26 apr 2008

Da Al Gore fino all'appartenenza alla blogosfera

E' passato del tempo, ma nell'era di internet il tempo è davvero un fattore poco significativo. Tutto rimane scritto, archiviato, riciclato, copiato e a volte svolge quella funzione da "coda lunga" che tanto piace agli studiosi dei comportamenti digitali.

Stavolta non voglio scatenare discussioni infinite e non parlerò di caste, castine o di cluster come li chiamano quelli più fighi! Parlerò di persone, di comportamenti e di me stesso. Con un po' di narcisismo che non guasta mai quando ci si erge con il petto in fuori dalla tribuna del proprio blog!

Colgo, poi, l'invito di diversi amici che mi hanno stimolato a dire la mia su argomenti che, ancora una volta scatenano la rissa nella blogosfera. Sarò lungo, noioso, quindi se siete come il 99% dei lettori che passano come dei lampi fra un articolo e l'altro, coglierete quello che volete cogliere. Quello che riuscite a leggere e le fugaci impressioni mediate da preconcetti che non riuscite a scrollarvi di dosso. Pace fratelli. Funziona così. La rete va veloce e le statistiche dicono che quasi nessuno legge. Si informa facendo ruotare le orbite come due mulinelli. Pace fratelli, l'approfondimento è ormai in stato di avanzata decomposizione. La conversazione è ad appannaggio di pochi animi eletti.

Il caso. Uno dei rampanti più abili in comunicazione e buzz (passaparola per i meno abituati ai termini fighi) cerca di ampliare la platea per un evento epocale. Al Gore scende fra i blogger italiani. Sia fatta la marketta. Olè!
Da più parti si dice che ha fatto bene il suo mestiere. E chi lo nega. Anzi lo ha fatto benissimo, con tutti i distinguo del caso ma è indubbio che il rumore genera curiosità. O no?
L'uomo è ben pagato e si sa. Ha un agenzia alle spalle e fa della comunicazione in rete il suo mestiere. Può piacere o non piacere ma è così.
Montemagno l'ho rivisto all'opera martedì a Milano, su alcuni suoi atteggiamenti da show-man la penso come Roberto Dadda e l'ho scritto in tempi non sospetti.

L'inizio è stato un poco deludente con Montemagno che fa la solita gag: "Si alzi chi usa internet", "Stia alzato chi usa la mail"... la ho vista fare la prima volta al Moscone Center di San Francisco 25 anni fa e la ho usata per un poco anch'io, ma poi ha perso ogni significato, soprattutto in un consesso come quello di ieri. Ci siamo poi sorbiti le slide dell'ultimo IAB forum, divertenti, ma insignificanti, la prima volta, stucchevoli la seconda! Se fossi in Microsoft la prossima volta partirei direttamente con Steve o inviterei qualcuno che abbia qualche cosa di sostanziale e di nuovo da dire, se no è solo tempo perso.

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Ma è la sua platea, il suo mondo, la sua utenza da coltivare e su questa costruisce il suo mestiere che può portare, forse, anche dei benefici. Non certo al sottoscritto che lo guarda con un po' di curiosità.
Il punto è un altro. Montemagno è un blogger? Ma esiste un modello di blogger? Esiste uno standard di blogger? Per me la risposta è semplicissima. NO! Non esiste lo standard blogger.
Infatti la marketta è rivolta a degli anche blogger. Come ben evidenziato da Luca Sartoni.

clipped from www.lucasartoni.com

Perchè le solite facce si fanno il culo a paiolo andando il lungo ed in largo e soprattutto perchè molti di loro stanno lavorando. Magari hanno progetti strampalati, atipici, insoliti. Ad ogni modo le solite facce si danno da fare e si fanno vedere. Scrivono ogni giorno, seguono progetti editoriali, e udite udite devono rendere conto a qualcuno di quello che scrivono o pubblicano. Si chiama vendersi? Forse, ma a casa mia si è sempre chiamato “Lavorare”. Con la L maiuscola, come la O di Operaio.


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Gli anche blogger sono una serie di imprenditori di se stessi che usano il blog come trampolino di lancio per un mestiere in rete. Auguri! Tutto lecito. Perfetto, sta nelle cose possibili. A Luca e tanti altri come lui i miei auguri, anche perchè ci son passato e so che ci vuole coraggio e ostinazione.

Ma allora il senso di appartenenza a un ecosistema dov'è? Cos'è la "blogosfera"? Quella che cerca di dettare, sempre più spesso, delle regole. Quella che dice Grillo non è un blogger perchè...... Quello non è un Barcamp perchè......... Così non si usa un Tumblr perchè.........
Come possono figure così variegate e poco omogenee, creare degli standard. Come può questo microcosmo litigioso ergersi a "sistema"?

La riflessione mi porta a delle domande che non hanno una risposta immediata, perchè si tratta di un costume in itinere che non ha assunto dei connotati di distinzione chiara. C'è un gruppo di "arrivati prima" che cerca timidamente di resistere alla spinta di chi è arrivato dopo. Ecco da dove nascono le polemiche e i litigi. Dalla solita smania di emergere che è dell'uomo e quindi anche del blogger.

La cosidetta "blogosfera italiana" (non chiedetemi i confini di questo cosmo perchè non li so) è in parte rappresentata da quelli "arrivati prima" ma non è, secondo me divisa in serie A e serie B. E' divisa piuttosto fra chi sfrutta certe occasioni per i propri interessi professionali e chi le sfrutta per le propie passioni. Non ci sono retrocessioni o promozioni. Come scrive Mantellini

clipped from www.mantellini.it
Banalmente non e’ possibile mettere assieme senza complicazioni le dinamiche del mainstream e quelle delle reti sociali. Altrettanto banalmente qualsiasi scelta fatta da soggetti privati nella logica del proprio interesse individuale (le aziende invitano chi vogliono ai propri eventi per blogger secondo una loro logica imperscrutabile spesso totalmente arbitraria) scatena polemiche con poco costrutto sul chi e sul come.

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è una logica arbitraria e imperscrutabile.

Si potrebbe affrontare la visuale etica. Si può sfruttare la blogosfera per fare marketta? Lo si deve fare con un certo galateo o lo si deve fare sfruttando la rete a prescindere dall'etica? Secondo me l'invito, a prescindere dal mezzo (blog, mail, twitter, ecc), è puro buzz marketing. E il buzz genera curiosità! Punto. E' fatto ad arte.

Cosa ne facciano poi i blogger degli inviti sta ancora nell'imperscrutabile arbitrarietà degli stessi. I cosidetti presenzialisti lo faranno per tornaconto.
Introduco ora una serie di commenti trovati sul blog di Luca che cercano di "marcare" nettamente il confine fra i professionisti e gli appassionati. Possiamo allora dire che un iceberg fra quelli "arrivati prima" si sta staccando dall'ecosistema blogosferico e se ne sta andando? Speriamo per loro che non vada alla deriva.

PaulTheWineGuy
responded on 23 Apr 2008 at 8:18 pm # Luca, non ne volevo farne un attacco a te personalmente - ma dato che me lo chiedi - sappi che mentalmente ti accomuno a tutti quegli ultra-presenzialisti che vorrebbero campare di post, tramezzini e pastiglie Valda - tanti novelli Mastrota pronti a scrivere markettoni su trucchi per uomo con le stesse mani con cui hanno scritto un articolo sulla net neutrality pochi secondi prima - tutto in cambio di 4 noccioline ed una chiavetta USB. Gente abbastanza pienotta di se che pensa di “fregare” le aziende con una boriosa vetrina telematica per mostrare quanto si è bravi in altre attività (marketing, giornalismo, consulenze IT o hacking di siti) e che come in un immenso MLM invita altri blogger ad eventi mai-più-senza - senza rendersi conto di essere al pari della signora che rifiuta due fustini in cambio del Dixan: carne da macello del marketing più becero.
Se questa è una professione o lo dovrebbe diventare, ho i miei dubbi. Che ci siano markettari professionisti, forse sì, forse ci sono - ma non lo direi troppo in giro.

axell responded on 25 Apr 2008 at 12:15 am #
il tuo post raffigura una “rete” brutta e anche molto povera… Lontana anni luce dalla vita reale. Uno showbusiness che mi spaventa molto, e che puzza anche di élite e arroganza. Mi ricorda tanto la new economy...

@Paul: non ho definito “professionisti” i blogger. Ho detto che alcuni di loro lo fanno per mestiere. Ed è ovvio che questo li differenzia dagli altri.

Ecco l'iceberg che se ne va. Auguri davvero. In bocca al lupo! New Economy?

Quindi, caro Stefano Epifani, è vero che forse stiamo drammatizzando un qualcosa che è inevitabile. Non è pura litigiosità. Qui si sgomita perchè qualcuno ha intravisto un occasione. Un mestiere possibile.

Piuttosto la domanda che sorge è un altra. Queste markette sono produttive solo ai blogger assecondanti o servono anche per smarcarsi dal mainstream, scrivere articoli più profondi e analizzare i prodotti o servizi proposti da un altra angolatura?
Secondo Gino tutto ciò ancora non si evince. Per lo meno leggendo i post che son seguiti all'evento con Steve Ballmer.
Controprova: mercoledi scorso il mega-evento Microsoft, con la partecipazione straordinaria di Steve Ballmer, di cui si e' parlato moltissimo prima e durante, ma da cui in proporzione non e' emerso quasi nulla, se non che presto dovro' fornire i miei interests e i miei friends alla lavatrice se no non mi lava le mutande. Praticamente nessuna discussione sugli spunti offerti nella presentazione, salvo i doverosi articoli sul main stream e qualche annoiato commento dal basso, ma su questo tornero' sopra un'altra volta.

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Quindi, se non c'è differenza non c'è valore. Se tutto è marketta pura fine a se stessa a cosa serve bloggare sui grandi eventi?

clipped from blog.webnews.it

Ognuno dei 500 blogger spenderà per treni/aerei/bus/hotel per sedersi di fronte ad Al Gore qualche minuto e capire come farà a guadagnare portando in mainstream ciò che rastrellerà online. Domani è Al Gore, ieri era Steve Ballmer. Quanto più ci sentiamo protagonisti, tanto più siamo strumenti. Occorre esserne semplicemente consci, mai passivi. E’ solo buzz marketing, gente. Io lo dico a te che lo dici a lui.


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L'analisi porta a prese di posizione (o piuttosto riflessioni estreme) come quella di Maurizio Goetz che comunica per immagini. In effetti sembra che la maggior parte dei blogger tenda a riconoscersi nei comportamenti anche se non citati espressamente. E' parte della polemica prima ancora che dei contenuti della marketta. Narcisismo?




E' un riconoscersi come portatore di un cambiamento e facilitatore di nuovi processi o piuttosto un guardarsi allo specchio e non distinguersi poi, più di tanto, dai propri simili? Gli altri blogger.

E' un parlare a se stessi o agli appartenenti al cluster. E' provare ad includere anche le nuove generazioni o piuttosto un riaffermare le rendite di posizione?

I cluster esistono ma spesso, come i rubinetti che perdono, lasciano cadere una goccia che travasata in un altro social media apre le polemiche, i distinguo e i contradittori.
I blogger, anche quelli più talebani, inconsapevolmente (e mi ci metto anch'io fra questi) fanno il gioco del buzz e di Montemagno. Insomma. L'importante è che se ne parli.

Mi scuso per non aver affrontato il problema, solo sfiorato, in altri articoli delle tv via web dei nuovi palinsesti video e dintorni. Ritornerò sull'argomento. Spero.

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7 commenti:

maialino rosa ha detto...

chapeau

Axell ha detto...

NewEconomy 2.0, dietro la comparsata, il nulla...

catepol ha detto...

amen.

Giovy ha detto...

Troppe seghe mentali, per una discussione che non aveva ragione di esistere.

Anonimo ha detto...

che voi blogger siate dei venditori lo sanno anche i muri, se continuate a far marchette col cazzo che la gente continua a leggervi, cosa cambia fra voi e i giornali o le televisioni?

catepol ha detto...

anonimo cosa intendi con VOI?

edemocracy ha detto...

Una bella analisi del problema. Finora c'è stato solo chi lo ha minimizzato e chi ha espresso la sua ira. E' vero! Moltissimi usano il blog per esprimersi, per parlare ad un pezzettino di mondo con la piena libertà che permette di avere il mezzo.
Chi decide di guadagnarci qualcosa da questa libertà è visto, in questa ottica, come il solito furbetto italiano. La libertà che si pensava di avere è un'altra volta tradita.
Ora diventa più chiaro i motivi che inducono i nostri amministratori a pretendere una tassa dai blogger. Se diventa un lavoro dal quale guadagni perchè non tassarti? Solo ultimamente ho scoperto una serie di eventi che vengono pubblicizzati alle aziende legate in qualche modo all'ICT in cui molti noti blogger vanno a presentare ciò che passa per la rete ogni giorno. Le quote di partecipazione si aggirano tra le 1000 e le 2000 € (vedi womsummit per esempio) Sono più furbi? Ci sono arrivati prima degli altri? Fanno bene? Sono scorretti? E' opinabile ma di certo la blogsfera si sta dividendo tra venduti e "fessi" e non sarà facile riavere quella parvenza di libertà e trasparenza che credevamo di avere qualche tempo fa!