29 apr 2008

Tesi di laurea

Alcuni giorni fa mi ha contattato una studentessa laureanda alla specialistica in Giornalismo.

Mi ha chiesto un aiuto per la tesi, in quanto stà analizzando il rapporto blog/comunicazione, inoltrando ai maggiori blogger italiani una intervista circa lo stato attuale della blogosfera.

Dopo il rilascio dell'intervista le ho chiesto se la potevo pubblicare per rendere pubblici alcuni miei pensieri che fra le righe dei miei articoli si son già evidenziati, ma forse non sono mai stati aggregati tutti assieme.

Eccola integralmente.

Qual è la sua definizione di blogosfera?
Un ecosistema dove l'apporto dei contenuti generati dagli utenti tende a sviluppare conversazioni e riferimenti reciproci (link) tali da creare un clima e un senso di appartenenza tipici di una rete sociale molto estesa ma suddivisa in cluster non sempre comunicanti fra di loro.

A che punto di maturazione si trova la blogosfera italiana?
Non sono sicuro di questa mia affermazione, in quanto da alcuni mesi ho iniziato a frequentare anche altri ecosistemi stranieri, in particolare quello americano, inglese e spagnolo. La prima impressione è di coesione e di collaborazione. Ci sono punte altissime di professionisti del settore che, ancora in Italia stento a vedere. Ovviamente l'Italia ha un centravanti di sfondamento come Beppe Grillo che, invece, non viene riconosciuto blogger dalla maggior parte dei blogger storici, quelli che io definisco spesso "arrivati prima".


Esistono blogger di serie A e di serie B?
Assolutamente no. E' una contraddizione di fatto. Il blog è un mezzo a disposizione di tutti. Diverso è dire che ci sono blogger più letti dai blogger e blogger meno letti dai blogger. In un certo immaginario, i primi vengono spesso definiti di serie A, ma non ha alcun senso.

Quali limiti/vantaggi comunicazionali ha la blogosfera rispetto alla mediasfera?
Il vantaggio maggiore è quello del link (blog reaction) che permette conversazioni e code lunghe anche differite nel tempo. Il limite è la ridondanza e la rumorosità che non è propria del mainstream o mediastream. Diciamo che la blogosfera è più rumorosa ma anche più interoperabile del madiastream.

La blogosfera italiana al proprio interno comunica o è litigiosa?
Non direi litigiosa. Piuttosto direi "polemica". Spesso si scatenano dei veri e propri MEME sul nulla. Su questioni di lana caprina. Ma è un problema di crescita e di opportunità. Tutti vorrebbero i riflettori puntati e questo è, ovviamente, impossibile. Spesso chi scalpita provoca polemiche ad arte, ma sempre meno spesso genera coda. Anzi, ultimamemente le polemiche si spengono quasi subito.

Qual è l'imperativo per un blogger? Quali regole non scritte esistono tra blogger?
Citare le fonti, non ridondare, offrire opportunità per conversare, linkare spesso per favorire i MEME, adeguarsi a una netiquette che, sempre più spesso, viene ignorata.


Qual è secondo lei il blog più interessante degli ultimi mesi?
Il mio ovviamente. Scherzo, ma lo faccio di proposito perché secondo me ogni blogger per sfondare deve essere un po' narciso.
Per quanto mi riguarda è un blog americano, molto sobrio, monotematico, ma davvero bello:
http://www.coca-colaconversations.com/my_weblog/


Collaborazione tra blogger, democrazia, opinione. Quanto la blogosfera sta potenziando questi valori?
Secondo me è ancora presto. La blogosfera italiana, purtroppo, tende ad ampliare e a commentare le notizie del mainstream, magari approfondendo i temi o contrapponendo tesi a supporto o contrarie agli articoli e alle trasmissioni del mainstream. Difficile che avvenga il contrario. Forse la prima vera azione di gruppo, che poi è stata ripresa dal mainstream, è stata la recente polemica su Napoletone a Waterloo, ripresa poi da Striscia la notizia e dai maggiori quotidiani.
Detto questo, le opinioni vengono spesso rispettate e contrapposte con altre in un clima di sano contradittorio che si può definire democratico. Non conosco i blog "borderline" quelli più faziosi. Forse in quel caso l'opinione, il rispetto e la democrazia vengono abbandonati a favore della faziosità ma, non credo che siano infuenti.


Quanto è cambiato il modo di fare informazione, grazie ai blog?
Moltissimo. Il mainstream si sta lentamente adeguando. All'estero lo ha già fatto. Sempre più vengono favoriti, commenti, contest, rating e viene consentito l'apporto degli user generated content anche da parte dei grandi giornali e delle trasmissioni radio e tv. Non siamo ancora alla contaminazione ma è l'inizio di una lieve influenza che tende a modellare nuovi palinsesti, più bottom-up.


Qual è la sua professione?
Sono un funzionario della Pubblica Amministrazione e mi occupo di innovazione tecnologica e architetture web.

Puo fornirmi un breve resoconto della sua esperienza di blogger?
Abito al rete dai primi anni '90 e ho utilizzato tutti gli strumenti che, man mano, si sono succeduti nella crescita del mondo di internet. Sono arrivato al blog un paio di anni fa, dopo un viaggio negli States dove mi son accorto che il fenomeno lì è davvero di massa e non di nicchia come da noi.
I miei contenuti in rete sono sparsi da anni anche su altri palinsesti digitali ma, ora che ho scelto il blog, posso riaggregarli tutti e creare il mio narcisissimo calderone di conoscenza personale e conoscenza trasferita grazie alle relazioni.

6 commenti:

Napolux ha detto...

Ho risposto anch'io alle domande della studentessa... e siamo più o meno sulla stessa lunghezza d'onda, citazione "Grillesca" compresa.

Anche se secondo me blogger di serie A e serie B ci sono (cut&paste):

Esistono blogger di serie A e di serie B?
Esistono se si permette loro di esistere. Mi spiego: fino a quando ci sarà una “casta” che si autocelebra (ma viene anche incensata da altri blogger) avremo una distinzione tra A-blogger e Bblogger.
E’ un circolo vizioso: i blogger definiscono chi è “di serie A” e chi è “di serie B”, i media (e anche le agenzie di PR) rivolgono le loro attenzioni alle “blogstar” che si sentiranno ancora più “elitè”…

E così via…

wolly ha detto...

Secondo me in questa intervista manca un punto fondamentale e cioè le dinamiche degli incontri sociali tra blogger e le varie differenze , barcamp, blogbeer, markette etc. che servono a delineare anche il bisogno di notorietà e di scimiottare i cugini famosi e cioè i giornalisti, e quindi manca la spiegazione del cercare sempre di apparire anche su novella 2000 pur di avere il proprio minuto di gloria,per il resto concordo.

Felter Roberto ha detto...

Ma oltre a dare le risposte ti sei anche fatto le domande?
Sono infatti le cose su cui abbiamo discusso ultimamente e quindi sono concorde con lr varie risposte.
Se la tesi vuole portare le tematiche attualmente in voga nella blogosfera ha perfettamente azzeccato.
Se deve dire qualcosa di nuovo forse deve scavare un po' più a fondo.

catepol ha detto...

e mi hai ricordato che le devo rispondere anche io. Ieri non ce l'ho fatta. Allora il mio parere lo leggerai nelle mie risposte :)

tecnoinnovazione.it ha detto...

tutto perfettamete condivisibile

a proposito di alcuni spunti offerti dalla intervistatrice (maturita', classifiche, potenziale) avrei rimarcato di piu' che la blogosfera italiana e' ancora poco partecipativa, e invece molto piu' 'recitativa'

sull'attuale contributo alla vita sociale culturale e politica del paese, non sarei stato cosi' avaro. Certo se ci si aspetta fenomeni di massa c'e' poco di rilevante, ma forse non e' la chiave di lettura piu' giusta. Se si va a guardare a fondo nelle pieghe della coda lunga ci sono gia' mille micro iniziative , e crescono sempre di piu' nel numero e nella qualita'.

Io ho fiducia nella blogosfera, piu' ancora che nei blogger!

Andrea Bichiri ha detto...

Allora secondo me hai dato delle ottime risposte. Giusto sottolineare come in America il fenomeno sia più diffuso e qui ancora sporadico.
Avrei posto l'accento anche sulla scarsa propensione a partecipare dei bloggers italiani(se si escludono pochi casi isolati)che spesso usano il blog per promuovere sè stessi con una logica autoreferenziale.
Bella l'idea di scrivere una tesi su queste tematiche vuol dire che qualcosa si sta muovendo anche nell'apatico mondo accademico.