7 dic 2007

Facebook e l'evoluzione del social network applicativo




Facebook IMHO, è sempre meno un social network e sempre più un aggregatore di applicazioni.

Saranno pure applicazioni SOCIALI ma sempre di applicazioni si tratta.

Ovviamente la mia opinione conta poco e non è che poi Facebook lo usi molto. Nulla di talebano nel mio comportamento. Questione di gusti. Partecipo raramente alle attività e mantengo un basso profilo.

Molti altri colleghi blogger considerano Facebook la killer application del "social networking" e forse hanno ragione visto chi c'è dietro. Microsoft in primis.

Detto questo, la mia pur rara frequentazione mi ha fatto notare un metodo un po invasivo nell'imporre la pubblicità. Molto 1.0 per dirla in gergo.

Ora le cose mi appaiono più chiare. L'abbinata applicazioni/pubblicità, cominciava a puzzarmi. "E accetta questo e accetta quest'altro e installa questo, e apri il profilo...ecc.".

Ora vi cito paro paro l'articolo di Repubblica che descrive come Facebook e il suo boss 23enne Mark Zuckerberg siano scivolati su una buccia di banana. Peccati di gioventù. Come dicono due famosi comici "son ragazzi".



Il sistema Beacon, in pratica, chiedeva agli utenti un abbassamento delle difese per quanto riguarda la privacy, in nome di una maggiore condivisione di informazioni con il network. In questo modo permetteva ad aziende che avevano aderito al progetto (big del calibro di Verizon, Blockbuster, eBay, CBS, Chase, Coca-Cola, Sony. E ancora New York Times, CondeNet, General Motors, Joost e Six Apart, solo per dirne alcuni), di pubblicizzare a tutti gli 'amici' il fatto che un utente di Facebook aveva fatto shopping presso di loro o anche solo dato uno sguardo ai loro prodotti. Un sistema che non è piaciuto fin dalla sua presentazione.

Ma a gettare benzina sul fuoco è arrivata la notizia che il tracciamento dei dati avveniva anche senza l'esplicito consenso degli utenti. Secondo il gruppo di pressione Moveon.org, 55.000 membri del sito hanno firmato una petizione battezzata: "Facebook: smetti di invadere la vita privata". Davanti alle critiche, Facebook ha deciso di optare per il permesso esplicito: i membri devono dire chiaramente se desiderano che i dati sui loro acquisti vengano diffusi.





"Abbiamo fatto molti errori nella gestione di questa situazione", ha detto Zuckeberg, che ha voluto anche scusarsi per la lentezza con cui la società ha reagito alle proteste degli utenti, ma ha assicurato che le modifiche fatte al programma risolveranno ogni problema.


Ma la cattiva pubblicità non sembra però aver penalizzato particolarmente il network. Secondo il sito di analisi Compete.com, Facebook ha registrato una crescita del 20 per cento nell'ultimo mese con oltre 14 miliardi di pagine viste, 400 milioni circa in più rispetto al mese precedente. A questo punto, però, in molti si stanno facendo la stessa domanda: che fine faranno i dati sin qui acquisiti?

Nessun commento: