7 giu 2008

6 giugno 1968

Il 18 Marzo scorso mia moglie mi ha mandato una mail con questo discorso di R. Kennedy . Il discorso, infatti, fu pronunciato proprio il 18 Marzo 1968 all'Università del Kansas.

Il 6 Giugno del 1968 R. Kennedy fu ucciso durante le primarie democratiche americane. Io avevo 10 anni. Me lo ricordo come fosse oggi. Mia madre piangeva. Ieri sera guardando le immagini alla televisione mi son ricordato che son passati 40 anni.
Domani sono 40 anni dal giorno in cui un treno attraversò l'america e gli americani capirono che a quel sogno dovevano rinunciare.

Oggi l'america ha un altra opportunità per cavalcare un sogno. Obama, proprio 40 anni dopo la morte di R. Kennedy, è forse l'interprete più accreditato per portare quel sogno non solo come eredità. Ma, soprattutto, come opportunità per un grandissimo paese.





"Non troveremo mai un fine per la nazione né una nostra personale soddisfazione nel mero perseguimento del benessere economico, nell’ammassare senza fine beni terreni.
Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell’indice Dow-Jones, né i successi del paese sulla base del prodotto nazionale lordo (PIL).
Il PIL comprende anche l’inquinamento dell’aria e la pubblicità delle sigarette, e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine dei fine-settimana.
Il PIL mette nel conto le serrature speciali per le nostre porte di casa, e le prigioni per coloro che cercano di forzarle. Comprende programmi televisivi che valorizzano la violenza per vendere prodotti violenti ai nostri bambini. Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari, comprende anche la ricerca per migliorare la disseminazione della peste bubbonica, si accresce con gli equipaggiamenti che la polizia usa per sedare le rivolte, e non fa che aumentare quando sulle loro ceneri si ricostruiscono i bassifondi popolari.
Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia o la solidità dei valori familiari, l’intelligenza del nostro dibattere o l’onestà dei nostri pubblici dipendenti.
Non tiene conto né della giustizia nei nostri tribunali, né dell’equità nei rapporti fra di noi. Il Pil non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio, né la nostra saggezza né la nostra conoscenza, né la nostra compassione né la devozione al nostro paese.
Misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta. Può dirci tutto sull’America, ma non se possiamo essere orgogliosi di essere Americani."


1 commento:

claudio70 ha detto...

E' difficile credere che sia stato scritto 40 anni fa: aggiungendo riferimenti agli OGM e a Chernobyl, è spaventosamente attuale. Quando noi stessi ci convinciamo che il mondo non può andare verso il futuro che in questo modo, forse dovremmo interrogarci sulla possibilità che, in futuro, questo mondo non ci sia più. Stiamo pianificando il nostro futuro, oppure stiamo solo scegliendo, tra le tante possibilità, come estinguerci?