogni persona può crescere ed aiutare a crescere altri. Altri, ma non milioni, forse due, al massimo tre. Purché si abbia il desiderio di migliorare...

DanieleLGblog ha detto...

Concordo con Marco. Parlando di educazione; credo che parte del problema sia una mancanza del desiderio di conoscenza nei giovani. Una curiosità assente nei confronti di ciò che li circonda, un apatia e una superficialità verso il tutto che porta ad un appiattimento della personalità e ovviamente dell'intelletto, non allenato ad apprendere e a pensare. Il problema credo sia ben chiaro ed evidente a chi sa osservare, trovo più difficile però individarne tutte le cause e ancor di più un piano d'azione per invertire questo processo.

claudio70 ha detto...

Acuto come sempre, veggente come pochi: Diamanti for president. Purtroppo ha ragione da prende come spunto i professori per dire che tutto va in quella direzione.