22 feb 2008

Verso la corporazione

Un interessante approfondimento viene oggi sviluppato da OneWeb2.0 sull'eterno dilemma che dilania, molto probabilmente, le blogstar.
Daniela Gamba analizza la ......" volontà dei blogger indipendenti, delle blogstar e dei promotori di contenuto per attrarre inserzioni, reclutati dai colossi del settore, di avere una retribuzione e un riconoscimento, che permetta loro di avere una certa libertà editoriale..."

Il tutto nasce da un articolo di Chris Mooney di cui riporto un passaggio fondamentale:
clipped from www.cjr.org

Bloggers often earn that same salary. There are exceptions, of course, those fortunate few who have become quasi-celebrities in their own right and found themselves, and their sites, snatched up by major media companies (which in some cases are owned by the same large conglomerates that the Hollywood writers are, as of this writing, striking against). These big media outlets are making money from the Web traffic that bloggers bring, via the online advertisements that that traffic helps to sell.


blog it

La conversazione, stimolata dal pezzo di Daniela Gamba mi porta a convenire sul fatto che, probabilmente, è maturo un "mercato delle idee" e come tale deve avere alcune regole "remunerative".
Dall'altro mi riconduce alle tante conversazioni di questi giorni che cercano di capire se la blogosfera italiana è matura per offrire un vero contributo anche al mercato.
Forse è matura per il Buzz Marketing (il passaparola mirato), IMHO, che poi non si discosta molto dalla "marketta" (non per niente Mooney pone l'accento sull'advertising).

Ma la blogosfera italiana è pronta a dare un contributo vero alle aziende nel cambiare radicalmente strategie e metodi. E non intendo solo nel campo dell'informazione dal basso che, sicuramente produce idee e dinamiche nuove, almeno come proposte.

Purtroppo, sempre secondo la mia modesta opinione, vedo la blogosfera italiana principalmente reattiva. Non nascono idee da dentro. Nascono piuttosto "approfondimenti" o "critiche" su quello che succede fuori. Cio che, quindi, è già successo!

La mia sensazione è che la blogosfera induca si le aziende a prenderla in considerazione (su questo argomento cito l'articolo di ieri), ma non fa nascere nulla di nuovo.

Quindi, tornando al tema, vedo difficile la nascita di una corporazine che possa recriminare una retribuzione solo per le markette. Lo dico da vecchio lupo del web, da uno che ha passato la prima ondata .Net alla fine degli anni '90 mettendo in piedi delle aziende sulla rete. Alla fine le idee non vengono remunerate. Vengono ancora remunerate le soluzioni ai problemi. Quindi la parte "reattiva".

3 commenti:

Dany ha detto...

Ciao! Sono DanielA Gamba, l'autrICE del pezzo che hai citato! ;-)
Grazie ad Adriano Gasparri, ora sai che sono una girl 2.0! ;-)
A presto! Ciao

Gigi Cogo ha detto...

@dany
complimenti, vi seguo con i feed e vedo che sviluppate delle conversazioni interessanti.
A presto!

Giorgio Soffiato ha detto...

Io credo che i modelli di business leggeri che muovono la blogosfera devono, paradossalmente, fondarsi non tanto sul traffico quanto sulla reputazione che il blog garantisce e sulla possibilità di mettere in vetrina le proprie competenze. Come google vive di traffico ma ha l'obiettivo di "cacciare" dal sito l'utente nel minor tempo possibile cosi il blogger che parla di giardini a mio avviso non deve ospitare una comunicazione di un giardiniere in pay per post, deve piuttosto mostrare a tutti che sa fare il consulente..