26 mag 2008

Non è mai troppo tardi



Oggi ho begato un sacco con diverse persone. Non avevo certo la giornata giusta e il lunedì è un giorno nel quale son poco propenso ai compromessi.

Ho ripreso queste persone per la loro scarsa attitudine a migliorarsi. Le ho accusate perchè, secondo me, sono culturalmente arretrate. Nel senso digitale, ovviamente!

Non ho voluto sentir ragioni. Tutti li a dire: "Son cose da ragazzi". "Siam troppo vecchi", "Non vale la pena", "E' tempo sprecato". Porca miseria, io impazzisco da quanto sono curioso e appena uno smorfioso come mio figlio me la fa in barba con gli strumenti digitali, divento matto.

Non è mai troppo tardi. Il tempo impiegato nell'apprendere la cultura digitale non è mai sprecato. Ogni "immigrato digitale" dovrebbe impegnarsi di più.

I risultati verranno. Ne sono certo. E faranno bene al paese.

3 commenti:

catepol ha detto...

Io ho passato il pomeriggio con un po' di prof. In veste di corsista. E quando son corsista e non sto in cattedra mi faccio un po' gli affaracci miei e osservo il comportamento delle persone.
Questi fanno il mio stesso lavoro, è utile anche capire come la pensano.

E si è arrivati a parlare che la scuola deve far stare più col sedere sulla sedia i ragazzi a studiare, che non devono andare su internet i ragazzi, che si distraggono, che internet è copiare una ricerca è stamparla senza avere idea di che c'è scritto dentro e bla bla bla...

E volevo alzarmi e urlare a un po' di gente che il problema è che LORO sono ignoranti e incompetenti di internet e dintorni, che ne potrebbero ricavare una didattica migliore ed il rispetto dei loro ragazzi. E con il rispetto lo studio.


Ma ci sono i paraocchi sulle tecnologie. A tanti fa comodo lo status quo. E dare la colpa ad altro senza guardare oltre. Vabbè scusa lo sfogo...ma il tuo post mi ha fatto scrivere qualcosa di correlato

claudio70 ha detto...

Credo sia normale, per un immigrato digitale (come me), prendere sottogamba tutte le nuove esperienze che, viste nascere come curiosità o mode, ci si rifiuta di approfondire. Così si perde due volte: non si colgono preziose opportunità di crescita; si rinuncia a dare il proprio contributo allo sviluppo (e ad un eventuale miglioramento) delle tecnologie. Sottoscrivo quanto detto da Catepol: mi piacerebbe che coloro che padroneggiano questi strumenti, a partire dai quindicenni, avessero tempo e spazio (non virtuale) a disposizione e voglia di diffondere le loro esperienze, per contaminare "vecchi", immigrati digitali, scettici.

naturalmentepollino ha detto...

Volevo complimentarmi per l'espressione "immigrato digitale". Davvero bella!