19 giu 2008

Einstein for dummies

di Claudio Marino

Alcuni giorni fa, ho avuto una ulteriore prova di quanto il nostro vivere quotidiano sia intriso di ipocrisia.

Un collega di lavoro (dipendente di una P.A.), intervistato da un giornalista, sparava a zero contro la gestione politica dell’Ente ma chiarisce all’intervistatore di non voler vedere pubblicate tali dichiarazioni (prima ipocrisia). L’intervistatore accetta ma poi, all’atto di pubblicare il pezzo, riporta anche le frasi più pesanti (seconda ipocrisia). Alcuni politici, scossi dai contenuti dell’articolo, si indignano per la denigrazione del loro “lavoro” (terza ipocrisia); allora, il collega ottiene dal giornale la pubblicazione di una smentita in cui nega di aver mai detto quelle frasi (quarta ipocrisia). Il giornalista, a sua volta, sostiene molto ironicamente di aver male interpretato il senso delle frasi, avendo pensato che il collega riferisse sui disservizi della sua Amministrazione, che evidentemente invece è perfetta e priva di problemi (quinta ipocrisia). I politici, soddisfatti dalle precisazioni pur sapendole solo di facciata, sono ora soddisfatti (sesta ed ultima ipocrisia), così come tutte le altri parti in causa che hanno sostenuto un’opinione e poi quella contraria, secondo opportunità, alla faccia della trasparenza, della conoscenza.


Trovo interessanti tutti i contenuti di questo blog, perché parlano di conoscenza: web o analogica, personale o collettiva, tecnica o morale, superficiale o specialistica, ma sempre conoscenza. Distillata, in dosi omeopatiche, non filtrata.

E la conoscenza è coscienza: deve essere condivisa da tutti, padronanza di tutti, prerogativa di tutti. Quando non è stato così, la conoscenza è diventata arma di convincimento, potere di comunicazione, supremazia pseudo-culturale.

Mi piacerebbe che, un giorno, si potessero dire verità senza precisazioni, senza smentite e senza artifici linguistici buoni solo per mascherare la verità o per dare tante verità, ognuna buona per qualcuno.

Mi piacerebbe che non si mascherasse l’odio chiamandolo “necessità di garantire la legalità”, che una partita di calcio Italia-Romania rimanesse solo una competizione sportiva in cui gli avversari sono da battere, non da abbattere, che non fosse una scusa per gridare “Tornate a casa vostra”.

Mi piacerebbe che un capo di governo non facesse leggi a tutela della sua persona spacciandole per sicurezza, con buona pace dell’omogeneizzazione legislativa prevista da quella costituzione europea che dice di voler promuovere.

Mi piacerebbe che il capo dell’opposizione non fuggisse davanti all’evidenza, davanti alla responsabilità di aver annichilito la dialettica politica togliendole l’anima, di aver contribuito fortemente a sdoganare comportamenti da ventennio; mi dispiace vedere la sua finta sorpresa davanti a fatti prevedibilissimi da tutti e da lui per primo.

Mi piacerebbe che Robin Hood rimanesse confinato ai fumetti e ai cartoni animati, cosicché mio figlio, crescendo, non corresse il rischio di considerarlo come il fiscalista del principe Giovanni, che tassava i ricchi dando loro una scusa per spremere ancor più i poveri contadini.

Mi piacerebbe vedere l’esultanza di un ministro davanti alla condanna del clan dei Casalesi, anziché soltanto quella del solito scrittore che qualcuno tenta di far diventare una maschera folkloristica: chissà se a San Gregorio Armeno ne faranno un personaggio del presepe, come Maradona.

Mi piacerebbe che l’universo fosse trasparente: ma questo implica che prima siano trasparenti i suoi elementi costitutivi, cioè noi. Perché l’universo, le opinioni, le lobbies, i potentati, sono lo specchio delle nostre azioni, dei nostri convincimenti, dei nostri desideri. Una volta, per sapere bastava sentire. Oggi, in questo universo opaco, prima di dire, fare, credere, lottare, è importante capire, interpretare, conoscere. Perché le letture di un’azione, di un pensiero, sono molte e molto diverse, molto superficiali, molto ottimiste, a volte anche molto false e strumentali.

Uno di quelli che mise ordine, che diede una chiave univoca di lettura dell’universo, che riconciliò Newton con le osservazioni astronomiche, fu Albert Einstein. La sua teoria della relatività generale (chiedo scusa per l’approssimazione) comprende un gruppo di leggi, le equazioni di campo, che descrivono i possibili universi (lo spazio-tempo) in base alle interazioni tra materia ed energia. Materia ed energia “incurvano” lo spazio e rendono possibile ciò che sembra impossibile. La maggior di queste equazioni sono ad oggi irrisolte per la difficoltà di quantificare tali interazioni.

Pare che Einstein fosse consapevole del cambiamento epocale che la sua teoria avrebbe comportato nel modo di concepire e studiare l’universo. Quello che non poteva immaginare è che, soltanto dopo pochi decenni, qualcuno sarebbe stato in grado di creare e gestire tanti universi paralleli, ognuno buono per accontentare qualcun’altro, basandosi sulle interazioni tra i fatti e la loro interpretazione, tra legalità e opportunità, tra l’azione politica e la propaganda politica, tra l’economia reale e il W.T.O.

Anche George Orwell era, a modo suo, un innovatore, ma più per denunciare le sue paure che per amore della scoperta. Il suo capolavoro, 1984, fu considerato prima “eretico” e poi “di fantasia”. Dopo sessanta anni, qualcuno sta dando vita ai suoi incubi.

3 commenti:

Fabio Metitieri ha detto...

Scusa, ma un giornalista e' tenuto a rispettare le richieste di "off record" di un intervistato. Nessuna ipocrisia da parte dell'intervistato che ha specificato un off record, quindi.

So che i colleghi di politica, cronaca e gossip di solito non rispettano nulla e pubblicano tutto, sperando che l'intervistato non protesti, ma se ci sono proteste sono tenuti a una rettifica. Per cui, piu' che essere ipocrita, il giornalista "ci ha provato".

E' lecita e corretta la protesta, e ovvio che il giornalista e' tenuto a pubblicare una smentita. Altrettanto ovvio che il giornalista provi a controrispondere sarcasticamente, per sminuire la smentita, e questo e' ipocrita, si', ma fa parte del gioco, purtroppo.

Io, personalmente, non chiederei mai degli off record a giornalisti di questo tipo e semplicemente direi solo cio' che voglio veder pubblicato.

Peraltro, l'unica volta che ho ho chiesto io un off record, a un giornalista "citizen" (o amatoriale, direi io, di Apogeonline), costui se ne e' bellamente fregato, malgrado il contesto amichevole e informale in cui era avvenuta la nostra chiacchierata, ha pubblicato tutto e non ha neppure pubblicato uno straccio di smentita, anzi, della mia protesta se ne e' altamente sbattuto le ciuffole, trattandomi piu' o meno come un pirla.

Per cui, alla lista dei tuoi "vorrei" dovresti aggiungere:

Vorrei che gli hobbisti che stanno cercando di fare giornalismo dal basso on line prendessero dai giornalisti professionisti le cose positive e non le abitudini piu' scorrette...

Ciao, Fabio.
http://xoomer.alice.it/fabio.metitieri

claudio70 ha detto...

Caro Fabio, chiarisco di aver riportato quello che ho visto. IMHO,"provarci" non è un'attività indolore,quando si mettono parole in bocca ad altri. Il fatto che tale pratica sia diffusa, non la fa diventare dignitosa. Non so se il mio collega abbia chiesto un off-record, ma comunque è stato un pollo. Io non mi sogno neppure di fare del giornalismo (faccio meglio altre cose) nè di criticare una categoria di professionisti. Però non rinuncio a dire quello che penso, quando qualcosa mi stuzzica: credo che la diffusione della conoscenza passi anche da questo. So bene che dal p.d.v. professionale, il mondo funziona così, smentite su smentite: ma a guardare bene, l'ipocrisia rimane come un macigno, sui fatti.

Anonimo ha detto...

Non credo che claudio abbia voglia fare il giornalista ha solo espresso una sua opinione, che per altro condivido. Vorrei anch’io un paese con meno ipocrisia, vorrei anch’io che tutti i giornalisti facessero i giornalisti, che provassero ad essere più obiettivi, che non subissero le censure dei loro padroni/editori, vorrei che ciascuno di noi ogni mattina avesse ancora la forza di indignarsi dei comportamenti della attuale classe politica, destra o sinistra che sia, vorrei che ci fosse ancora la voglia di arrabbiarsi per qualcosa che non si condivide e vorrei non dover leggere che l’ipocrisia fa “parte del gioco”. Puoi aggiungere i miei “vorrei” ai tuoi “mi piacerebbe”? Ciao Claudio e se puoi continua a scrivere su questo blog.