15 giu 2007

Essere sempre migliori. A New York.

Sto trascorrendo un periodo a Manhattan e, anche per questo, non aggiorno il blog con frequenza.

Non ho molte cose da dire, infatti. Preferisco osservare e ascoltare questa città e provare a capirne il fascino che, indiscutibilmente, attrae a se milioni di umani da tutto il pianeta.




















La grande mela non è tutta uguale. Ci sono mille città nella città e altre mille verranno create da quel magma umano di cittadini del mondo che qui cerca chissà cosa. Fortuna?

Sembra di si. Tutti i libri e le guide dicono che a ognuno viene data un occasione! Ed è un po il senso del sogno americano. Nulla di nuovo insomma, tutti cercano il meglio per se stessi, sia esso fortuna, successo, potere o chissà cosa.

A dire il vero, mi sembra che invece di vivere, i newyorkesi "sopravvivano". Non esiste quel senso di "qualità della vita" a noi tanto caro. Qui si cerca il massimo. L'idea di "decrescita" non passa nemmeno per l'anticamera del cervello.

Essendo i primi in tutto, come possono immaginare di non superarsi ancora?

Per ora continuo ad osservare e capire nelle mille sfumature, anche piacevolissime, di questo mondo nel mondo, di questo pianeta a se stante, cosa vale la pena conservare per migliorarsi dentro.

Fuori è tutto "migliore". L'apparenza delle cose materiali è grande e migliore in tutto. Devo cominciare a capire i newyorkesi dentro. E oggi andrò a cena con alcuni di loro.

4 commenti:

Adriano ha detto...

MI fai venire in mante una cosa che ho letto di Domenico De Masi:

"...come è anche il caso del Metropolitan Museum di New York, dove mi trovavo tempo fa. Durante una recente visita a questo famoso museo americano ero con un amico e gli dicevo: “Guarda qui come tutto è tenuto bene, a differenza che in Italia”. Mi ha sentito un usciere di origine italiana e mi ha detto “Ma quando mai? Vuole venire a vedere quante sale sono chiuse? E sa perché? Perché non ci sono i soldi. Qui è tutto disorganizzato”.

Lo puoi leggere per intero qui: http://www.civita.it/portale/PubImpresa/demasi.asp

Nicola ha detto...

- A dire il vero, mi sembra che invece di vivere, i newyorkesi "sopravvivano". Non esiste quel senso di "qualità della vita" a noi tanto caro. Qui si cerca il massimo. L'idea di "decrescita" non passa nemmeno per l'anticamera del cervello. -

566 americani su mille fanno uso abituale di psicofarmaci. Il sogno americano ha prodotto molta più infelicità di quella che ha eliminato.

markingegno ha detto...

racconta, racconta, com'e' andata la cena, cosa hai visto?

Spero un giorno di poter fare un'esperienza analoga.
USA e Australia, sono i posti che mi piacerebbe scoprire, non come turista, ma proprio entrare nella vita e nella cultura, come mi pare di capire tu stia facendo.
Chissa' se riusciro' a farlo per almeno una delle due...

Patrizia ha detto...

Che bello, che voglia di tornarci.
Gli americani non sono tutti guerrafondai. C'è della bellissima gente e un modo di vivere veramente cosmopolita.