19 dic 2007

Partecipare costa fatica

Non è un mistero per nessuno che opero nella Pubblica Amministrazione. E questo blog raccoglie, oltre alle miei idee e ai miei contributi, molte testimonianze su come la Pubblica Amministrazione possa cambiare anche grazie all'adozione di alcune formule tanto care al web 2.0. Lo sapete, io sogno una PA così: http://blog.usa.gov/roller/

Non mi faccio scappare, quando li incrocio sul web, i vari interventi relativi a queste tematiche. Leggevo oggi quello di Sergio Maistrello che, giustamente, dava risalto ad alcuni casi di successo.

Mi veniva in mente, mentre leggevo e commentavo sul suo blog, il problema dell'atteggiamento mentale e culturale del pubblico dipendente che, inteso soprattutto in riferimento alla partecipazione (e-partecipation) diventa un ostacolo quasi insormontabile. Un vero peso!





Diciamo che il pubbblico dipendente è un vero lurker (come diremmo noi blogger in gergo), quindi è fondamentale operare in un ottica di "educazione alla partecipazione".

Purtroppo di queste cose abbiamo parlato anche ieri al Natcamp con studenti e docenti, e abbiamo convenuto che partecipare attivamente è molto più facile da giovani quando la fatica pesa meno.

Associavo queste diverse tesi e dentro di me si affermava una convinzione: Il lifestream è fatica. Il pubblico dipendente ha poca voglia di faticare. Sarà dura! Durissima.

8 commenti:

catepol ha detto...

bè spesso il lifestream è fatica per chi vive la rete...quando ci son troppe informazini che circolano. E' difficile ci vuole tempo...la sfida è alta

enore savoia ha detto...

@Gigi ... più che lucker li definirei utenti evoluti !

Segnalo una intelligente provocazione di Maurizio

abstract : L’utente evoluto è un knowledge worker, knowledge buyer, knowledge blogger, è possibile ancora evitarlo, non è una specie numerosa per il momento. Una vera spina nel fianco
!

Aggiungo knowledge users, IMHO Se silenti tutto và, al momento che si attivano sarà veramente dura ...

come nel tormentone dell'isola dei famosi : chi jela fà jela fà .. chi non jela fà và a casa, riferendosi al web e blogosfera potremmo benissimo dire - spegnere il pc e andare fuori a giocare !!!

Tieni duro ... non può che rallegrarti questo stato di cose !

tempoperso ha detto...

Partecipo a diversi Gruppi su Facebook e sono davvero sconvolto del fatto che in realtà nessuno abbia nulla da dire a parte le solite palle da blogosfera che mi stanno sinceramente diventando insopportabili.. I sarò un rompiballe che richiama continuamente alla realtà ma la partecipazione è davvero nulla.. Tutte le menti del marketing 2.0 dopo le sparate iniziali tacciono, in genere per esaurimento degli argomenti oppure a volte fioriscono interventi che non c'entrano nulla.. Il Cardinale Martini diceva che la prima regola di un comunicatore è avere qualcosa da dire e mi sembra che siano in pochi ad avere questa capacità.. Ergo non stupiamoci del fatto che molti non partecipino..

Giorgio Soffiato ha detto...

Rilancio: secondo me di gente che ha qualcosa da dire ce n'è, soprattutto di gente che fino ad oggi ha detto off line e vuole dire on line. Imparare ad usare twitter non costa fatica, ma per rendere un blog "competitivo" e 2.0 twitter va integrato e magari ci serve qualche plug in ed un account flickr etc... tutto questo costa tempo e questa è una barriera, si diceva con Gigi, quando tutto questo diventerà commodity (col mio telefonino filmo un evento e pubblico sul blog senza difficoltà di banda o problemi con la wi fi chiusa o rischi di conversione e soprattutto senza dover passare da youtube per poi embeddare) dire darà molto più facile. Personalmente non vivo il problema della mancanza di creatività ma soffro la sensazione che molta conoscenza venga persa per l'impossibilità di comunicarla, anche alla luce della facilità tecnologica di oggi, proprio per colpa della fatica

Gigi Cogo ha detto...

cari lettori e amici,
mi son fatto un idea sulla teoria del "braccino corto" citando Aldo Giovanni e Giacomo :-)

Allungare il braccio costa fatica! Punto.

Anche quando lo scenario descritto da @Giorgio sarà realtà, per cui tutto con un click anche per chi non è geek (o utente evoluto come lo chiama @enore savoia), vedrete che le mille BUONE motivazioni per non fare prevarranno sulle poche che incitano NOI a fare, e partecipare.

Un giorno scherzando dicevo: "ringrazio la mamma che mi ha fatto curioso e chiaccherone" anche se a volte invidio i gatti da salotto che oziano e non sentono gli stimoli che li attorniano.

Molti gatti da salotto alzano timidamento le orecchie ma poi, continuano serenamente a dormire e sognare (come dice @tempoperso)

Partecipare nel fare e nel proporre è SICURAMENTE facilitato dai nuovi mezzi ma è pur sempre un qualcosa che abbiamo nel DNA!

My two cents

enore savoia ha detto...

avrei mille cose da dire ... ma preferisco sintetizzare con una frase "universale" che noi tutti conosciamo bene :

Dare per il piacere di dare ... senza aspettarsi nulla in cambio !

E' binomio d'amore ! Amore per ciò che si fà ! Punto !

esav

riccio2004 ha detto...

ed eccomi al primo post caro gigi, finalmente riesco a partecipare attivamente ;)
d'accordo con te sull'idea del lurker ed ancora più convinto della "cultura educativa alla partecipazione" (meglio interazione) che manca totalmente per lo meno nella mia realtà e che considero personalmente più che strategica... certamente non è facile motivare un dipendente soprattutto in questi ultimi anni ma è comunque una sfida ed uno stimolo continuo alla crescita culturale.

clic

L'imprenditore ha detto...

Mica vero che è così (solo) nella pubblica amministrazione.
La verità è che per la maggior parte delle persone, anche nelle aziende private, dire che si ha molto da dire ma che sono i "capi" a non ascoltare è una cosa molto frequente.

quando poi si cerca di fare partecipare, di stimolare la creatività, di facilitare la diffusione della conoscenza si raccolgono risultati bassissimi.
A parole tutti disponibili a partecipare.
Nei fatti quasi nessuno.

come nei blog. Guardi il log e vedi qualche centinaio di visitatori, commenti misurabili con le unità.
Partendo dal presupposto che se quelle centinaia tornano dici cose interessanti, perché non partecipano? Anche (anzi, soprattutto) se dissentono.