28 giu 2007

Passeggiando fra Bryant Park e Veltroni......

Raccolgo la richiesta di alcuni lettori di approfondire l'esperienza americana ma, al tempo stesso vorrei mettere i piedi per terra. In terra italica.

La mia precedente esperienza negli USA si era svolta a Redmond nella tana del lupo Bill. Ovviamente la zona di Seattle è una zona franca dove si respira innovazione come piovesse. C'è Microsoft, c'è Amazon, c'è la Boing e decine di spin-off di Microsoft che fanno dell'innovazione una specie di religione. Più sotto si scende a Silicon Valley e non mi dilungo per confermare che l'Ovest è la parte più creativa degli USA.

New York è il mondo intero. Ed è un mondo vivace e multicolore ma molto, molto attento all'innovazione. Dove l'innovazione si usa. Quotidianamente.

Iniziamo la passeggiata da Bryant park. Per chi non lo sapesse Bryant park è un fazzoletto di verde nel pieno Midtown della grande mela. Vicinissimo alla 5a, all'Empire, al Rockefeller center e dalla Grand Central.
Vicino un niente da quel pazzesco videogame chiamato Times Square.
Nel caos più totale che lo circonda questo parco serve anche la New York Public Library ed è, quindi, frequentato da gente di cultura e open minded.




















Poteva Google rinunciare ad un occasione del genere?
No, perchè il parco è strapieno di studenti e artisti che, con i loro portatili e palmari sono costantemente collegati a Internet. Può un privato esentarsi dal servire GRATUITAMENTE il pubblico eterogeneo della grande mela?

Quanto costa questa connessione? NULLA! Offre Google.

Continuiamo la passeggiata dopo aver preso un caffè caldo. Tutti i caffè della catena Starbucks, moltissimi McDonald e centinaia di business center di tutti i tipi offrono servizi di connettività gratuita. Io stesso, con il mio palmare ero, praticamente, sempre connesso.



























Inoltre rifletto sul fatto che molti operatori offrono le telefonate tradizionali gratuite nell'area di Manhattan! ZERO, si ZERO costi!

I privati si, i privati qui ci sanno fare e offrono servizi. E non solo quelli tecnologici.

Chissà se Veltroni ha mai passeggiato per Bryant park. Spero lo faccia in compagnia di Montezemolo.

Ci sono frasi di questi giorni che mi risuonano in testa continuamente. Privati, imprenditori, artigiani che chiedono meno stato! Lo stato deve fare un passo indietro. Lo stato deve arretrare.
Lo stato non da i servizi! Lo stato offre servizi scadenti. Quindi è "LEGITTIMO" non pagare le tasse.

E i privati? Telecom ci regala qualcosa? Ci sono aree WI-Fi gratuite in Italia?
Mediaset ci offre qualche cioccolatino? Sky ci offre accessi allo stadio?

E poi questa parola: IMPRENDITORE! Cos'è l'impresa. E' un qualcosa per cui qualcuno deve fare profitto per se stesso o è un qualcosa che deve portare benessere a tutti?

IMPRENDITORE. Quanti si fingono imprenditori e invece sono solo finanzieri?
Quanti fanno solo soldi per se stessi!

Quanti sono seduti sulle poltroncine di Confindustria senza aver mai fatto nessuna IMPRESA? Prendiamo ad esempio un politico che, per volontà divina viene messo a capo di una azienda a capitale pubblico (per esempio una multiutility). Il popolo, attraverso gli Enti Locali finanzia questa operazione e gli paga lo stipendio. Questa azienda entra nel mercato e poi si quota in Borsa fino a diventare privata del tutto. Bravo! Ora puoi sederti in Confindustria.
Ora ho capito, anche questo (solo in Italia) è un imprenditore. Ottimo!
Diamogli anche una cattedra alla Bocconi!


Ma poi, perchè sparare sullo Stato quando migliaia di aziende vivono solo di appalti pubblici e li usano per la loro sopravivenza. E' lo Stato o il mercato che permette a questi imprenditori di vivere?

Ieri Veltroni ha detto che bisogna permettere alle aziende di crescere. Giusto. Ma loro fanno crescere il paese o pensano solo a ricapitalizzarsi e a dividere i profitti?

Non sto adulando Veltroni e nemmeno mi schiero politicamente. Ma molti dei suoi passaggi erano tesi a modernizzare, innovare e far crescere il "sistema paese". Essendo l'ultimo che si impegna in questa sfida FONDAMENTALE, mi sembra corretto analizzare il contesto e provare a capire se, pubblici o privati, i conservatori lo bloccheranno oppure no!

Il mio non è un attacco al capitalismo. E' un attacco alla via italiana al capitalismo. L'imprenditore medio italiano è un opportunista. L'imprenditore medio americano no!

Cerco ancora un imprenditore italiano che riesca a stupirmi! Uno che, oltre ai profitti, porti un beneficio globale alla sua nazione.

Ho avuto la fortuna di fare l'imprenditore e di lavorare nella Pubblica Amministrazione. E non chiudo gli occhi sulle sacche di inefficenza e sui privilegi di quest'ultima. Ma penso che il buon esempio non si deve "SOLO" chiedere allo Stato. Va anche dimostrato a "prescindere"!

L'esempio americano ha, certamente, mille variabili critiche. E vanno analizzate con più attenzione ma, laddove un privato SERVE il cittadino, accetto anche che il suo BRAND e la sua pubblicità siano in bella vista. Che lo faccia per il WI-FI, per un ospedale o per un palasport o per qualsiasi altro servizio utile a tutti.
E gli abbasso volentieri le tasse ringraziandolo per il contributo teso a far crescere il "sistema paese".

Sto ancora pensando a un esempio in Italia ma non lo trovo.














Caro Walter fai una passeggiata Bryant Park e portaci qualche rappresentante di confindustria. Portaci confcommercio e confartigianato. Fagli vedere cosa significa il motto di Kennedy in cui credi: "Prima di chiederti cosa fa lo Stato per te, chiediti cosa fai tu per lo Stato!"

E chiudo con un altra frase di Kennedy per incoraggiare Veltroni:
"Pochi avranno la grandezza per raggiungere la storia, ma ciascuno di noi può agire per cambiare qualcosa nel mondo, e nell'insieme di tutte queste gesta sarà scritta la storia di questa generazione"

7 commenti:

Luca Moretto ha detto...

L'imprenditore italiano medio come hai detto tu è un opportunista, ma ti sei chiesto come mai è così? E' lo stato italiano che non crea incentivi per lo sviluppo tecnologico dell'azienda stessa, anzi cercano di metterti alle corde così se riesci a sopravvivere e a pagare quasi il 50-60% di tasse ti ringraziano, altrimeti ti uccidono. Perchè non lasciano un minimo di ossigeno a certe piccole-medie imprese. Perchè si è sempre costretti a pararsi il culo ogni giorno e non ti lasciano lavorare tranquillamente. Forse è proprio per questo che siamo anche degli opportunisti, ormai stanno creando un sistema darwiniano dove sopravvive solo il più forte.

Antonio Candeliere ha detto...

Bellissimo articolo. Complimenti

Biagio ha detto...

Condivido gran parte della tua analisi.
Per quella che è la mia esperienza professionale trovo estremamente ingessato (e antiquato) il modo con cui i nostri imprenditori s'ostinano a fare impresa. L’industria italiana, purtroppo, continua, incessantemente, a produrre, efficacemente, solo prodotti antichi. Un'industria che investe con convinzione (e coraggio) in ricerca e sviluppo è un'industria che -nei numeri- non esiste qui da noi e già questo dato di fatto, la dice lunga sul grado di rischio d'impresa che l'imprenditore nostrano è capace di (e vuole) sostenere. Eppure basterebbe poco. Un’industria che valorizzasse la ricerca sarebbe, infatti, un’attrattiva efficacissima di “cervelli migliori e più brillanti” per le nostre Università: rastrellerebbe, in tutto il mondo, i migliori scienziati e professori universitari (è successo, così, a Singapore) e tutto questo favorirebbe lo sviluppo di industrie hi-tech tutto a vantaggio della prosperità del nostro paese. Non serve -questa è una mia convinzione- aumentare produttività e flessibilità del lavoro, senza definire e creare i settori nuovi di attività (penso, ad esempio, ai mestieri difficili, ben remunerati, tesi a risparmiare o a creare risorse materiali, umane ed energetiche) in cui lavorare. E' un (comodo) circolo vizioso (il solito cane che si morde la coda). Come uscirne? Dovremmo -a mio avviso- rinunciare alla nostra cultura (altro che preservarla) intrisa di controverse religiose, idealismi e astrologie e mirare a raggiungere livelli di preparazione più elevati privileggiando scienza, tecnica ed informatica avanzata: solo così si potrebbe concepire uno sviluppo vero (e serio) che contribuirebbe, tra l’altro, a salvare il nostro Paese. Questa sarebbe, a mio modo di vedere, una risposta concreta alla massima kennedyana "Prima di chiederti cosa fa lo Stato per te, chiediti cosa fai tu per lo Stato!". Ma, attenti al particularismo e al successo economico facile (fatto più di tecniche economiche che di concrete e, perchè no, rischiose azioni d'impresa) molto difficilmente la classe degli imprenditori italiani saprà attuare questo combiamento. Peccato. Le potenzialità ci sono (e, giusto per dirne uno, l'ultimo successo dell'Alenia in ambito internazionale lo ha ampiamente dimostrato) ma occorre anche saperle sfruttare, valorizzare e, soprattutto, farle fruttare. Manca la propensione al rischio o, se vuoi, è talmente alto il rischio economico e finanziario -come notava Luca nel precedente commento- che la maggior parte degli imprenditori italiani devono sostenere per sopravvivere alla pressione fiscale che risulta quasi impossibile perseguire altri fini.

Mariano ha detto...

Analisi condivisibile.
Questo paese ha bisogno di una sterzata.
Ma la deve fare anche la classe imprenditoriale, troppo spesso beneficiaria degli aiuti di stato e costantemente piagnucolona.
Quanti imprenditori he dtvana miseramente fallendo son stati salvati dalla politica?
Che tristezza.

Roberta Villari ha detto...

Bello, davvero bello questo articolo.
Che poi sia efficace non lo so perchè gli imprenditori italiani sono molto chiusi in se stessi.
Ho scoperto un bel blog.
Tornerò.

Marco ha detto...

L'analisi è ottima. Ma uno dei problemi degli imprenditori è il contesto in cui sono chiamati a vivere giorno dopo giorno.
Infrastrutture ferme agli anni '60 (e quando dico infrastrutture non intendo Adsl: ma strade e ferrovie).
Burocrazia che ingessa decisioni e opportunità. Sulle tasse non dico nulla perché mi pare inutile ripetere cose dette e ridette.
Una classe politica (nazionale, e locale), priva di una qualche visione su temi cruciali come energia, immigrazione, lo stato sociale, ambiente.
In queste condizioni chi fa innovazione è davvero un eroe. Però non dobbiamo sorprenderci se molti, non hanno voglia alcuna di essere eroi.

Axell ha detto...

Non siamo sicuramente un paese all'avanguardia, poche aziende coraggiose e tante aziende che pensano solo x il breve periodo, far soldi subito e ora.
La politica può far molto, creare infrastrutture, ma anche fare controlli, dare incentivi e punire.
Secondo me queste ultime due azioni andrebbero prese in seria considerazione.
Ma se pensi alla quote latte ti vengono già i coglioni rotanti...