26 feb 2008

Scendere in campo

Il partito dei blogger non si farà. Il partito dei blogger non si deve fare.

Diversi sono stati, negli ultimi mesi, i tentativi di portare una discussione da DENTRO la blogosfera italiana verso i canali tradizionali della politica quelli che, alla fine, decidono le candidature.

Aveva iniziato MCC con una proposta sull'innovazione, aveva continuato Roberto Chibarro, nonchè Napolux e, probabilmente altri blogger che non ho avuto tempo di leggere. Tralasciando Grillo e la sua battaglia, non riesco a capire (ma probabilmente non ho le informazioni giuste) se qualche blogger, alla fine sia riuscito a intrufolarsi dentro i partiti tradizionali. Insomma, ad oggi, non so quante candidature 2.0 vere ci siano in Italia.

L'amico Davide, mi informa oggi che in Malesia bene 3 blogger (Three high-profile bloggers) si sono candidati alle prossime elezioni.

La cosa, stupisce, affascina e lascia aperti spiragli. Forse non immediati.
Anche perchè, restano insolute, ma assolutamente utili per un dibattito le considerazioni di Quintarelli:

clipped from blog.quintarelli.it

E' possibile un "partito di Internet" ? ammettiamo di avere posizioni comuni su anonimato si/no, drm+tpm si/no, wifi gratis si/no, neutralita' della rete si/no, f/oss si/no, ecc.

Quanti siamo gli "internauti hardcore" ? il 22% delle abitazioni ha un broadband. Se anche prendesse i voti dei minori di 35 anni (e maggiori di 18) in queste abitazioni, non credo si potrebbe superare gli sbarramenti e anche se li superasse avrebbe qualche (poco) percento di parlamentari, assolutamente inessenziali e ininfluenti (se c'e' una maggioranza significativa, proprio perche' sono pochi se non c'e' una maggioranza significativa, perche' bloccati da veti incrociati (es: 120MHz di spettro non licenziato in cambio di 3000 postini assunti...)


blog it

2 commenti:

viruzz ha detto...

Beh, mi sembra assolutamente prematuro in Italia parlare di blogger in politica. Prima di tutto perchè, a mio parere, uno degli elementi di forza di un candidato è sicuramente la popolarità. Popolarità che può avere di suo o che può essere procurata dalle organizzazioni di partito. Ora, che popolarità ha un blogger in Italia? Quante persone leggendone il nome in un manifesto potrebbero dire "Io quello lì lo conosco"? Pochissime. Ricordo che alle primarie del PD Mario Adinolfi è riuscito a racimolare 5.906 voti pari allo 0,17%.
Quanti tra i vostri colleghi di lavoro hanno sentito parlare di Quintarelli e quanti di, un nome a caso, Aida Yespica? La conseguenza è ovvia. Oggi come oggi Yespica batte alla grande qualsiasi blogger! In termini politici, s'intende... ;)
Prima di tutto bisogna spingere, come fai tu Gigi, per diffondere la conoscenza. Solo quando non saremo più una nazione saldamente posizionata nella parte bassa delle classifiche sull'utilizzo di Internet sarà possibile che i blogger possano far pesare la loro opinione.
Per adesso sono un prodotto di nicchia...

Fabio ha detto...

Si, sono assolutamente d'accordo con viruzz. Anche se questo non significa, come ha detto Gigi, che non ci possano essere spiragli per il futuro. Tempo fa il giornalista Luca De Biase proponeva la creazione, per così dire, dell'agenda setting 2.0 (anche se in fondo qualcosa di analogo già esiste di fatto). Sarebbe un bell'inizio. Il modo per farsi sentire c'è, se poi qualcuno finirà in politica ben venga...