13 giu 2008

Condividiamo conoscenza (o almeno ci proviamo)

Di Caterina Policaro

Come sapete io, Gigi e Fabio siam stati parte attiva del convegno sull'e-learning di ProgettoTrio "E-Learning Today: l'esperienza della Regione Toscana e le prospettive".

ProgettoTrio per chi non lo sapesse è il portale e-learning mediante il quale la Regione Toscana eroga corsi e-learning gratuitamente. Nato 10 anni fa, in pratica quando dopo la tesi di laurea (mia), decisi di approfondire la didattica attraverso le tecnologie e la multimedialità e di lavorare in questa direzione. Le due cose non sono certo correlate, ma il master sulla progettazione di corsi e-learning lo feci proprio a Firenze e il primo ProgettoTrio lo abbiamo approfondito come caso studio di rilevanza fondamentale per il panorama e-learning italiano.

Premesso questo, veniamo al convegno dell'11 giugno. Del quale devo però dire una cosa subito. Certo, la mattinata era la parte istituzionale, e ci si aspetta che sia un po' più noiosa ed ingessata. Così stato, ma non per i relatori che si sono alternati nei vari interventi, ma perchè su alcune cose emerse sembrava di essere nel 2002, discorsi sentiti e teorizzati allora, validissimi, sull'e-learning, le prospettive, le modalità per progettare ed erogare corsi di formazione (prevalentemente ad adulti con poco tempo disponibile per partecipare in presenza) ecc. ecc.

Però sembrava di essere in posti e con persone anni fa. Quando si parlava da poco tempo di e-learning e quando le tecnologie e la rete erano sicuramente meno pervasive ed invasive di oggi (anche per gli utenti stessi). E quando il modello costruttivista e collaborativo erano la metà da raggiungere per superare un uso del web semplicemente erogativo, per cui si formavano persone capaci di comunicare con tutti gli strumenti che il Web metteva e mette a disposizione, di mediare, di facilitare la trasmissione della conoscenza, di costruire un rapporto personale e fisico nonostante fisicamente non ci si incontrasse mai per fare formazione. Persone capaci di farsi riconoscere come persone al di là del monitor e di intessere relazioni in rete.

Guglielmo Trentin conosciuto allora e in diverse occasioni, esperto di cui ho letto anche tutti i libri, alcuni proprio studiati, tanto per cominciare non ha un blog, ma aggiorna ancora le pagine che vi ho linkato. Certo, non c'è nulla di male, non bisogna essere per forza 2.0, ma a quei livelli di preparazione e competenza (rimane sempre un mio mito) occorre almeno esplorare e testare. Comunicare al passo coi tempi. E avere idea che con un blog tutti i suoi contributi scientifici validissimi avrebbero una visibilità 1000 volte migliore. Oltre che aprirsi al confronto con gli altri e fare rete è il reale valore aggiunto dell'e-learning e di gruppi collaborativi in rete.

Fermo restando che l'intervento sulla panoramica e le prospettive dell'e-learning in Italia era comunque interessante, mancava secondo me un quid importante.

E cioè che il web ora è diverso e sono diversi i comportamenti e i modi di comunicare attraverso la rete di gran parte degli utenti Internet, più o meno evoluti. E l'e-learning e chi ne studia le dinamiche oggi, nel 2008, non può non tenere conto che Internet e il web sono cambiati e continuano a cambiare alla velocità della luce, e gli utenti connessi anche. Chi progetta e-learning deve scontrarsi ed affrontare questi cambiamenti. Altrimenti rimaniamo fermi e continuiamo ad erogare corsi e-learning che sono 1000 volte più noiosi e meno godibili di un qualunque sito/blog tematico in cui un argomento viene snocciolato, partecipato, costruito dagli stessi utenti, oppure di un qualunque social network senza neanche grandi pretese che non l'aggregazione di contenuti multimediali e la condivisione fra utenti stessi.

Ecco il nuovo paradigma è questo, il web 2.0 è realtà per molti, anzi per chi si è avvicinato ad internet negli ultimi anni è l'unica realtà, è il modo stesso di funzionare di internet che connette innanzitutto persone.

ProgettoTrio dopo 10 anni di attività positiva (i dati forniti da Luciano Falchini e Antonella Castaldi durante la mattinata lo confermano pienamente) si è interrogato, anche attraverso noi tre (io, Gigi e Fabio), dello stato dell'arte dell'e-learning in Italia, soprattutto nei workshop del pomeriggio.

Giusto per fare un esempio di come va veloce il web oggi. Sul sito ufficiale non c'è ancora traccia di quanto si è svolto mercoledì a Firenze. Sicuramente condivideranno foto e materiali. La domanda è "Si, ma quando?"

Gigi ha salutato tutti i convenuti al termine del pomeriggio proprio dicendo "Non vi preoccupate, da domani il materiale e le foto le trovate sui nostri blog, da me da Caterina e da Fabio". Nessuno ha detto "Sul sito ufficiale". Tant'è che una partecipante al mio workshop mi ha chiesto perchè i link a questi siti non sono stati scritti sulla brochure, tant'è che ho segnato a matita sulla sua brochure i link dei nostri tre BLOG (non siti, blog).

Della mattinata comunque gli interventi che mi son più piaciuti son stati quelli della spagnola Carmen Lazàro "The e-learning system in the Region of Andalucia" e quello di Bruno Salomoni sul Progetto RITEF della regione Veneto. Nel primo caso per la concretezza dell'approccio spagnolo che punta molto a formare i suoi formatori adeguatamente, nel secondo caso per aver spiegato in modo comprensibile a tutti come inserire ed avviare nella Pubblica amministrazione dei percorsi e-learning.

Ma veniamo ai work-shop che ci hanno coinvolto nel pomeriggio. Gigi si è occupato, con l'aiuto di Fabio, del modello costruttivista del social network e del web 2.0.

Lo hanno presentato al loro pubblico di partecipanti in maniera molto interattiva, anche perchè, essendo i nostri due workshop molto simili, si rischiava che facessimo un parallelo dicendo realmente le stesse cose.

Gigi e Fabio hanno parlato di PLEs e di social network ed hanno ricreato e poi presentato in plenaria un social network umano (favorito dall'approccio SAFARI voluto dal brillantissimo Paolo Martinez) e munito a mò di tazebao umani con i cartelli elaborati dal gruppo. Ecco, il "collettivo gigicogo" (così è stato chiamato al termine dell'esposizione multipla + tazebao umani) ha chiaramente mostrato ai partecipanti che il web 2.0 è fatto di interrelazioni con persone, che esistono nuovi linguaggi e nuovi modi di comunicare, che le relazioni sono alla base del trasferimento di conoscenze, che è tutto un discorso aperto e non chiuso tra paletti che ne determinano il dominio in maniera precisa, che non è la tecnologia il problema principale dell'e-learning, che i Personal Learning Environments già sono in costruzione (magari inconsapevolmente) da parte degli utenti che già aggregano diverse fonti informative e materiale multimediale di tutti i tipi e costruiscono il loro proprio repository di risorse utili o utilizzabili, che gli utenti stessi ora possono letteralmente produrre e creare contenuti anche da soli ed apprendere non per forza in circuiti di e-learning e aule virtuali chiuse in se stesse.

Bè appena circolano le foto ufficiali capirete, intanto condivido il collettivo gigicogo per capire quanto abbiamo sentito come resoconto:

(continua)

5 commenti:

Gigi Cogo ha detto...

ma grazie, ma grazie,

le reti analogiche sono lo strato SOLIDO sul quale si possono costruire quelle digitali o, come tutti ora le chiamiamo "reti sociali".

Dal work-shop è emerso proprio questo. Non esaltiamo il concetto di "reti sociali" come un format SOLO digitale che è nato e si è sviluppato grazie al web 2.0.

Le reti sociali sono sempre esistite. Ora possono essere animate meglio e possono esprimere un valore globale, immediato, e facile da percepire anche sul web.

Io vorrei ringraziare molto anche Paolo Martinez che su queste temi e su questi "giochi interattivi" è davvero un maestro.

Tito ha detto...

Complimenti, il tuo blog è davvero molto bello, immediato. Ben fatto.

Sono piuttosto inesperto riguardo a questo nuove forme di comunicazione, che pure utilizzo, anche nella mia professione.

Fai un salto a visitare il mio nuovo blog: mi farebbe molto piacere se mi dessi qualche dritta da buon navigatore.

Scusa se ho usato questo spazio per comunicare.

Bye...

Anonimo ha detto...

Grazie Gigi, e grazie Caterina con la quale ho scambiato solo poche parole informalissime (in una improvvisata smoking area su un catwalk, che mi fa assonanza col tuo nome...) ma letto sul suo blog e ora qui, e grazie a tutti quelli che menzionate, in post e commento. Grazie davvero. Sorta di mantra del dopo-Firenze, per me: grazie, grazie! :-D

Osservo parole che ricorrono e si rincorrono in contesti diversi e su canali diversi e la sensazione è quella del grande fermento. (Addosso a me sicuramente, le vostre sollecitazioni mi hanno dato la scossa - rispetto all'osservar pallido e assorto l'emergere del 2.0 dovendosi necessariamente occupare di 'cose più urgenti', in questo momento la visione è capovolta: alle cose urgenti si lavora in 2.0! Vediamo quanto riesco a persuadere, intanto inizierò io... :-) )

Perché l'altro versante è quello della necessità di persuadere. Caterina parla della sensazione di ritornare, a tratti, anni indietro, che condivido in pieno e... però, sì, a volte ci si trova a dover parlare e progettare di e-learning, o altre e-, (progettar davvero pallido e assorto :-D!) consapevolmente scegliendo di usare un linguaggio di 10 anni fa in cui infili dentro step di avanzamento ben confezionati (o così speri), sperando di farli poi 2 a 2 o 3 a 3, questi anni, arrivando, tra tre o quattro anni, ad aver colmato il gap... Perché ci credi, credi che sia la strada... Allora, mi chiedo, forse anche il guru storico italiano (o uno dei) della didattica multimediale e poi supportata dalle ICT utilizza un codice comunicativo che ritiene alla portata delle istituzionmi medie?
Poiché, nonostante i cambiamenti reali, le istituzioni comprendono ancora solo questo linguaggio?... Mah, poi, veramente, da Gigi mi è sembrato che 'certe' istituzioni comprendessero ben altri stati di avanguardia... ma forse questo è proprio il merito suo e del suo staff e di quelli che si mettono in gioco a condividere conoscenze invece che tenersele a braccino corto: dietro le tecnologie ci sono le persone; questo ora (per qualcuno o molti) finalmente traspare e se si tratta di un nuovo umanesimo, è proprio da questo che si vede e dai casi di eccellenza che ti confortano e ti riportano la curiosità (prima istanza di conoscenza) e la motivazione forte a proseguire.

Quindi, mi sto gelosamente nutrendo questa sensazione, del "si può fare"... in fondo, si può fare.
Di cui l'ultima (nel senso di più recente) iniezione di motivazione la devo a voi.

Ciao, grazie per l'ospitalità tra i tuoi commenti, vado a azzerare metaforicamente il mio antico e da-anni-negletto blog per aprirne uno vivo! :-)

dal Collettivo Gigicogo (tagline pregnante, invero, da copy - ma chi è che l'ha coniata così out of the blue dal tavolo dei relatori?), Giovanna

catepol ha detto...

Giovanna grazie del commento!
Sicuramente dietro l'e-learning ci sono dietro le persone. Ci son sempre state (non a caso chiamammo il portale elearningtouch - mia idea - elearning with a human touch, ed era il 2002). Le persone ci devono sempre essere dietro l'elearning perchè i processi di apprendimento riguardano cambiamenti nelle persone, qualunque sia l'obiettivo didattico.
Il cambiamento appartiene ora al web 2.0 ad una velocità impressionante, chi si occupa di queste cose non può non tenerne conto. Il web ora va a questa velocità, ci sono utenti nuovi, che non erano nel web nel 2002 ad esempio, che non conoscono altro web che questo fatto di blog, social network, possibilità di entrare in rete rapidamente con altre persone, condividere foto, video, documenti (e chattare, inviare mail, commentare sui blog ecc.).

Vivendo molto il web anche in altri ambiti e reti sociali che vanno molto al di là del settore e-learing, studiandone i fenomeni e le relazioni, il loro evolversi, le nuove dinamiche, posso affermare senza presunzione che non ci si può arrivare fra tre anni a questi strumenti nuovi (che nuovi non sono).

Il nuovo umanesimo prevede persone sempre più attive in rete ed ha bisogno di formatori e-learning in grado di coglierne le reali esigenze formative che la rete può contribuire a colmare.

Ovviamente non tutto può esser fatto in maniera collaborativa e 2.0. Il modello erogativo in molti ambiti è quello migliore, ma nessuno vieta di crearci sopra una rete sociale utile alla causa, che possa dare una forte motivazione in più, che possa non far sentire una persona sola in autoapprendimento davanti ad una macchina.

Questa conversazione che si svolge fuori dall'istituzionalità del convegno stesso ne è un esempio.

Immagino che la diffusione del materiale e delle foto dbba passare dai responsabili stampa e comunicazione...

La domanda è sempre la stessa: Si ma quando?

Noi intanto alimentiamo la linfa di quanto vissuto mercoledi così. Ma perchè siamo abituati a farlo ed è un'abitudine piacevole e molto utile che da abitanti di questa rete, io e Gigi ben sappiamo.

WAI2WAI - Luigi Bertuzzi ha detto...

In attesa del seguito al post (Continua) scrivo un commento, come ho già fatto sul Blog di Caterina, per chiarire a me stesso le ragioni del disagio che mi procura il sentir parlare (e/o leggere) di Condividere Conoscenza.

Come si dice, al negativo, "non parlar di corda in casa dell'impiccato" mi verrebbe da chiedere che senso abbia "parlare di Condividere Conoscenza in un contesto di Apprendimento".

A me suona come se qualcuno sostenesse che, in un contesto come il CERN, si deve parlare di Computing.

Per me la Condivisione della Conoscenza, come l'Informatica, è una risorsa, utilizzabile per risolvere problemi.

Come al CERN si parla di problemi da risolvere con le risorse dell'Informatica .. e se la risorse non sono sufficienti se ne inventano di nuove ..
così in un contesto di Apprendimento si dovrebbe parlare di problemi da risolvere con le risorse della Condivisione della Conoscenza e .. determinare se le risorse disponibili sono adeguate .. per adeguarle nel caso non lo fossero.

Se il commento che sto scrivendo fosse un programma Fortran dei miei tempi andati .. adesso proverei a vedere se il compilatore me lo passa .. se non passa farei le opportune modifiche editoriali fino a quando passa .. per andare in esecuzione.

L'esecuzione di un commento a cosa può portare? Può essere un contributo alla revisione di una definizione d'intenti da condividere?

Ma "chi" interpreta il ruolo del "compilatore"? "Chi" interpreta il ruolo del "Processor"?

Come ho detto: ho scritto il commento per capire cosa voglio dire ...
Se un programma si scrive per capire come ottenere un risultato ... dovrebbe aver senso; no?