25 mag 2007

2.0, 2.0, 2.0 ! Ma chi lo usa? E chi lo sfrutta?

Ritorno sull'argomento che già avevo trattato alcuni giorni fa.

Il web 2.0 piace agli utenti ma le aziende non lo sfruttano! Eravamo rimasti a questa convinzione.

Improvvisamente mi torna in mente quanto Jakob Nielsen's diceva nel suo "Participation Inequality: Encouraging More Users to Contribute"

cit:.....
90% of users are lurkers (i.e., read or observe, but don't contribute).
9% of users contribute from time to time, but other priorities dominate their time.
1% of users participate a lot and account for most contributions: it can seem as if they don't have lives because they often post just minutes after whatever event they're commenting on occurs.


Quindi, Jakob (il guru), dice esattamente il contrario. Nemmeno gli utenti lo usano e lo sfruttano! Non c'è crescita 2.0!
Proviamo a rifletterci sopra e a capire chi ha ragione. Ogni giorno leggendo avvisi e rss mi accorgo che i sondaggi danno il 2.0 in crescita, in bolla, già morto o definitivamente affermato anche in Italia.
I dubbi rimangono. Forse con gli esempi di comportamento ci capiamo qualcosa!

Ora cerco di contestualizzare meglio anche attraverso un esempio "sociale" che funziona poco! Da noi :-)

Ultimamente sto analizzando meglio le funzioni di una piattaforma come Flickr che permette di sviluppare sopra a una semplice fotografia digitale, tutta una serie di azioni sociali interessantissime.
Non le sto a citare tutte, tanto in rete una guida a Flickr la si trova facilmente.

Portando ad esempio una qualsiasi foto scattata negli Stati Uniti, da un utente americano, noto che gli elementi "sociali" vengono subito sfruttati. Su quella foto troverò commenti, perchè gli utenti americani sono abituati a commentare. Troverò raggruppamenti e taggature (etichettature) perchè la logica della folksonomia è penetrata come possibilità reale di "marcare dal basso".
Troverò la georeferenziazione della foto, per capire dove è stata scattata, troverò una descrizione dettagliatissima e tantissimi altri elementi su cui non mi dilungo.
Linkiamo un esempio e proviamo a guardarlo: http://www.flickr.com/photos/lorenzodom/273994287/




Waking in the Obliquity of the Ecliptic, originally uploaded by lorenzodom.

 



Per avere questa foto ho semplicemente scritto "new york central park" sulla ricerca di Flickr. E la prima foto in lista, mi restituisce una descrizione dettagliatissima e una trentina di commenti, compresi 20 elementi di etichettatura.

Proviamo ora in Italia: cerco "parco Sempione". Ovviamente tralascio gli autori americani che commentano e socializzano alla grande, e arrivo a un autore italiano. Lo sfoglio un pochino più in profondità perchè sulla sua foto del Parco Sempione non se lo fila nessuno e arrivo a una foto di un boschetto che mi incuriosisce. Ha dei commenti:
http://www.flickr.com/photos/paky/454244242/

Cinque commentini striminziti, e 6 etichette. Zero social!
Ok, non è così dappertutto, se cercate Barcamp (che è una cosa tipicamente da blogger, qualcosa trovate) Ma è questo il social networking?

Potremmo fare questo gioco all'infinito. Forse su YouTube troviamo più socializzazione, su Slideshare, molto ma molto meno. Ed è un peccato.
E via così! Seguendo altri servizi "2.0" più o meno conosciuti.

Forse, come ho già analizzato diverse volte, noi italiani abbiamo bisogno dello scoop, della provocazione come su scuolazoo?

Ma son io che ho le mie turbe psicologiche o siamo noi latini che affrontiamo questi strumenti "2.0" in modalità passiva? E perchè?

Forse perchè socializziamo di più nel "reale", diversamente dagli anglosassoni! Potrebbe essere una chiave di lettura.



O forse perchè i veri "pilastri" della vita sociale ed economica non sono 2.0!
I politici si fanno etichettare e commentare? Le aziende? Gli enti pubblici?

Forse non è ancora chiaro a tutti che gli strumenti del web 2.0 non sono solo carini e facili da usare. Sono soprattutto sociali!
La convinzione che l'utente sia al cento del web è ormai assodata. Ma da noi?

Un altro esempio la blogosfera. Ho già detto su questo blog, che la blogosfera italiana non è inclusiva. E accetto tutte le critiche possibili sull'argomento.

I blog sono pieni di "cose" tecnologiche che gli utenti "non-inclusi" non capiscono. Forse i nativi digitali possono anche trovarsi a loro agio ma la stragrande maggioranza degli utenti no!
E qui riprendo l'articolo di Carlini che, per primo, mi ha fatto riflettere sull'autoreferenza e la scarsa inclusione della blogosfera italiana.

Parole come feed, widget, permalink, centinaia di bottoni che rimandano a tutte le funzionalità della blogosfera sono comprensibili solo alla cerchia dei blogger più "smart" (quelli che ormai hanno eletto la loro seconda casa sulla blogosfera).







Io stesso, che ne ho eliminati molti (ma non ancora tutti), stento a credere che un lettore capisca cos'è un bottone che rimanda a del.icio.us a technorati o a twitter!

Ma poco male. Se riuscissimo a spiegrlo ai nostri lettori in parole semplici. NO! Invece ne facciamo gran uso "esclusivo". Non "inclusivo".

Il blog è uno strumento sociale incredibile ma va sfruttato per diffondere non per escludere.

Faccio un esempio. Qual'è più semplice da leggere questo:
http://chipsandsalsa.wordpress.com/
O il mio che state leggendo?

Cosa ne capite dei bottoni "MyclaimId" o "MyBlogLog2?

Forse qui sta il problema dell'inclusione. Finchè si include una foto o un filmato il messaggio è chiaro a tutti, ma quando si scrive "share this on del.icio.us" ho i miei grossi dubbi che si riesca ad includere!

Quindi?
Non c'è una risposta certa. Sono strumenti 2.0 e rimangono tali fino a che non viene capito il loro ruolo sociale da tutti.
Primo dai politici e dagli imprenditori.

E qui mi riallaccio a un bell'articolo scritto su: Crazy marketing blog.

Articolo efficente, efficace e pungente.
Peccato che quando ho fatto vedere quel blog a qualche amico "immigrato digitale" non ci abbia capito nulla, in quanto sommerso da oggetti 2.0 incomprensibili!

5 commenti:

Leonardo de Nardis ha detto...

Vorrei innanzitutto ringraziarti per il commento lusinghiero e complimentarmi con te per la chiarezza del tuo articolo. Ciò che dici è vero in parte a mio giudizio, e mi spiego meglio: oggi il web per chi lo usa è uno strumento con un potenziale incredibile, ma in Italia stenta a spiccare il volo e il motivo principale è che viene visto per lo più come strumento pubblicitario. I blogger, inizialmente nati come diari, hanno preso una piega diversa e il 2.0 ha aggiustato un pò il tiro. Certo è che mancano di promozione e questo induce la non-blogosfera a non capire bene il senso dei blog e con esso il mancato sfruttamento di tale mezzo. Il target più incisivo rimane ancora il target giovane, socialmente in internet più attivo, mentre un target più adulto, over 40, stenta ad utilizzarlo nella sua reale capacità. Quando i blog verranno concepiti come STRUMENTO DI COMUNICAZIONE GLOBALE DOVE INTERAGIRE allora forse il successo, IN ITALIA, sarà garantito, fino ad allora il successo è tutto per gli altri paesi, vedi Spagna, America, Inghilterra e Giappone.
Complimenti per il tuo blog, davvero molto interessante.
See u.
Leonardo de Nardis

Gianni Marconato ha detto...

Ho l'impressione che ci si ostini a dare soluzioni (WEB 2.0, ad esempio) senza aver identificato il problema. Continuo in un post nel mio blog, per essere più chiaro

nicola ha detto...

Su PC Professionale di questo mese c'è un'interessante inchiesta proprio sulla penetrazione del web 2.0 sugli utenti.
L'italiano è la quarta lingua utilizzata nei blog e la diffusione dei tag è in forte crescita.
Tutto sommato credo si possa essere fiduciosi sullo sviluppo di una cultura "informatica" nel nostro paese.

Luigi Bertuzzi ha detto...

La differenza tra esclusione e inclusione per me è chiara; l'ho vista materializzarsi nel corso di una vita professionale che non ha potuto minimamente contribuire ad evitarla, come non si potrebbe contribuire ad arrestare un onda tsunami.
Non ho bisogno di Blog che cerchino di coinvolgermi in un processo di comprensione e di cambiamento di questa realtà.
La semplicità di lettura di un Blog non basta a coinvolgere chi ancora non sente alcuna motivazione a diventare utente del Web.
Un Blog come chips and salsa non riesco a leggerlo; non ne ho il tempo nè la voglia; piuttosto leggo la stampa tradizionale.
Un Blog come questo lo scorro invece con l'ansia di chi cerca una via d'uscita; perché esprime la consapevolezza di un problema che sento anch'io; salvo poi a sentirmi frustrato dal fatto che la via d'uscita non riesco a vederla come conseguenza della leggibilità di un Blog.
La strada giusta invece la vedo indicata da quel "...coinvolgimi e comprenderò" (Confucio) .. citato in crazy marketing
Per coinvolgere non possiamo pensare di poter usare i Blog ... prima dobbiamo avere delle situazioni da presentare e documentare ... che abbiano un'attrattiva per le persone da coinvolgere .. e che le motivino a vedere nel Blog uno degli strumenti adeguati ad abilitarle a partecipare alla loro evoluzione.
Mi sembra quindi che i Blogger del momento dovrebbero esser valutati per le situazioni che bloggano e per la partecipazione che riescono a generare ..
Mi sembra ... ;-)

BlogmasterPg ha detto...

Ottimo articolo, i Miei complimenti, siamo sulla stessa linea d'onda... vieni a fare un giretto su http://arcanaintellego.blogspot.com