1 dic 2007

Alla ricerca della "ricerca naturale"

Scusate il giro di parole sul titolo di questo articolo ma il problema, e la prospettiva che si apre, per me non è da poco.

Il mare di informazioni e di dati che ci stanno avvolgendo ci ha portato (ahimè) ad utilizzare un linguaggio poco naturale per districare la matassa. Insomma, come facciamo ricerca?
Ognuno a modo suo, all'inizio. Poi ci adeguiamo alla ricerca per parole chiave.

Se cerchiamo un albergo a Londra, non scriviamo certo su Google "Sai dirmi dove posso trovare un albergo vicino al centro di Londra che non costi molto?"

Piuttosto scriviamo: "hotel london downtown cheap".

Ora questa cosa non è che mi rovini il sonno ma mi chiedo spesso perchè il mezzo, con i suoi limiti, riesca così facilmente a cambiarmi le abitudini e a stravolgere le metodologie naturali di approccio al problema?

Più di un anno fa, (quando non avevo il numero di lettori attuale) in uno dei miei deliri quotidiani scrivevo questo. E ancora non son riuscito a darmi risposte in merito. Nessuno mi ha ancora aiutato a risolvere questo mio problema. E allora il mio delirio continua.

Ma la cosa non si risolve nemmeno a livello aziendale. Il "paradigma della ricerca universale" lo devo ancora risolvere. Sia chiaro, ci sono altri fattori di disturbo (economici, tecnologici, ecc.) ma ancora non è chiara la strada. Google GSA, Microsoft Search.......e Autonomy?

Si, Autonomy. Ieri ci ho fatto una chiaccherata lunga, ed alcuni spunti interessanti sono emersi.




Ora non devo certo scrivere un articolo accademico e nemmeno un trattato enciclopedico sulle differenze fra i tre approcci. Volevo solo condividere alcuni concetti che andrò ad approfondire appena saranno ben sedimentati nella mia mente e studiati con più attenzione da me e dal mio team.

  • La logica degli "smart folders" (chiarissimo per chi usa spootlight e finder) applicata alle ricerche web e ai dati non strutturati everywhere.
  • La logica del linguaggio naturale e delle associazioni aritmetiche come antitesi al concetto di "catalogo".
  • Aggregazione di fonti per pertinenza, correlazione e influenza (Google ci sta provando)

...e altri temi che sto approfondendo. Per ora vi passo un tool (sviluppato su tecnologia Autonomy) per provare ad approfondire questi concetti. Il servizio l'ho scoperto ieri grazie alla chiaccherata con un manager di Autonomy stessa.



Vi chiedo scusa se non riesco subito a farne una recensione. Provo a proporlo ai miei amici di www.2puntozeropertutti.it e vediamo di riuscire a metterla in pista. Ma davvero ve lo consiglio, scaricatelo, usatelo e provate a confrontarlo con Google Desktop Search per capirne la differenza e l'approccio più push al concetto di "ricerca naturale".

7 commenti:

capobecchino ha detto...

Diciamo che la cosa mi interessa da vicino visto che per lavoro mi interesso di ricerca su grossi volumi di dati ... mi riallaccio anche al tuo post precedente perchè ormai credo che la vera ricerca, i veri mezzi da usare siano le persone ed i loro gusti, le loro preferenze.

Ormai abbiamo sviluppato una conoscenza di base che ci permette di attuare questi tipi di approcci (vedi digg in primis su come indicizza le news) ...

Ormai il compito di catalogare le informazioni non è più demandato solo alle macchine ed è questo il percorso che sto/stiamo affrontando nella ricerca.

In azienda dove lavoro stavamo pensando di sviluppare un tool per la ricerca documentale interna e le impostazioni iniziali (una delle tante) messa su carta era "tener conto delle preferenze dell'utente" ...

Trattiamo immagini in alta ed altissima risoluzione ed il tempo di ricerca è prezioso quindi indicizzarle in base all'uso, le volte visualizzate, eventuali tag o preferenze espresse, data ed altri piccoli accorgimenti faceva si che l'immagine sia sempre e subito pronta ;)

Questo ovviamente solo un piccolissimo esempio :) ma in definitiva penso che "la persona" possa davvero fare la diffenza ... anche partendo da una semplice regola ... la persona se è da sola non ha bisogno di ricercare nulla in quanto fornisce e fabbrica da sola le proprie informazioni, il problema nasce quando si è in gruppo quindi perchè non fidarsi dell'altro e delle sue preferenze ??? ;)

Andrea Bichiri ha detto...

La ricerca per keywords degli attuali motori di ricerca non garantisce risultati precisi e circoscritti (spesso troppo generici o specifici).
L'approccio da seguire per rendere sempre più efficiente ed efficace la ricerca è quello significativo. Le relazioni di significato tra i dati, la semantica, il semantic web ecco il futuro.. motori di ricerca in grado di ritornare risposte sempre pù vicine alle esigenze e ai bisogni reali degli utenti, macchine capaci di ragionare sui dati, dargli un senso compiuto semplificando la vita delle persone ed abbattendo i tempi necessari per ottenere la risposta desiderata.
Basta perdere ore davanti al monitor a spulciare pagine e pagine per trovare ciò che ci interessa. Con i motori semantici questo non è più fantascienza ma realtà. L'unico problema è la scarsa propensione dele aziende italiane a recepire e finanziare progetti ad alto contenuto tecnologico. C'è una sorta di diffidenza, poca fiducia nel progresso tecnologico forse in parte giustificata da una scarsa conoscenza dell'argomento che viene trattato esclusivamente negli ambienti accademici e in pochissime imprese high tech.

catepol ha detto...

hai notato ch enon si può commentare se non con account google blogger blogspot????

catepol ha detto...

cioè ecco o sono una non linkata catepol...o devo passare per l'account blogger (che casualmente ho...ma non ce l'hanno tutti)

catepol ha detto...

prova 3 solo nickname

catepol ha detto...

gigi pardon se ti sto usando come cavia

Gigi Cogo ha detto...

de nada, siam qui per aiutarci a vicenza :-)