04 nov 2007

Cosa frena l'innovazione nel nostro paese?

Grazie a una segnalazione sul blog di Luca Conti mi sono imbattuto, un paio di giorni fa, in questo articolo che cerca di proporre delle linee guida per un ipotetico ministro dell'Innovazione.

Il mio commento (......per chi ha pazienza di leggerlo, mette il dito sulla piaga dell'inapplicabilità delle azioni innovative....) è basato sull'organizzazione dello Stato Italiano che, non riesce a risolvere le sue ambiguità. Lo Stato Italiano non è uno stato centralista e non è nemmeno uno stato federale. Detto questo è praticamente impossibile fare riforme e applicare leggi strutturali.

Cosa voglio dire? Ci vuole una legge sull'innovazione? Forse si!
I segnali per questo da dove vengono? Proviamo ad analizzare cosa dice Assinform (Associazione Italiana Imprese e Aziende di Informatica) che, in questi giorni, presenta a Roma il suo rapporto annule dove, secondo i vari commentatori, si evidenzia una sensibile crescita del mercato del sw, uno stallo quasi imbarazzante del commercio elettronico e una rendita di posizione netta delle grosse multinazionali dell'ICT.

Quindi, combinando l' articolo suddetto tutto orientato agli auspici di sintesi (azioni innovative immediate che è indubbio bisognerebbe fare subito), il rapporto Assinform e la struttura (antica) dell'ordinamento statale c'è ben poco da stare allegri.

Come immettere, allora, innovazione nel motore Italia per renderlo più competitivo?




Semplice, cambiare le regole. Far partecipare alle gare ICT le multinazionali per l'infrastruttura ma, PRETENDERE che le giovani company vengano incubate e aiutate per entrare nelle ATI (Associazioni Temporanee di Impresa) aggiudicatarie come portatori di SOLUZIONI! Quindi infrastruttura (Hw e Sw di base alle multinazionali) e idee alle start-up!

Purtroppo il coraggio degli incubatori (finanziatori di idee e di aziende emergenti) è pari a zero. In Italia si finanzia SOLO un idea e/o un azienda emergente con un business-plan di sicuro successo. Quindi a rischio zero.

Negli Usa, ad esempio, si finanziano 10 idee sapendo in partenza che 9 sono perdenti ma, la decima, sarà esplosiva!

Semplice? Mica tanto. C'è da rivedere la legge sugli appalti!
I miei due cents disordinati ma, spero, utili a chi vuol fare delle riflessioni che vadano al di là dei semplici "desideri"!

10 commenti:

sacha catalano ha detto...

Gigi ti dico di più, in inghilterra a fianco ai vari laboratori universitari, pieni zeppi di topolini da laoratorio, c'è un'ufficio abitato da una personcina in giacca e cravatta pronta a finanziare e poi brevettare le idee che arrivano dagli srtudenti...Qui invece ,ad esempio, ci si trova a combattere con il reparto di meccanica perchè presti un trapano acquistato da loro al reparto di elettronica...insomma, guerra tra poveri. Ho portato esempi di facoltà storiche non della sorbona di canicattì. Ciao

gigasoft ha detto...

Anche io mi ritrovavo a fare un ragionamento simile con dei miei amici proprio due giorni fa..
La situazione del nostro paese è vergognosa, e se continua così altro che innovazione!
E' un peccato vedere delle menti giovani e brillanti, venire offuscate per certe mancanze del sistema italiano :(

Davide Tarasconi ha detto...

Gigi, non ho letto il post e il corollario di commenti sul blog di MCC (non sono un fan, mettiamola così).

I miei due centesimi, visto che la gestione dell'innovazione è uno degli argomenti che studio e dei quali mi interesso.

In Italia per quanto riguarda lo sviluppo di politiche ed azioni innovative si presentano problemi strutturali e culturali, ed una miscela di entrambe le tipologie.

Faccio alcuni esempi.

Il problema dell'eterna forbice fra mondo accademico e mondo del lavoro potrebbe risolversi agendo a livello legislativo e finanziario, creando, come suggerisci tu, "incubatori" e un ecosistema di supporto alla nascita ed allo sviluppo delle nuove imprese.

Questo è un problema strutturale ed organizzativo risolvibile, occorre la volontà politica di farlo.

Esistono, però, carenze culturali da entrambe le parti in gioco: il mondo accademico è più chiuso di quello che si possa pensare nei confronti delle imprese. In realtà sono davvero poche le facoltà che richiedono collaborazioni con le imprese.

Dalla parte dell'industria abbiamo una chiusura mentale dei manager che pensano solo ai costi, ai ritorni facili ed agli investimenti sicuri - soprattutto fra coloro che si sono scottati con la bolla del 2000.

Sui problemi culturali non si può fare molto, se non promuovere dei buoni progetti pilota con soggetti motivati e presentare risultalti, dimostrare ai manager che nelle università non ci sono solo dei perditempo e ai dirigenti accademici che ci sono realtà di impresa che non vedono l'ora di sfruttare (occhio al termine!) i talenti e le potenzialità che si possono trovare nell'ambiente accademico.

A me piacerebbe fare una tesi seguendo progetti del genere...

maialino rosa ha detto...

Attenzione perchè le leggi sono quasi sempre di principio, non hanno i cosidetti decreti attuativi e quindi evaporano prima di arrivare a quella che tu chiami azione.

Gigi Cogo ha detto...

@sacha
è verissimo, questo riguarda il problema dei finanziamenti alla ricerca (problema annoso) ma soprattutto la fiducia nei giovani. Ahime!

@gigasoft
ma i giovani non devono demordere e scappare. Dicono! Anche se a volte io stesso vedrei meglio i miei figli all'estero. Sigh!
In effetti i giovani dovrebbero batters per diventare nuova classe dirigente e dimostrare più fducia in chi viene dopo!

@davide
stupendo il tuo ragionamento. Ma datti più carica. Si può cambiare.
Quindi in bocca al lupo per la tua tesi
p.s. io ho provato a portare ragazzi a fare stage dentro il mio Ente e l'ho fatto con due università Messina e Venezia. In entrambi i casi è andata bene.
Dovrebbe essere sistematico.
Se non lo hai mai letto ti giro questo post:
http://webeconoscenza.blogspot.com/2007/05/giovani-speranze-digitali.html

@maialino rosa
giustissimo, per quello va rivista la legge sugli appalti ICT.
Spesso una legge infrastrutturale cade nella morsa dei vari veti incrociati o nei ricorsi e negli ostacoli delle istituzioni più piccole che, sembrano non avere interesse diretto. O, avolte, vogliono far lavorare altre aziende e non i soliti noti.

ivan ha detto...

Il problema vero gigi è che in Italia non abbiamo ricerca in nessun campo. Manca l'innovazione in qualsiasi settore rischiamo di diventare un paese di serie C se già non lo siamo.
Il dramma è che la nostra classe dirigente è vecchia, non solo di età ma anche di idee.
Si preferisce finanziare le bocciofila, i cori di ogni parrocchia ma per la ricerca solo le briciole e pensare che renderebbe anche farlo.

Davide Tarasconi ha detto...

@gigicogo: "dovrebbe" essere sistematico. DEVE essere sistematico un certo approccio!
io vivo e studio in una zona (Reggio Emilia e dintorni) e dintorni dove sono le piccolissime, piccole e (poche) medie imprese a farla da padrone.

è uno scenario complesso per la gestione dell'innovazione, dove alla tradizionalità e alla quasi artigianalità di certi settori si contrappongono le sfide della cosiddetta "globalizzazione" e un clima competitivo molto pressante.

molte aziende muoiono, molte aziende vivono di rendita, tutte faticano ad innovare perchè nessuna ha sufficienti fondi e competenze per pianificare ricerca ed innovazione.

le aziende hanno bisogno di nuove idee e nuovi approcci, ma spesso non sanno ammetterlo, mentre in altri casi non pensano proprio alle università. se non si creano momenti di contatto - anche solo scambi di idee e opinioni, non dico di finanziamenti o chissà cosa - questi due mondi rimarranno sempre a guardarsi da una certa distanza.

secondo me sarebbe importantissimo avere dati, testimonianze, relazioni su progetti da utilizzare come "testimonials" per convincere gli scettici. una volta portata a termine l'opera di convincimento, a livelli sempre più alti, si può passare ad una fase di "sistematizzazione parziale" delle pratiche, non credi?

capobecchino / enrico ha detto...

Io vengo da una città di Caserta dove l'innovazione non sanno neanche dove abita.

Ora trasferito a Milano da 4 anni da settembre io e la morosa abbiamo rilasciato Meemi.com

Non speravamo in un successo ma speravamo semplicemente in un dialogo con gli utenti Italiani sul nostro progetto pregi e difetti per poterlo infine mettere a punto e "combattere" con i concorrenti stranieri e far vedere che anche noi italiani non siamo da meno.

Dal 10 Settembre giorno del suo lancio abbiamo pochissimi italiani sul nostro circuito.

Non pretendiamo di essere i migliori e non pretendiamo di essere grandi oratori e auto pubblicizzarci.

Tutto questo per dire la mia sul conto dell'innovazione e portare un esempio concreto.

In Italia non si "studia" e non si "capiscono" eventuali opportunità da prendere al volo o da rischiare.

Nessuno ha voglia di rischiare e come è gia stato detto si punta solo su "azioni di sicuro successo" e questo penalizza l'intero settore.

Ora nell'ultima settimana ho avuto 2 contatti interessanti per meemi.com e tra i 2 una frase mi ha colpito e fatto riflettere: "Il tuo capo l'ha visto? Non ne ha compreso le potenzialità?"

Ora io sono sicuramente di parte e quindi potrei essere poco obbiettivo, però la cosa mi ha fatto pensare perchè lavoro in una società che "tecnicamente" e lo stesso ramo in cui si colloca meemi, creiamo applicazini web (quali ricerca documentale, gestione di immagini in altissima risoluzione, generazione di rassegne stampa, etc etc) mentre meemi è un puro progetto personale fatto con la morosa ... e nessuno in azienda ha fatto qualcosa per interessarsene.

Sono al corrente della cosa ma non suscità "curiosità", non suscita "interesse" ...

Non siamo geni e non abbiamo scoperto l'acqua calda ma volevamo dimostrare (passatemi il termine) che anche noi siamo capaci di costruire e creare qualcosa che contrasti lo stradominio di "potenze" dove girano fior di $ mentre noi per raccimolare qualche € dobbiamo fare i salti mortali ...

In Italia purtroppo regna sovrana una semplicissima cosa ... "l'ignoranza" ... l'ignorare e lo studiare i nuovi fenomeni e le nuove tecnologie.

Stefano Epifani ha detto...

Caro Gigi,
come sai il tema dell'innovazione mi è caro, tanto che ne abbiamo parlato contemporaneamente da te e da me. Concordo con te sul tema degli incubatori. Sono invece perplesso sul "fare una legge". ne abbiamo viste tante, di leggi, sull'innovazione, e sono finite a finanziare progetti dei soliti noti con impatto zero sul sistema paese. abbiamo un problema "di sistema" (Paese) di non facile risoluzione...

Davide Tarasconi ha detto...

"Sono invece perplesso sul "fare una legge". ne abbiamo viste tante, di leggi, sull'innovazione, e sono finite a finanziare progetti dei soliti noti con impatto zero sul sistema paese."

Stefano, è proprio per questo che secondo me occorre puntare più sulle iniziative dei singoli (ancora una volta...innovazione dal basso?!) piuttosto che sperare in un sistema di innovazione "legiferato" dall'alto...