22 giu 2008

L'influenza del cittadino digitale

Su questo spazio ho elucubrato spesso di democrazia elettronica e di diritti e doveri legati allo status di "cittadino digitale". Le mie ultime osservazioni erano conseguenti la tavola rotonda svoltasi a Rimini durante EuroPA dove abbiamo immaginato scenari futuri relativamente all'eGovernment e all'eDemocracy nel nostro paese.

Una prima osservazione è ormai inconfutabile: mai come adesso le tecnologie riescono ad abilitare e stimolare la partecipazione democratica!
E' un dato certo che rappresenta la crescita culturale (seppur lenta) dei cittadini. E per culturale intendo di "cultura digitale" che, finalmente si sta allontanando dalla parentela stretta con l'informatica e si avvicina sempre di più alla grande famiglia delle discipline umanistiche.

Durante i miei ultimi interventi pubblici ho spesso enfatizzato il concetto di "nuovo umanesimo" cercando di compararlo con il periodo in cui l'umanesimo culturale e letterario segnava l'uscita definitiva dai secoli bui e rimetteva l'uomo al centro dell'universo. Quell'umanesimo ha avuto profonde radici in Italia mentre oggi, il risveglio "digital-humanitas" nasce e prende vigore al di là dell'atlantico.




In estrema sintesi oggi si intende per umanesimo, in senso pratico e politico, una “life-stance” ovvero una concezione del mondo basata sul buon senso, la ragione, la solidarietà ed il rispetto dei diritti umani.
tratto da wikipedia

Ma può il cittadino digitale giocare un ruolo determinante nelle scelte politiche? Può la democrazia elettronica aiutare il singolo, o le comunità, a sentirsi "ascoltato"? E inoltre questo ascolto può articolarsi in proposta o ridefinizione di proposta? Si possono elevare buon senso, ragione, solidarietà e rispetto dei diritti umani a proposte politiche? E si può scegliere o proporre un candidato che le interpreti utilizzando gli strumenti digitali oggi disponibili?

In una società come la nostra (intendo quella italiana) tutto ciò che viene emanato dall'alto (televisione in primis) viene considerato "autorevole", se non addirittura "certificato" e tutto quello che viene proposto dal basso viene considerato elemento di disturbo e spesso addirittura "sovversivo".

Ma tutto ciò tocca anche il web. La gran parte dei portali pubblici (Ministeri, Aziende statali, Regioni e Comuni) non favoriscono la partecipazione e lo sviluppo di un rapporto dialogico con i cittadini. Sono rarissimi i casi in cui viene chiesto al cittadino: "cosa ne pensi di questo servizio? Come possiamo aiutarti per usufruirne meglio?" Cito spesso (quando mi vengono segnalati) dei casi di eccellenza ma, purtroppo sono sporadici.

Tutto ciò succede e si cristallizza perchè il concetto del "servire" non è sentito. E tantomeno è diffuso il senso "assertivo" del servizio. Pochi ascoltano le proposte. Molti non le ascoltano affatto. Alcuni le prendono in considerazione se sono convenienti per il loro successo personale.

E questa è una conseguenza della cattiva educazione. Non si può pensare di cambiare le dinamiche per legge. Ad esempio nella Pubblica Amministrazione continuo a dire spesso che le dinamiche vanno educate e spinte all'interno, per poi farle adottare verso e in favore dei cittadini. Su questo tema cito i due articoli che ho scritto per eGov e il Sole 24 ore.

Quindi, se nulla si muove, il cittadino fa da solo! Specialmente il cittadino digitale, quello che ha una certa esperienza con gli strumenti oggi disponibili su web. Questo neo-umanista del web si organizza e da vita a vere e proprie inizitive atte a stimolare la politica dal basso. Addirittura a sfiorare le modalità di class-action!

Cito due casi interessanti. Il primo legato ad un nuovo modo di disentermediare le logiche del partito democratico. Non a caso si tratta dei "Circoli di Obama". Un altro legato a iniziative popolari più "movimentiste" che cercano di mediare con le istituzioni. E' questo il caso dei 40xvenezia.



E' evidente, in questo caso, come la destrezza di alcuni nell'utilizzo di Ning, permetta di svolgere agevolmente le funzioni di aggregazione sociale e di stimolo alla proposta politica. Ma anche Facebook e MySpace sono un pullulare di sottogruppi tematici legati a questo o quel partito, ma anche a questa o quella tematica. Per non dimenticare la rete dei Meetup di Beppe Grillo che rappresenta pur sempre un forma di aggregazioni su temi legati alla democrazia reale, nonchè anche digitale.

Di là dell'Atlantico le cose vanno ovviamente molto meglio e il nuovo umanesimo tecnologico si esplicita in molteplici forme. I diritti e i doveri della cittadinanza si discutono in diversi luoghi e in molteplici ambiti ma, è indubbio che la facilitazione favorita dai social media venga percepita subito e sfruttata appieno dalle masse che, negli USA, sono più propense a utilizzare il web.
Basta dare un occhiata al sito di TechPresident per leggere i chart relativi al numero di friends che si riconoscono in un candidato alla corsa per la casa bianca.



Il sito di TechPresident permette di percepire l'entità del concetto di "eDemocracy" negli USA e la straordinaria crescita dei blog dei candidati, dei sitemi di rating, degli innumerevoli social network e forum che concorrono, in percentale molto alta, a spostare voti ma, soprattutto, a stimolare i candidati stessi nell'adozione di strategie, programmi e filosofie che i loro elettori sostengono in tutte le forme.
E' dal basso, quindi, che si cerca di indirizzare la politica. E' dal basso che nascono una serie di sistemi di monitoraggio e di gradimento.
Segnalo, grazie alla lettura del mio aggregatore di feed, che domani e dopodomani si terrà, a New York, il Forum Personal Democracy al quale parteciperanno i maggiori esperti di social media mondiali come relatori, e una serie di esperti di giornalismo, politica e democrazia della rete. Ho letto, inoltre, che anche tre blogger di casa nostra parteciperanno all'evento. Mi aspetto di leggere dei resoconti esaustivi al loro ritorno. Resoconti che ci diano speranza e indicazioni pratiche sull'eDemocracy.

La democrazia si fa sempre più dal basso ed è inevitabile che il vecchio modo di concepire i partiti e i movimenti debba ora tener conto dell'apporto digitale. Anche la nostra classe politica deve tener conto di qesto nuovo umanasimo che nasce in rete e vuol rompere gli antichi schemi. Certo in Italia siamo ai primi vagiti, ma la strada ormai è tracciata.

13 commenti:

giacomo ha detto...

bell'articolo, io sono arrivato a questo blog proprio dal circolo Obama di cui hai parlato e ti assicuro che difficilmente mi sarei iscritto al PD se non avessi trovato quell'ambiente

Gigi Cogo ha detto...

@gicomo ciao

ti ringrazio della vistita. Utilizzo molto Ning e lo ritengo uno di quei social media abilitanti. Resto, però, smpre dell'idea che le reti sociali funzionino davvero se i link sono anche reali e, non solo, digitali.
Ciao

DanieleLGblog ha detto...

Interessante articolo, e sicuramente interessante i 40xVenezia, di cui non sapevo nulla fino ad oggi.
Da Veneziano non posso che essere daccordo con il vostro manifesto e con progetti che perseguite, avete tutto il mio supporto.
Quando arriverò ai 40 mi iscriverò pure io ;)

maialino rosa ha detto...

Veramente un bell'articolo, infonde speranza. Diciamo alla Obama: Yes we can!

Lucio Scarpa ha detto...

bell'articolo.
e mi fa molto piacere sentire parlare bene di due esperienze che sto vivendo e che mi appassionano, due modi diversi di fare politica ma con molte affinità fra loro.
i 40xVenezia e il circolo Obama, un movimento apartitico e un circolo del PD che, secondo me, grazie alla libertà di internet trattano i temi della politica in senso nobile come non riescono più a fare i partiti tradizionali

@danielelblog
i 40x sono pieni anche di ventenni. vieni a trovarci

Antonino Leone ha detto...

Ritengo questo blog molto interessanti per gli argomenti che tratta, i quali avrannno una influenza sul cambiamento delle organizzazioni.
Le nuove tecnologie della comunicazione, insieme ad altri fattori, hanno realizzato grandi cambiamenti nelle imprese. Spero ch potrano cambiare i partiti nel senso di renderli più partecipati, decentrati.

WAI2WAI - Luigi Bertuzzi ha detto...

Aggiungerei solo che tra i 40x ci possono essere anche quelli del '40 .. neppure veneziani .. ma in attesa di veder tornare il momento magico .. di fare sistema ..

angelo ha detto...

se tutto ciò, di cui nell'interessante post, è vero e non è solo wishful thinking? come spiegare diversamente quanto vediamo accadere, democraticamente, giorno dopo giorno, in italia?
la realtà, come spesso, sembra contraddire tutte le analisi e gli scenari.
a misura che il mondo è sempre meno democratico (longue durée), sempre più si vede democrazia in ogni nuvola, in ogni angolo in penombra.
ohimè!

Gigi Cogo ha detto...

@angelo,

il tuo commento fa riflettere. In effetti la prosa è più amara della poesia ma, secondo me, contesti interessanti ce ne sono parecchi.
L'Italia è una democrazia giovane e non ancora matura. Certe forme stentano a decollare perchè non c'è un forte sostrato democratico ampiamente condiviso da tutte le componenti politiche come, ad esempio, succede nei paesi nordici o anglosassoni.

Mario Caputi ha detto...

Davvero una bella esposizione. Spero anch'io che non siano solo desideri. La politica ha bisogno di partecipazione e non solo di delega.

Daniele@LG ha detto...

@Lucio Scarpa, Accetto l'invito allora ;)

svaroschi ha detto...

Ciao gigi!
Come hai visto, antonio e sergio hanno fatto liveblogging, io ne scriverò a pezzetti sul blog, spero ti capiterà di dare un'occhiata...e la tua opinione, se ti va!
A presto!

Antonella

Gigi Cogo ha detto...

ciao antonella, ovviamente si, siete tutti feedati :-)