14 nov 2007

10 punti per la rete

No, non è un concorso, non bastano 10 punti premio per cambiare l'Italia ma Roberto Chibarro sembra avere le idee chiare e lancia una proposta.

Cogliendo il suo invito ho cercato di leggere, di capire e proverò a dare una mano per il dibattito. Chissà che ne esca qualcosa di buono.

La sintesi della proposta di Roberto è più o meno questa: "10 punti su quello che il prossimo governo, di qualsiasi colore e schieramento, dovrebbe fare per la internet in Italia".

e questi i punti base:
  1. Net Neutrality: la rete deve essere libera e accessibile a tutti alle stesse condizioni
  2. Riduzione del digital divide fisico (connessioni a banda larga) con incentivi, supporto a wimax, adsl per tutti a prezzi certi.
  3. Riduzione del digital divide culturale (corsi in tutte le scuole per insegnare internet con programmi certi)
  4. Libertà di espressione per la rete
  5. Copertura wifi della città
  6. Incentivi a chi investe in progetti internet, tecnologici, innovativi nel settore
  7. Semplificazione e defiscalizzazione per le startup di settore (3 anni)
  8. Possibilità di ottenere tutti i servizi della P.A. anche via internet
  9. Contributo economico per acquisto pc/mac portatile con wifi per tutti
  10. Corso obbligatorio su Internet e i nuovi media per tutti gli eletti a cariche politiche di ogni ordine e grado
Roberto mi chiede di collaborare e di integrare la proposta anche in considerazione della mia modesta esperienza nella Pubblica Amministrazione.
Bene, accetto la sfida senza condizioni, ne condizionamenti. Anche come prosieguo ad un altra riflessione che già aveva prodotto questo mio precedente articolo.

Andiamo con ordine:

1. Net Neutrality: la rete deve essere libera e accessibile a tutti alle stesse condizioni
Sicuramente è corretto dare a tutti le stesse opportunità e non declassare intere fasce di popolazione e/o di settori economici ma la riflessione deve essere un po più articolata. Le strade comunali sono gratuite (pagate con le tasse locali e con i trasferimenti statali), mentre le autostrade sono a pagamento. In autostrada un camion non paga la stessa tariffa di una moto ma, entrambi, pretendono che non ci siano buche, ostacoli e la qualità dei punti ristoro e dei caselli sia eccellente.
Partecipare allo sviluppo della rete, insomma, prevede anche uno sforzo diverso (economicamente inteso) per il potenziale utente consumatore e per l'erogatore dei servizi di business (aziende). Questo significa che l'imprenditoria del paese non può solo pretendere autostrade digitali, deve anche dare il suo contributo a cominciare dalle Telco e dai provider di contenuti mediali.

2. Riduzione del digital divide fisico (connessioni a banda larga) con incentivi, supporto a wimax, adsl per tutti a prezzi certi.
Certamente sono daccordo per la diffusione capillare e per l'abbattimento dei costi. Ma come detto sopra, se un provider di servizi di business vuole 10 Gb di banda e una qualità di servizio ecellente deve contribuire. Al cittadino deve essere data libertà di scegliere il provider migliore che offre servizi naked, senza limitazioni. Insomma, liberiamo il tubo e scegliamoci i servizi.

3. Riduzione del digital divide culturale (corsi in tutte le scuole per insegnare internet con programmi certi)
Nulla da eccepire. Qui dirò una cosa scomoda. Smettiamola di buttare soldi per formazione formatori. Facciamo fare i formatori anche ai più giovani che abitano la rete.

4. Libertà di espressione per la rete
Come per la stampa e per tutte le espressioni. Nulla da eccepire. Nessun organo di controllo. La rete si autodisciplina con la culturizzazione degli utenti

5. Copertura wifi della città
Direi liberalizzazione delle licenze Wi-Fi e Wi-Max con possibilità di partecipazione alle gare da parte dei piccoli Comuni.

6. Incentivi a chi investe in progetti internet, tecnologici, innovativi nel settore
Attenzione. Un progetto deve essere preso in considerazione e vagliato per la sua sostenibilità. L'incentivo, spesso, è un sostegno a fondo perduto che viene intercettato dai furbi. Cassa per il mezzogiorno, Sviluppo Italia dicono nulla?

7. Semplificazione e defiscalizzazione per le startup di settore (3 anni)
Con controllo dei risultati. Non è possibile defiscalizzare e basta. Troppi fuffologi si butterebbero a capofitto. E' necessario dotare le Camere di Commercio e le Agenzie delle Entrate (meglio gli Sportelli Unici dove esistono) di commissioni. Purtroppo fa rabbrividire. Ma siamo il paese dei furbi. Di imprese di "plastica" è pieno il paese. Di imprese innovative nemmeno l'ombra. O quasi. E poi non dimentichiamo che è importante regolamentare l'accesso al credito. Forse è più importante che l'incentivo di dettassazione.

8. Possibilità di ottenere tutti i servizi della P.A. anche via internet
Non sono completamente daccordo. Non tutto DEVE andare in rete. Ma può andare in rete. Il servizio si misura sul fabbisogno. Ho visto troppi progetti che volevano webbizzare un modello cartaceo in rete. Per compilare quel modello son stati spesi milioni di euro in infrastrutture e in soluzioni applicative. Forse costava meno mandare il messo comunale in auto con penna e calamaio.

9. Contributo economico per acquisto pc/mac portatile con wifi per tutti
Nulla da eccepire

10. Corso obbligatorio su Internet e i nuovi media per tutti gli eletti a cariche politiche di ogni ordine e grado
Simpatica e improponibile. Non hanno tempo e non sono assertivi. Il politico, di solito, è borioso e supponente. Insomma se è seduto in quella sedia non ha nulla da imparare. Simpatica comunque, da approfondire.

Ma alla fine da tutto ciò che si evince? Un partito dei blogger? Un Partito della rete? Non ci credo. Primo non credo sia questo l'obiettivo di Roberto e dell'eventuale "cosa" che ne potrà nascere. Secondo, i blogger son troppo naif e autoreferenziali. A parte Luca Conti, vedo poche reazioni che possano influenzare un aggregazione. Insomma vorrei vedere altri blogger "influenti" (ok, non apro polemiche, me ne sto buonino :-) dire la loro e aprire un contradittorio dove vogliamo.

Solo allora la proposta di Roberto, più articolata e circostanziata potrebbe prendere una strada che, forse, ci porterà lontano.

3 commenti:

Roberta ha detto...

Ciao Gigi, mi permetto di dire la mia, come semplice fruitrice di internet.
Le 10 regole a me sembrano un po' troppo utopiche, da isola che non c'è per intendersi. Il punto chiave è che la rete non è gestita dallo Stato e quindi, logicamente, chi ci ha sborsato soldi si aspetta di riceverne un profitto. Per questo il punto 2 è irrealizzabile. La mia cascina, dispersa tra un paesino di 1200 anime ed uno di 1000 non avrà mai la stessa connessione di una casa in centro a Roma, è palese, anche se lì c'è la mia azienda.
3. Riduzione del digital divide culturale: bello, mi fa piacere, ammetto sarebbe carino, ma tu quanti insegnanti conosci (catepol a parte) che sanno accendere un computer? Io ben pochi. Dovresti fare dei corsi a chi insegna. E i soldi chi li sborsa? E soprattutto, un corso in aula basta ad insegnare "internet"? Non credo proprio. I corsi fatti da giovani? Beh, ma questo vorrebbe dire dimostare che cosa un insegnante sa o meno, ossia testare la sua qualifica, valutarlo. Mi pare di ricordare l'ultima volta che si era ventilata un'opzione simile...
4. Assolutamente d'accordo. Ogni forma di disciplina diverrebbe censura e porterebbe l'Italia ad una chiusura ancora maggiore di quella attuale.
5.Per le leggi anti terrorismo questo non è pensabile, a meno, naturalmente, di rivederle. (Evvai che è la volta che starbucks apre in Italia)
6.Su questo non sono d'accordo. Non si può pretendere che qualunque furbo che arrivi e apra un portale che etichetta come "innovativo" riceva dei soldi dallo Stato. Ne buttiamo già tanti, così è tirarsela addosso. Innovazione non è una cosa facilmente definibile, soprattutto nel contesto internet. Cos'è innovativo? Ciò che è brevettabile? No, perchè se io invento lo strizza calzini bagnati mica porto una botta di innovazione...
7. completamente d'accordo con te.
8. è vero ciò che scrivi, ma questo è legato all'ignoranza di chi si trova nelle PA oggigiorno. Se io capo, non ho idea di cosa tu, impiegato devi fare, crederò a tutto ciò che mi dici. I servizi online sono un aiuto ENORME x tutte quelle persone che non vivono in città.
9. Io invece un qualcosina lo direi... cos'è aiutiamo anche gli Agnelli a comprarsi il portatile? Mi sembra un po' esagerato...
10. Idem come da punto 3. Un corso serve davvero? E cosa imparano? A fare qualche ricerchina su google? Mi sembra un po' utopistico. Una politica che funziona è in grado di ricercare esperti, tecnici, che possano dare suggerimenti sui vari argomenti. Non si può pretendere che chi viene eletto sappia tutto di tutto, no?

Roberto ha detto...

Ciao Gigi,

grazie anche per il tuo contributo. Sopratutto per gli approfondimenti e le critiche, che servono sempre a capire cosa va migliorato, cosa no, cosa va buttato, cosa va messo ex novo.

Mentre non sono d'accordo su alcune cose, mi trovi al 100% con te per la specificazione di fondi e finanziamenti, defiscalizzazioni. L'accesso al credito è un altro punto, mi sa che quando scriveremo l'elenco definitivo bisognerà specificarlo per bene...ecco più che i dieci comandamenti dobbiamo scrivere il "dogma 95 de noantri"

Infine: grazie del post, l'aiuto di tutti è davvero importante, piccolo o grande che sia.

maialino rosa ha detto...

Molto interessante e sicuramente stimolante. Devo fare i complimenti anche all'ideatore dei 10 punti che secondo me son proprio ridotti all'osso.
La base di partenza è buana ma non si può fare un discorso sull'innovazione tecnologica senza pensare a un innovazione più radicale dello Stato.