10 giu 2008

INTERNET O INTERCET?

 

di Claudio Marino

Divampa la polemica sulle intercettazioni ambientali. Da anni e, forse, per anni ancora.

Costano troppo, violano la privacy, ne viene fatto un uso politico. Non, non è vero: sono indispensabili, moderni mezzi di indagine, hanno fatto ottenere grandi successi nella lotta alla criminalità.

privacy

Tutto giusto. Pro e contro. Siamo un popolo di navigatori, di santi, di poeti, di commissari tecnici della nazionale: ora, anche di investigatori e garanti della privacy. Ma in nome di cosa, di chi? Delle chiacchiere che sentiamo in giro, sparate da politici o giornalisti per i loro fini che, spesso non sono i nostri?

Io ho la mia idea: di parte, forse eccessiva, scomoda e settaria: ma non strumentale né ridondante. Solo, asteniamoci dal credere di avere la soluzione in tasca, buona per tutto e per tutti, come nel migliore costume italiano. Sbaglia, IMHO, chi sostiene le intercettazioni come unico strumento per ristabilire la legalità, al pari di chi vuole limitarle ai soli reati di mafia e terrorismo.

Non aggiungo commenti, il dibattito è aperto. Ognuno di noi è legittimato a dire la sua su quello che discute al telefono. Già, al telefono: e il web? Cosa vuol dire privacy sul web? Beh, sul web è diverso. Quando mi iscrivo a un servizio, mando una mail, twitto o chatto, lo faccio per mia scelta, conoscendo i rischi e i diritti. Quali rischi? Boh! E’ un mondo tutto sommato nuovo, non sembrano emergere grossi rischi. Intanto, però, in questa sicurezza, mettiamo la nostra vita a disposizione di qualunque cretino abbastanza ingegnoso da oltrepassare barriere, codici di sicurezza, password e convinzioni superficiali. La nostra vita, fatta di cose che prima custodivamo gelosamente in cassetti segreti o diari.

Niente di originale: se ci riflettiamo, anche al telefono tutto è nato e si è sviluppato così. Poi, come ogni cosa di questo mondo, naturale e non, si è evoluta per conto suo, seguendo percorsi che nessuno poteva prevedere. Generando un mondo in cui si incrociano ingenui, spioni, controllati e controllori.

E allora: basta chiacchiere, per favore, meno rumore di fondo. Si discuta di cose concrete, si eviti supponenza e sospetto, superficialità e condanna. Una sana diffidenza potrebbe costituire un buon compromesso, senza mai disgiungerla dal senso critico che deve sempre accompagnarci e guidarci. Basta chiederci di continuo se il nostro led è acceso o spento, per poter coniugare serenamente web e conoscenza (nessuno mi ha comprato per la citazione).

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