28 nov 2007

Il TCO questo sconosciuto

Piccolo ripasso su wikipedia per cominciare. TCO!

Perchè questo approccio? Perchè anche sull'articolo di ieri relativo alle service pack di Windows, ho letto commenti, su questo blog e su altri che, mi costringono a fare delle precisazioni.

Molti guru o presunti tali, continuano ad asserire in modo generalista che, l'open source costa meno. Punto.

E li si fermano. Altri cominciano ad inveire contro la pubblica amministrazione che non risparmia adottando soluzioni open (chissà perchè critiche ai privati non ne sento mai su questo tema).

Cominciamo con le ovvietà. Il software open è disponibile. Nel senso che basta scaricarlo ed installarlo. Ciò non significa nulla rispetto alla sua "sostenibilità".
Quando ci troviamo a casa e facciamo i guru con i nostri blog, scriviamo che basta scaricare Open Office e buttare via Ms Office. Oppure possiamo buttare via Windows e passare a una distribuzione Linux qualsiasi.

La macchina è nostra e il tempo che perdiamo a formattarla, a smadonnare con i driver che non funzionano e ad imparare qualcosa di nuovo è tutto nostro. Investiamo sul nostro tempo!

Siamo noi il decision maker (non dobbiamo begare con nessuno), siamo noi che gestiamo il change-management, siamo noi che investiamo in noi stessi e decidiamo quando avvantaggiarci da questo cambiamento.

Diverso è il contesto aziendale, specialmente dove gli utenti sono fidelizzati con strumenti e prodotti. Dove la salvaguardia degli investimenti ha un costo certo. E il cambiamento ha un costo dove le variabili non sono del tutto chiare.

Non possiamo guardare solo la punta dell'iceberg? Il costo di licenza!



Ci sono un infinità di costi che, chi non vive una realtà aziendale, non conosce e non può ignorare puntando SOLO a evidenziare la differenza dei costi di licenza.

Insomma smettiamola di considerare SOLO gli elementi che ci interessano direttamente e definiamo contesti precisi. Linux in azienda prevede uno sforzo e una sponsorship forte, nonchè una persuasione dell'utente.

Gestire il cambiamento ha dei costi, e un insuccesso genererebbe costi ulteriori.

La coesistenza a livello serveristico di piattaforme Microsoft e Linux è una realtà. Gli skill per supportarle sono reperibili sul mercato e hanno costi certi. Un Data Center basato su Red Hat, ad esempio, è realtà in diverse aziende. Ma i guru pensano che i contratti di licenza e di manutenzione di Red Hat sono gratuiti?
Uno skill professionale che, ad esempio deve scrivere un driver per interfacciare una scheda fiber-channel su un SAN e che Red Hat non conosce, pensate che lo si trovi su un Forum?

Portare Linux e Open Office nelle stazioni di lavoro degli utenti è ancora più problematico e ha un infinità di costi nascosti. Pensate che levare Outlook e la sincronizzazione dei contatti con il telefonino (magari Windows mobile) e passare a Thunderbird sia un gioco da ragazzi? E pensate che un manager abbia tempo di imparare, formarsi e ACCETTARE il cambiamento?

Quando ben 200 o 300 stampanti non vengono viste da una distribuzione Linux qualsiasi, cosa diciamo agli utenti? Cercate il driver su un Forum?

Forse in un centro di ricerca, in un Università è possibile. Ma in un azienda che è una macchina produttiva in corsa no!

In un azienda non si può dire Windows è male, Linux è bene. Bisogna dimostrarlo e sostenerlo.

Insomma per le grosse organizzazioni il passaggio deve essere:
  • indolore
  • conveniente
  • veloce

19 commenti:

kOoLiNuS ha detto...

e dimentichi "profittevole", perchè per cambiare una azienda ha bisogno di incentivi e motivazioni reali :D

catepol ha detto...

concordo su tutta la linea... e ti parlo del mondo della scuola, non di quello aziendale...

maialino rosa ha detto...

hai fatto bene a ricordare queste cose, a me i guru da salotto fanno tanta compassione

Matteo ha detto...

Sono d'accordo a metà.
Ovvero, ritengo che dovrebbero essere considerati i costi "nel lungo" periodo... e in questo caso assegnerei la palma del vincitore ai sistemi open source.
Sono più che d'accordo sul fatto che cambiare piattaforma e metodologia di lavoro può essere una grossa "barriera d'entrata", nonché una soluzione spiazzante per molte aziende. Ma affrancarsi, ad esempio, dei formati proprietari imposti da gran parte dei software commerciali può rappresentare una grande scelta di libertà e schiudere nuove potenzialità per il futuro.

Ti faccio un esempio: lavoro in un piccolo ufficio di 4 persone, nel quale sono anche responsabile tecnico. Ci avvaliamo di un software di contabilità che salva i dati in formato proprietario, non condivisibile con altri applicativi quali un semplice Office, e questo ci obbliga a tenere un doppio archivio di tutti i dati (e sono i dati di svariati anni di attività).
Allora che ho fatto? Ho allestito un serverino Fedora (smadonnando non poco) e sto creando un applicativo in php che un po' alla volta va a sostiuire il software di contabilità (ancora smadonnando non poco). In questo modo dispongo liberamente dei miei dati e posso automatizzare molte funzioni.
Quindi è innegabile che il periodo di transizione (che non è ancora terminato) mi abbia creato dei disagi, ma io li vedo come un investimento per il futuro.

Certo poi ognuono è un caso a se, ed un passaggio del genere è sicuramente più traumatico per un'azienda di 100 dipendenti piuttosto che per il mio studio di 4 persone, ma questi sono ragionamenti che dovrebbero essere fatti a monte.

Va da se che anche a me infastidiscono i ragionamenti degli "integralisti" di linux o chi per altri, che spesso confondono (volutamente?) i mezzi con gli scopi. ;-)

Gigi Cogo ha detto...

carissimi,

dietro la superficialità delle dichiarazioni facili e quasi da "tifosi": Viva il pinguino abbasso Redmond ecc.!, dovrebbe esserci uno studio più approfondito sulla parte sommersa dell'iceberg.

E poi i numeri. I numeri sono fondamentali. Avere o non avere un solo tecnico dedicato. Avere o non avere un dipartimento ICT di 100 persone. Avere o non avere un appalto di servizi esterno. Avere o non avere un gruppo di ricerca, ecc. Averli o non averli questi numeri cambia lo scenario.

Dire questo è meglio. Punto.
E' come non dire nulla.

@koolinus
assolutamente daccordo


@matteo
tutte le fasi di progettazione e di analisi sono tempo BEN SPESO.

E chi più spende meno spende :-)

Anonimo ha detto...

Bene.
Mi sa che il pinguino e' gia' avanti nel tormentari il sonno.
Sei nella fase in cui si cercano tutte le ragioni per dire che e' sbagliato cambiare.
Lasciamo che le cose facciano il loro corso... :))

Beninteso, con la stima e affetto di sempre.

PS Contro la tux non ci sono cure. :))))

Sergio ha detto...

Parlando di TCO non è che con Windows devi pagarci solo la licenza. Tra macchine, training per sistemisti e utenti, antivirus e programmi di sicurezza e tempo perso nella risoluzione dei problemi anche sono per questioni di licenze (ho visto gente dover reinstallare aule con 30 computer perchè per qualche ragione Windows ha deciso che le licenze non erano più valide).
In pratica se guardiamo i costi la soluzione migliore è rimanere con quello che si ha. Qual'è infatti il motivo per passare a Vista in azienda?
Nel caso si voglia proprio rivoluzionare il proprio sistema informatico conviene veramente chiedersi a cosa serve e come lo dobbiamo usare.

Francesco d'Elia ha detto...

L'analisi è perfettamente rispondente alla realtà anche come dice sergio anche con MS i costi totali in azienda sono pazzeschi, se si pensa alle licenza CAL, alle certificazioni obbligatorie, etc.. Poi i vantaggi si vedono e si contabilizzano nell'uso dei sistemi che possono essere ottimizzati al meglio e con maggiore flessibilità con Linux che consente anche una migliore gestione dell'asset informatico e delle licenze..

enore savoia ha detto...

@Gigi ... il progetto ReactOS sembra cadere proprio a caso :)

Il punto forte di ReactOS è che molte persone, e specialmente aziende, non migreranno - mai - a Linux. Non importa in che cosa Linux riesca meglio, o sia migliore, non è un’opzione per loro.

(http://www.reactos.org/it/index.html)

esav

Gigi Cogo ha detto...

grazie a tutti per le riflessioni

@sergio
ciò vale per tutto quello che ci circonda. Anche in casa, con l'auto per le vacanze o il macinino del caffè. C'è sempre qualcosa di più performante che sta uscendo :-)
Ci serve? Lo useremo? Ci cambiera, in meglio, la vita?

@francesco d'elia
su aziende di grandi dimensioni anche il back-office che deve gestire Linux diventa un costo altissimo perchè gli utenti non si accontentano di ciò che passa il convento. Vogliono il massimo anche da Linux.
Ho letto (e se le ritrovo le pubblico) delle metriche che parlano di un punto di brak even atteso anche per 5 anni su aziende di grosse dimensioni.
Solo dopo 5 anni si ha un ROI dall'adozione di Linux.

@enore savoia
grazie, l'avevamo già preso in considerazione anche da noi, prima dell'assalto di SUN e Novell :-)
Non lo dimentichiamo.

bepi ha detto...

per francesco d'elia:
break even, ignorante

leo ha detto...

Qualche tempo fa ho installato una fedora 6 sul pc, nuovo di zecca, di un mio amico che lavora in banca come direttore di filiale.
Prima dell'installazione, questo mio amico, mi espresse tutte le sue perplessità riguardo l'usare un sistema operativo diverso da quello che usava tutti i giorni in ufficio ma lo rassicurai dicendogli che, in effetti, non esistevano poi tante differenze.
Qualche tempo dopo, riparlandone, mi disse che dopotutto si stava trovando bene, però una cosa lo disturbava: "ma tutti quei mp3 non sarebbe bene metterli dentro una directory tutti insieme, che dentro la home mi riempiono tutto lo schermo?".
"Che problema c'è?", risposi,"Crea una directory, chiamala Musica e spostaci tutti gli mp3".
"E come si fà?"
"Esattamente come si fà con XP!"
"E come si fà con XP???"
Conclusioni:
È vero, il mercato lo fanno le segretarie, ma le segretarie chi le fa? e soprattutto chi se le fà???

Flavius ha detto...

Beh, non sono proprio d'accordo con il tuo discorso. I costi enormi ci sono anche e direi soprattutto con i sistemi Windows. Io lavoro in una realtà privata con circa 200 client windows e l'infrastruttura server che sta migrando pian pian verso linux. Sui client si hanno solo privilegi di utente ma i casini non si contano, senza contare che ci sono virus che ogni tanto l'antivirus non rileva, ci sono programmi che una volta installati non fanno funzionare più gli altri già installati (DLL Hell se conosci), c'è IE da aggiornare tutti i giorni, ci sono programmi che si impallano ogni 3x2 bloccando la produttività, ci sono P4 dual core con 1 GB di Ram che ci mettono 5 minuti per partire, ci sono programmi pagati fior di centinaia di migliaia di euro che si rifiutano di funzionare da utente. E non è fantascienza, te lo assicuro. Le reinstallazioni la maggior parte delle volte risolvono almeno le grane peggiori. Rimane il fatto che per me gli utenti non distinguono un granché un ambiente dall'altro, pensa che su alcune macchine abbiamo installato OpenOffice al posto di Office e gli utenti quando mi chiedono qualcosa pensano di usare ancora Word. Il discorso è che in azienda l'utente deve lavorare ed essere produttivo: deve usare gli strumenti che gli vengono messi a disposizione dall'IT e non pretendere di usare quello che vuole o preferisce, e questo è assolutamente indipendente dal tipo di sistema che si usa aperto o chiuso che sia. Il mio sogno è di avere tutti terminali stupidi e senza disco e di usare solo applicazioni pubblicate. Noi ci stiamo muovendo già in questo senso e i risultati sono buoni. Mi sembra poi errato dire che con Linux non vedi 200/300 stampanti, un server di stampa con Linux/Samba usa i driver disponibili per windows e se li copia in locale quindi potenzialmente tutte le stampanti funzionano (noi abbiamo un print server appliance con Linux ed è a prova di bomba). Mi sembra che tu citi solo tanti falsi miti. Per caso quando parli di costi e di TCO hai presente cosa vuol dire pagare tutte le CAL per collegarsi ad un server Win2003, oppure per SQL Server? O quante licenze bisogna pagare per pubblicare una applicazione con i TS? Invece su RHEL con un backend MySQL, solo per farti un esempio, già compreso nel prezzo non ti pare che le cose siano leggermente diverse in termini di costi ad impatto zero sugli utenti?? Prima di criticare il mondo open bisognerebbe almeno conoscerlo a fondo, non per sentito dire. Anzi forse meglio di persona altrimenti si rischia di parlare solo per luoghi comuni.

Manfrys ha detto...

Prima di commentare, ho seguito qualche altro commento su altri blog, tutti rispettosi.
Quindi non posso far altro che portare la *mia* esperienza. Nelle piccole e medie imprese (nelle grandi non ne parliamo nemmeno) il problema che riscontro non è il pro o contro linux/microsoft etc. ma la NECESSITA' di utilizzare questo o quell'applicativo che gira SOLO SU (linux/windows/as400/etc...). Se l'azienda è piccola, il problema è tanto piccolo da non esserlo, ovvero o paghi MS o paghi un qualcuno che ti implementa il tutto con Linux quasi si equivalgono (spesso in questa realtà il supporto lo fa il più figo del gruppo!). Per le medie società (50-200 utenti) il problema licenze è più sentito, ma permane il problema della "killer application" che spesso gira in mondo windows. Ci sarebbe da lavorare per le grandi dove il dover riscrivere applicazioni conviene rispetto alle licenze. Per esperienza personale, se cambi word con openoffice, la segretaria di turno manco se ne accorge! Una migrazione lenta può essere uno stimolo, ma necessita di training agli utenti. Credo che un buon inizio sia il coraggio dell'azienda a compiere il passo e un ottimo personaggio che mantenga le fila. Aggiungo, giusto per riflessione, in alcune società ho visto acquistare 400/500 PC Pentium 2gb memoria, 160Hd e scheda video performante ... per poi usarli con client access per emulazione di terminale, talvolta c'è anche il cattivo consiglio di chi dovrebbe per l'appunto consigliare e non intascare benefici ...

Gigi Cogo ha detto...

per @bepi che da dell'ignorante a @francesco d'elia volevo solo precisare che l'ignorante sono io.
Purtroppo ho dimenticato una "e" e non ho controllato sul dizionario o su wikipedia.
Comunque ottima critica costruttiva e di stile.

per @all, si evince che, in ogni caso, a mio modo di vedere è la competenza che fa la differenza.

Alcuni di voi asseriscono che con più competenza certe superficialità non sarebbero tali e, entrando meglio nel contesto, si risolverebbero.
Certo che so cosa sono le CAL e quanto costano, certo che so come si deploya un driver ma, se mi permettete.
Quanto costa la competenza su un ambiente Open?

Chi ha questi parametri?
Anche nella mia azienda si utilizzano centinaia di installazioni lato server e non sto qui a fare l'elenco ma lato client non abbiamo una sola risorsa (a parte noi più smanettoni e appassionati) che poss gestire un parco disomogeneo.

L'ATI (associazione temporanea di imprese) che gestisce il servizio recluta il personale di assistenza dagli uffici di reclutamento tipo Adesso. Con un turn-over (spero sia scritto giusto altrimenti @bepi mi da dell'ignorante) pazzesco.
Quando sento di tecnici altamente skillati su Linux che gestiscono uffici da 4 persone. Penso solo che vivono in paradiso.

Manfrys ha detto...

aggiungo al volo che sono molto d'accordo su quanto esprime @Flavius ma non vuole essere una crociata contro ms ... ;-)

Gio72 ha detto...

Sarà...ma io sto facendo un sacco di soldi proprio nelle piccole imprese, facendo spendere ai titolari quello che avrebbero speso per il solo acquisto di un paio di pc vistaready (Ram2GB,500GBhd,GF8500/256MB...) e ritrovandosi con un discreto di 'rottami' che risorgono a nuova vita. A meno di non muoversi in una grande realtà aziendale gli strumenti OS sono piu che sufficienti ed in alcuni casi spettacolari...quando mi capiterà di dover lavorare per qualche 'grande' magari cambierò opinione.
Un risultato comunque sicuro è che spinti dal risparmio tanti titolari di ditte mi hanno regalato diversi pc 'obsoleti' che prontamente ho girato a qualche associazione noprofit/onlus che finalmente si è potuta dotare di un impianto informatico. In definitiva dico tutto questo perchè odio sta flamewar tra sistemi operativi...alla fine sono sempre strumenti no?

elcamilo ha detto...

salve,

il problema principale, mi pare, è che in Italia non ci sono ancora aziende che facciano assistenza all'open source in maniera capillare; nella mia città non ce n'è nessuna. Per quanto riguarda il privato e le aziende..beh, secondo me siamo sempre lì.
Ma nella scuola o nel pubblico credo sia doveroso, per un fatto di civiltà, investire nel software libero, nella formazione e nella diffusione (hai presenti FUSS! a Bolzano). Lo Stato non deve badare al profitto, e può e deve permettersi di progettare a lungo termine secondo il vantaggio dei cittadini.
Così a scuola: d'accordo usare i pc, ma è immorale che la scuola costringa a comprare licenze o a procuraarsi i software illegalmente.
Lasciami dire poi che il 90% dei pc della pubblica amministrazione sevono solo a navigare, usare world e exel (quando va bene!) e a giocare a Solitario (che su GNU/Linux è anche molto più bello!). saluti

www.aleksfalcone.org ha detto...

Io l'ho fatto.
Un anno fa ero responsabile IT di una piccola azienda: circa 30 postazioni suddivise in due sedi. Dopo due mesi dall'assunzione dell'incarico ho proposto la migrazione a software libero (libero, non genericamente open source) all'Amministratore Delegato.
In un paio di settimane tutti gli utenti sono passati a lavorare con Ubuntu. Unica eccezione è stato il server Windows di una delle due sedi: avevano appena acquistato una costosa licenza e non volevano buttar via il denaro. Il server dell'altra sede è stato acquistato su mia indicazione senza sistema operativo. Costo dell'operazione? Ho dovuto lavorare un sabato affinché gli impiegati trovassero tutto pronto al lunedì. Tale costo è stato abbondantemente ripagato anche solo col risparmio in abbonamenti agli antivirus.
Nessun problema con le stampanti di rete: per una nuovissima Xerox inizialmente mancava il driver, ma stampava decentemente con uno generico. Tre mesi dopo, un aggiornamento del sistema ha fatto magicamente apparire un nuovo driver per quel modello.
Il gestionale utilizzato era un'applicazione web PHP/MySql, per cui la migrazione è stata indolore. Inoltre ho reso utilizzabili due macchine che nessuno usava più perché 'troppo vecchie'.
I costi di gestione e di istruzione del personale non sono diversi. La differenza più grande è la libertà e la sicurezza. Libertà di scegliere come svolgere un lavoro, di estendere l'utilizzo degli strumenti (i computers) in base alle necessità, senza dover dipendere da un unico fornitore, libertà di conservare i miei dati senza la preoccupazione che l'accesso dipenda dalle decisioni di un monopolista. La libertà persino di pagare uno sviluppatore per implementare una nuova funzione nel software che uso (o di farlo io stesso).
E per piacere, parlate anche di libertà, non solo di soldi e costi: solo così il quadro può essere completo. Questa è la scelta di fondo, software libero o software a libertà sottratta.