4 apr 2008

Analisi dei fabbisogni

Attenzione: Il blog e il contenuto che state cercando è stato TRASFERITO qui:


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Leggo un bell'articolo di Antonio Lieto su Nova.
Nulla da eccepire sull'analisi di Antonio. Mi soffermo, ovviamente, sulla parte che più mi afferisce e che si può estrarre anche dall'articolo.


Iniziamo da ciò che è palese: lo scenario. Il Knowledge Management (KM) è una tipica disciplina del post moderno. Della società dell’informazione. In cui il rischio per le organizzazioni, produttrici di quantità sempre più elevate di dati e informazioni, è quello di ritrovarsi impelagate in un tipico trade off da information overload in cui, per dirla con Jean Baudrillard, “l’inflazione delle informazioni produce deflazione di senso”. Ed è proprio in tale scenario che è andata via via emergendo una nuova priorità per le organizzazioni complesse: riuscire ad usufruire di sistemi informativi in grado di selezionare ed estrarre, da una montagna di dati disponibili, “nuclei” (rilevanti) di informazione da consegnare ai decision makers aziendali (siano essi esseri umani o macchine), in modo da renderli in grado di orientare, in positivo, la loro attività di scelta.

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Occupandomi di progetti ICT, ho maturato sempre di più la convinzione che il KM possa essere di ausilio anche nell'analisi dei fabbisogni. Quasi come uno "psicologo" per i manager.
Cerco di spiegarmi.

Molti progetti ICT sono ridondanti. Moltissimi sono addirittura inutili. La maggior parte di quelli attuali puntano alla pratica del "consolidamento" per poter ottemperare al bisogno che Antonio ha ben descritto: riuscire ad usufruire di sistemi informativi in grado di selezionare ed estrarre, da una montagna di dati disponibili.
Purtroppo, quasi sempre, questa è un applicazione del POI, perchè nel PRIMA non si sono analizzati a fondo i veri fabbisogni. Spesso un progetto ICT parte, e si concretizza, perchè c'è una forte convinzione, ma non c'è un bisogno reale, proprio perchè non lo si è analizzato.
Detenere un "centro di costo" e averne facoltà di spesa, non significa che si possa SEMPRE fare quello che si ritiene giusto.
Proprio confrontandosi con un KM si potrebbe capire PRIMA, se quello che si stà pensando di realizzare sia davvero quello che gli utenti si aspettano o quello che gli stakeholders hanno immaginato.

Ovviamente per fare ciò, la conoscenza deve circolare. Il KM deve avere accesso ai fabbisogni e capire, anche, gli ostinati "desideri" dei manager che, non sempre, rappresentano il modello di business (o di servizio) più utile ed economico.

2 commenti:

Antonio Lieto ha detto...

Ciao Gigi. Innanzi tutto grazie per i complimenti. Di sicuro i KM System sono, come dici, utilissimi anche per l'analisi dei fabbisogni reali di una data organizzazione. Il fatto è che, come hai evidenziato, dovrebbero essere utilizzati di più per questa finalità del "prima". Infatti, come dicevo nell'articolo, uno dei principali obiettivi del KM è proprio quello di fungere da attività di supporto alle decisioni (quindi è una attività che, per definizione, è monte del processo decisionale). Nel caso dell'analisi dei fabbisogni, ad esempio, i KMS potrebbero essere in grado di scongiurare (o, almeno, di ridurre) decisioni nefaste legate alla scelta dei progetti ICT ridondanti, inutili o non in linea con i desiderata di utenti e/o stakeolders.IMHO.

Andrea Bichiri ha detto...

Se guardiamo alle più importanti aziende presenti nel mondo ad esempio Vodafone possiamo notare come queste stiano iniziando ad utilizzare in modo massiccio i kpi (key performance inicators) per misurare ogni singolo dettaglio dell'organizzazione, dai processi, alla produzione, alla gestione del personale.
Ciò dimostra come il KM sia diventato negli ultimi tempi una priorità anche per chi è sempre stato un pò scettico a riguardo.
Ovvio che in questo particolare quadro anche l'analisi dei fabbisogni deve passare per un KMS. Solo così infatti si potranno evitare inutili sprechi e si riusciranno ad ottimizzare le risorse umane e finanziare a disposizione.