08 ott 2007

Darsi un ruolo e una collocazione

Stamattina presto intercetto un twitt (un messaggio via Twitter) di Caterina che mi porta a leggere alle 7.30 circa questo articolo di un blog che non conoscevo.

Non è che proprio passi tutta la vita a leggere i blog degli altri e, ultimamente lo ammetto, passo poco tempo proprio perchè sono davvero pochi quelli che mi interessano.

E in più sto studiando e lavorando parecchio, quindi il mio aggregatore di notizie è ridotto ai minimi storici.

Cerco, infatti, di limitare al massimo la dispersione su blog, cosidetti generalisti. Ma questo è un MIO modo di affrontare la problematica e non voglio persuadere nessuno. Cerco blog verticali su argomenti che, in questo momento mi interessano particolarmente.

Leggendo l'articolo che, fra l'altro, ne cita uno precedente sempre da un blog che non conoscevo, vedo che l'argomento è, più o meno: "darsi un ruolo e una collocazione" nel mondo della cosidetta blogosfera e della comunicazione in rete. O, per lo meno, io ho intravisto anche questa chiave di lettura.



















Non ho letto con particolare passione questi articoli ma, fra le righe, ho colto alcuni segnali importanti che mi hanno fatto riflettere e dubitare di alcuni comportamenti (ovviamente rivolti a mem medesimo in prima istanza):

A) Chi scrive sul blog ha un enorme bisogno di "consenso".
B) Chi scrive sul blog ha, molto spesso, bisogno di affermare un identità.
C) Chi scrive sul blog ha, molto spesso, bisogno di sentirsi eticamente corretto.
D) Chi scrive sul blog è autoreferente ma vorrebbe "non esserlo".
E) Chi scrive sul blog soffre, molto spesso, da ansia di prestazione.

Enunciati questi miei personalissimi pareri, ho apprezzato alcuni passaggi del blogger Enrico Sola quando parla delle difficoltà di contestualizzare il ruolo in certi ambiti.
Ecco il passaggio:

"Il problema e’ che quelli che non ti capiscono sono proprio quelli a cui devi vendere qualcosa, cioe’ quelli che lavorano nelle aziende. D’altronde per loro e’ normale: lavorano in strutture grandi, molto stratificate e ramificate, con una perfetta divisione dei ruoli e con un’ottica fondante ineccepibile per cui gli architetti fanno gli architetti, i muri li fanno i muratori, gli ingegneri si ingegnano e i contabili fanno la contabilita’.

Difficile spiegare loro che in questi mestieri-pannocchia post new economy noi pesci piccoli facciamo un po’ di tutto e, in mancanza di meglio, abbozziamo incrociando le dita e capita tranquillamente che noi si sia copywriter il lunedi’ e project manager il martedi’, salvo le ore pasti in cui ci improvvisiamo sistemisti perche’ si e’ inceppato il server."

Questa riflessione è molto interessante e scavalca la problematica dell'etica che, secondo me, ognuno, se la condivide, la applica senza sbandierarla in giro e cercare consenso (che poi puntualmente arriva come in un giochino di mutuo consenso, visto e rivisto diverse volte).

La riflessione di Enrico riguarda, invece, la difficoltà di facilitare il cambiamento che i processi di comunicazione e innovazione, auspicano ormai da diversi anni. O per lo meno così l'ho percepita.

Fare del web 2.0 il mezzo a tutti i costi, anche quando la controparte o il committente non la capisce è davvero un bella sfida e su questo anch'io mi trovo in enorme difficoltà.
Spesso penso che basti il blog come mezzo (o altri mezzi innovativi) ma non è così.
Il change-management e la facilitazione/accompagnamento al cambiamento è davvero un impegno e una sfida epocale. Questo faccio di lavoro, ma anche per passione. E penso che devo chiedere aiuto solo a me stesso.

4 commenti:

catepol ha detto...

felice di
- averti fatto conoscere 2 blog che pensavo conoscessi
- averti fatto partorire un bel post di prima mattina
- ragionare di questioni etiche e di cambiamento...

facendo formazione
purtroppo lo so che quello che noi pensiamo sia banale o scontato per tanta gente (docenti delle scuole, e studenti...si proprio i nativi...) invece non lo è.

Sta a noi trovare il modo migliore per dialogare e fornire pillole di conoscenza che portino al cambiamento...che però è sempre una scelta personale

Federico ha detto...

Come già hanno detto altri commentatori, mi piace il tuo blog perchè sei autoironico e metti in discussione delle certezze che tali non sono.
Meno autoreferenza e più senso del servizio non farebbero male.
Purtroppo non tutti i blogger sanno farlo.

Maurizio Goetz ha detto...

Caterina ha ragione, molte cose sembrano scontate invece non lo sono. Mettere le cose in chiaro è un primo modo di impostare un dialogo su basi solide.

CampoBaseWeb ha detto...

Non vorrei che questo post fosse ricordato come un'occasione perduta.
Mi son preso tutto il tempo richiesto anche dalla lettura degli ottimi articoli link(ati) ..
Mi ritrovo però solo con un acuto bisogno di sintesi; ho la sensazione che si continui a girare .. ad infinitum .. intorno a un problema, in modo anche gradevole ma inconcludente.
Il titolo che hai scelto per questo post mi aveva indotto a sperare che l'avrei trovata .. la sintesi che cerco; invece no .. esprime la stessa ansia che esprimo io.

C'è una differenza importante tra la tua e la mia ansia di ruolo:
io quel ruolo l'ho vissuto, l'ho perso e vorrei ritrovarlo;
tu lo cerchi aspettando che emerga dalle nuove generazioni a dalla crescente ubiquità del Web 2.0;
io lo cerco cercando di ri-stabilire un approccio corretto alla comunicazione interpersonale, che credo si basi essenzialmente sul riconoscimento reciproco dei ruoli (questa non so se la dico giusta) delle persone comunicanti.

C'è chi vive solo una vita reale e c'è chi ne vive anche una virtuale.

Non credo si debba aspettare che tutti abbiano imparato a vivere anche una vita virtuale, per potersi dare una collocazione/ruolo soddisfacente.
Anzi, credo che aspettare sia molto pericoloso; credo che la qualità della vita reale, se ci limitiamo ad aspettare, possa solo peggiorare.

L'invito a incontrarsi un Sabato d'Ottobre a Voltago Agordino, che mantengo pubblicato e revisionabile sul mio esperimento di Blog, non lo dice ancora in modo abbastanza chiaro .. vorrei però che andasse nella direzione sopra espressa .. senza dover troppo argomentare di piattaforme e di interfacce .. come sono stato costretto a fare dalla mia ricerca di un bene perduto.

Ti ringrazio comunque per lo stimolo che riesci sempre a dargli, a quella ricerca.

Luigi (qui come non mai "Nonno Gigio")